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Messa crismale del Mercoledì Santo: omelia del vescovo Rodolfo

Carissimi sacerdoti, carissimi fratelli cristiani,

stiamo iniziando le celebrazioni del triduo santo della passione, morte e resurrezione del Signore Gesù, origine e fonte continua della nostra fede e della nostra salvezza, e lo facciamo questa sera nella nostra Cattedrale, in questa bella celebrazione della Messa crismale.
Due gesti particolari, fra poco, caratterizzeranno questa Messa: la benedizione degli oli santi (dei catecumeni, degli infermi e del crisma) e prima ancora il rinnovo delle promesse da parte dei nostri sacerdoti. Da un lato l’opera di Dio, che giunge a noi nel segno semplice e bello dell’olio, come sollievo della malattia (l’olio degli infermi), come forza, energia per coloro che si preparano al Battesimo (l’olio dei catecumeni); come consacrazione e appartenenza donata a Gesù (il sacro crisma).
Unti dinanzi a Lui; unti di Lui; cristiani! Questo vuol dire la parola cristiani, in un sacerdozio comune, tutti noi battezzati, unti per Lui e per i fratelli in un ministero unico di sacerdoti, di presbiteri in questa Chiesa. E’ il volto che Dio ci da per la nostra salvezza e che rende splendente con la sua grazia, oggi più che mai.
Noi siamo, cari sacerdoti, i suoi unti, i suoi mandati al mondo, perché a nostra volta, con tutto il nostro impegno, siamo capaci di aiutare il mondo ad essere consacrato a Dio.
Ma è anche il volto bello che Dio ci ha dato fra noi – che bella comunità questa sera! –che si esprime e si radica nella comunione con il vescovo: vi ringrazio del vostro lavoro, vi chiedo perdono e scusa dei miei limiti. E’ il volto bello che si radica anche nell’unità di fede e di
appartenenza reciproca in questa Chiesa e a questa Chiesa, nella collaborazione semplice, nella fraternità, nell’amicizia, nella stima reciproca, nel pensare e nell’operare insieme, nell’amarci e nel perdonarci ed essere così un segno per il nostro popolo: un unico presbiterio, unicamente appartenente a Cristo Signore.
Allora rendiamo tutti grazie per questi santi oli e per ciò di cui essi sono segno: del Suo amore, del Suo volerci essere vicino, consolante, curante, forte, consacrante.
Oggi questo segno rassicura la nostra fede; questo segno ci dà la pienezza di appartenergli, ci rinnova anche in un senso di trepidante timore e tremore per la responsabilità e la dignità che ci ha dato sia come cristiani, sia come sacerdoti. Per questo, in questa gratitudine e in questo tremore, si rinnovano le promesse e si prega; si ringrazia e si chiede.
La preghiera per i sacerdoti si unisca alla preghiera per i diaconi, per i seminaristi, ma si faccia insistente anche perché il Signore doni nuove vocazioni e perché dia risposte generose a noi che già siamo sacerdoti e anche a chi Lui sta certamente chiamando in questa Chiesa.
Anche in questi giorni – lo dicevo stamani ai sacerdoti – quante domande, quante richieste e quanta sofferenza per non avere preti per ogni luogo…. Quanto più questo è percepibile se allarghiamo il nostro sguardo al mondo… Chiediamo apostoli! Chiediamo sacerdoti! Insistiamo con il Padre per la sua Santa Chiesa!
E ci sia una preghiera forte anche per i malati del corpo e dell’anima, mentre benediremo l’olio degli infermi, e per i catecumeni e per quanti hanno ancora da scoprire il dono della fede o del Battesimo.
Gli oli e il rinnovo delle promesse sacerdotali sono i segni più splendenti della Messa di questa sera, ma poi c’è la Parola di Dio del Vangelo di Luca, che abbiamo ascoltato e che si rifà al testo della prima Lettura, Isaia. Gesù legge questo brano nella sua comunità, a Nazareth, e lo spiega dicendo: <Oggi questa parola si è realizzata per voi>.
Oggi… per voi…qui. Questo Spirito – vuol dire Gesù -, queste opere sono tra di voi, sono dentro la vostra storia, sono davanti a voi. “Sono io”, dice quasi il Signore, perché è Lui che inaugura l’anno di grazia; è Lui che è il vero annuncio ai poveri; è Lui che libera i prigionieri, è Lui che apre gli occhi ai ciechi.
Sappiamo come quel dire <oggi>, da parte di Gesù, meravigliò e sconvolse la cittadina di Nazareth. Quella parola, <oggi>, stasera è detta per noi; è detta su di noi, uomini e donne cristiani, unti e uniti, per lo Spirito Santo, a Cristo Signore e al Suo agire; sacerdoti coinvolti e resi custodi e portatori di questo tesoro dello Spirito e di umanità di Dio e per le opere di bene, di giustizia, di difesa, di liberazione, di presa in carico, di sostegno per ogni persona stanca, per ogni povero.
Il nostro essere uniti a Gesù oggi ci rende ancor più custodi di questo tesoro e ancor più responsabili di renderlo attuale, oggi, nella nostra Chiesa, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, nelle nostre persone; tutti nella vita quotidiana, nel lavoro, in famiglia, nelle responsabilità; tutti nella missione che abbiamo, piccola o grande.
Gesù parla di <anno di grazia>: cos’è? E’ l’opera dello Spirito di Dio, che passa oggi attraverso la nostra carità, la nostra misericordia, la nostra affabilità, la nostra cortesia, la nostra vicinanza, la nostra generosità, il nostro impegno per gli altri.
E cos’è il <lieto messaggio> da portare ai poveri? E’ il nostro vivere la presenza di Dio, il Suo regno ed esserne segni veri, con le opere che Gesù ci dirà nelle Beatitudini: le opere della mitezza, della giustizia, della purezza di cuore, lo spirito e le opere di pace.
E la luce per i ciechi? è la fede vissuta davvero e proposta con testimonianza credibile, con coerenza, con amore alla verità, con l’umile ricerca – certo – ma anche con la sicurezza e la fermezza di una formazione cristiana, di una conoscenza profonda di ciò che è, alla scuola di Gesù, il bene per l’uomo e l’uomo da costruire oggi, qui tra noi.
E la libertà per gli oppressi? E’ prima di tutto la testimonianza di essere noi stessi liberi, liberati dal Signore, liberi da ogni altra cosa che non sia Lui! Quante piccole o gradi dipendenze… Lui solo libera pienamente, solo il suo amore. Ma quella libertà è anche il farsi carico di tanta oppressione, di tanta angoscia, di tanta tristezza, che pesa sui nostri fratelli, quelli che abbiamo accanto….
<Oggi – Gesù dice – si adempie questa Scrittura>. Certo, Gesù poteva dirlo con la sicurezza di sé, il Figlio di Dio, nello Spirito Santo. Noi sappiamo quanto siamo deboli e poco capaci di realizzare questo <anno di grazia> che il Signore ci affida, ma uniti a Lui possiamo; unti di Lui siamo consacrati, siamo resi capaci di portare Lui!
Dicevo prima: tremore e fierezza per questa dignità sacerdotale e per questo dono che è opera sua e del Suo Spirito, che è vivo, è vivente e ci permette – coscienti dei nostri limiti – di dire che lo Spirito del Signore è su di noi.
Abbiamo sentito la seconda lettura dall’Apocalisse, questo sguardo sulla verità di ora che si compirà appieno e che è ciò che colma la distanza tra quello che Dio dice di noi e quello che siamo, ma la verità, la realtà la costruisce Lui: Egli è colui che ci ama, egli è colui che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue; egli ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre.
Fratelli, questa è la verità più profonda, questo è il fondamento di tutta la nostra vita. Siamo qui perché questo è vero, siamo qui perché crediamo a questa verità e tale verità è stata donata alla nostra vita.
Così si apre il triduo santo della passione, morte e resurrezione di Gesù: le misure del suo amore, fino alla fine, fino a vincere la morte! Egli ci salva e ci rende suoi, unti di Lui e per Lui; ci comunica la sua vita. Questo stasera celebriamo, questo ogni giorno, nell’Eucaristia celebriamo, questo siamo con Lui, uniti a Lui!
E ognuno di noi è una tessera di questo mosaico che fa la nostra Chiesa: diciamo grazie al Signore gli uni per gli altri, con gratitudine umile a Lui, ma sapendo essere grati gli uni gli altri, godendo e valorizzando i doni che Dio ha fatto a questa Chiesa attraverso ognuna delle nostre persone. In questi giorni preghiamo per questo sia più vero, più incidente e più forte nella nostra vita, affinché le celebrazioni e la preghiera di questi giorni confermino tutti noi nell’unzione e nella missione che ciascuno ha ricevuto.
Amen!