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Omelia del Vescovo Rodolfo alla Messa per l’ingresso del nuovo parroco della Parrocchia del Sacro Cuore p. Giorgio Stefano Bontempi, C.M.

Omelia del Vescovo Rodolfo alla Messa per l’ingresso del nuovo parroco della Parrocchia del Sacro Cuore p. Giorgio Stefano Bontempi, C.M.

Carissimi fratelli e sorelle,

stiamo compiendo gesti semplici e solenni in questa liturgia: p. Giorgio è venuto in mezzo a voi aspergendo con l’acqua benedetta, che ricorda il nostro essere immersi in Cristo nel Battesimo; ha poi incensato l’altare e la croce, per ricordare che è Cristo il centro della nostra esistenza; ha quindi proclamato solennemente il Vangelo. E’ questa la sua missione, è il dono che Dio ha fatto alla sua vita e che da oggi svolge tra voi.

Di questo sento di dire grazie ai Padri Vincenziani, a quasi 50 anni di lavoro in questa bella comunità e in diocesi con tanti frutti della loro dedizione.

Ringrazio il padre provinciale, p. Nicola, che ha assicurato continuità nella presenza dei Vincenziani a Grosseto. Un grazie particolare a p. Giancarlo per il lavoro fatto e perché comunque continua a restare tra noi.

A te, p. Giorgio, grazie di aver accolto questo nuovo incarico di parroco, tu che ami tanto la liturgia, e grazie per aver ribadito a tutta la comunità parrocchiale che intendi svolgere questo servizio nella fraternità coi tuoi confratelli.

C’è una continuità, oggi, che ha il dono come di un polmone nuovo!

Caro p. Giorgio, gli auguri te li faccio attraverso la figura del Battista e attraverso una parola che ci viene oggi dalla Scrittura: <consolate>. Davvero la tua guida nasca dal farti prima di tutto tu guidare dalla Parola di Dio e dal chiamare spesso la comunità intorno a questa Parola, per trovare in essa quello che cerchiamo, perché in questi tempi tutti cerchiamo qualche parola vera, all’interno della Chiesa, all’interno delle nostre famiglie, all’interno della società. Quante parole…in quanti luoghi! Il Signori ti doni la grazia di farlo qui all’interno di questa comunità, con una parola in modo particolare che il Battista diceva: l’invito forte a convertirsi, cioè a dirigere la propria vita coi segni che tu hai già dato: il Battesimo, l’esser cristiani; l’altare, il partecipare all’Eucaristia; la croce, per ricordare il grande amore di Dio che supera ogni nostra stupidaggine, ogni nostra bassezza e che ci fa sempre innalzare di nuovo lo sguardo. Dopo ti accompagnerò al confessionale: annuncia il suo perdono, questo amore più grande che Dio ha sempre: basta aprirsi, Lui riempie sempre la nostra vita!

Il Battista ti faccia strada: è una locomotiva molto forte! Questa è la strada che il Signore ti ha chiamato a vivere e che percorrerai certamente con gioia in questa comunità, aiutato dai tuoi confratelli.

Poi l’altra parola, con la quale – l’abbiamo sentito nella I lettura – Isaia parlava al suo popolo. Isaia, lo sappiamo, è un uomo di Dio, che vive intorno al tempio e che in tempi difficili è chiamato di più ad ascoltare quello che, nell’a tu per tu con Dio, Egli gli suggerisce di dire al suo popolo.

Dio dice: <consolate, consolate il mio popolo!>. Consolare nella Bibbia non vuol dire una pacca sulla spalla come a dire “va tutto bene”….; vuol dire che Dio interviene, è dentro la storia del suo popolo anche nei momenti difficili come quelli che stava vivendo Israele in quel momento sotto ogni aspetto, gli stessi che anche noi oggi viviamo: crisi interiori, crisi di carità, crisi di umanità, di economia, crisi nella gestione della società. All’interno di tutto questo, che incide sul popolo ieri come oggi, Isaia dice: dite che Dio si interessa, che Dio è dentro queste cose!

  1. Giorgio, stai iniziando il tuo servizio nel periodo dell’Avvento, in cui ci prepariamo ad incontrare non solo una promessa ma Colui che si è fatto storia della nostra storia! Dio è entrato nella vita di tutti noi, si è fatto uno di noi per dirci che non c’è spazio della vita umana che non sia abitabile da Dio e che egli non abbia preso su di sé.

Consola il tuo popolo con questa verità, p. Giorgio! Confortalo, rendilo forte anche quando ti troverai a vedere come, nonostante la verità in cui crediamo, tante cose rimangono piene di difficoltà.

San Pietro li sentiva i cristiani che si lamentavano, come a dire: “Il Signore ritarda nel compiere la sua promessa. Perché? Perché Dio non interviene?” Alcuni parlano di lentezza e quasi rimproverano Dio e Pietro dice ai cristiani: perché questo accade? Perché egli è magnanimo. Ha un cuore grande con tutti voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.

Rassicurare sul farsi del regno di Dio, che a noi appare lentezza, e dirci che invece è lo spazio grande del cuore di Dio, che vuole che nulla di noi vada perduto. Vuole davvero attrarre tutti noi di più a Lui e attraverso di noi arrivare a quanti forse lo hanno dimenticato o non si affidano più a Lui.

Consolare, confortare, sostenere questo popolo con queste parole: è quello che ti auguriamo ed è quello per cui preghiamo. Io conosco non molto più di te questa comunità e questa nostra diocesi, però so l’affetto della gente, so l’affetto di questa comunità ai Padri Vincenziani: la gente gode del vostro lavoro, nella carità prima di tutto – è il vostro carisma -, la carità dell’attenzione ai bisogni, ma prima ancora la carità del seminare all’interno delle persone quello che è Dio, i sentimenti di Dio, il modo di vivere che Dio, attraverso Gesù uomo come noi, ci ha insegnato.

Sono stato molto contento quando hai parlato di comunità: qui c’è un parroco, ma c’è una famiglia religiosa intorno a lui e questa famiglia si allarga a tutti i gruppi, i laici. E poi specialmente quello in cui questa comunità si è sempre distinta: la spiritualità attraverso il servizio delle confessioni, la direzione spirituale, il farci capire che la fede deve diventare come un respiro nella nostra vita. La Chiesa diocesana è arricchita da questa comunità religiosa, nella quale tu vivi e con la quale tu lavori.

Buon lavoro, p. Giorgio, in questo inizio della II domenica di Avvento. Hai davanti una prospettiva bella: l’umanità di Dio. Inizi oggi e domani celebrerai da parroco la solennità dell’Immacolata: ti affidiamo a Maria, con la quale inizia il tuo servizio in questa comunità, per ricordare a tutti che la vocazione di Maria è anche la vocazione di ognuno di noi. Domani fra le letture ci sarà un brano in cui ritorna questa esortazione: anche noi siamo chiamati ad esser santi ed immacolati nella carità. La carità è il vostro carisma: aiutateci a vivere questo dono, questa vocazione della santità e dell’immacolatezza, che non sono cose strane, ma sono la vita di Dio che penetra ogni gesto – dal più piccolo al più grande – della nostra vita quotidiana.

Ti accogliamo così, con questa fede, e ti accompagniamo con questa fiducia nel tuo lavoro e soprattutto nella protezione del Signore.

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

 

La concelebrazione eucaristica è stata animata dal coro parrocchiale. Hanno servito all’altare i ministranti della Parrocchia e il seminarista Andrea Pieri