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Omelia per le esequie di mons. Umberto Ottolini

Omelia per le esequie di mons. Umberto Ottolini

Che questo momento sia arricchito dallo Spirito del Signore, perché ci aiuti a comprendere la Sua Parola e a vivere uniti a Lui questo momento.

Saluto tutti voi con l’augurio di pace al cuore, che giunga anche a coloro che ci seguono attraverso Tv9.

La nostra Messa è intorno alla bara con il corpo di mons. Umberto Ottolini.

Quando diversi mesi fa fu dimesso dall’ospedale, per forza dovemmo accompagnarlo in una casa di riposo, dove fu accolto con tanta attenzione e tanta cura. Diceva: “Ci sto bene”, però desiderava tornare nella sua camera, nel suo studio a Grosseto.

“Voglio sentire il suono delle campane della Cattedrale! Voglio morire al suono delle campane della Cattedrale!” Questa Cattedrale era davvero la sua chiesa; aveva servito e amato altre chiese – la parrocchia del Cottolengo, il Duomo di Orbetello, il Seminario – ma qui aveva dedicato tanto di sé, perfino dei suoi beni materiali, del suo zelo, della sua cultura e della sua sapienza.

Questo presbiterio anche con le sue forme e il suo altare ci parla di lui.

Questa Messa del sabato pomeriggio trasmessa dalla televisione era un tesoro a cui teneva tanto; l’aveva voluta e curata lui: era la “sua” Messa, che giungeva piena di attenzione ai segni liturgici e piena di contenuti alle persone che lo ascoltavano, non solo qui in Cattedrale, ma anche da tante zone della Toscana, del Lazio, dell’Umbria.

E’ bello è giusto, quindi, che oggi lo possiamo salutare qui, dove per tanti anni ha celebrato, predicato, parlato di Dio, parlato del Suo Amore, spezzato a noi la sua Parola.

Don Umberto era un innamorato della Parola di Dio!

L’ha annunciata sempre, ma voleva che arrivasse – in chi l’ascoltava – chiara, ben comprensibile, ricca e che arrivasse a tutti: ci teneva. E ha voluto continuare a celebrare questa Messa del sabato, che veniva trasmessa dalla televisione, e ad annunciare la Parola di Dio dalla Cattedrale anche quando le sue condizioni si erano fatte ormai molto precarie. Quando proprio non ce l’ha fatta più, con tanta umiltà e tanto attaccamento è stato ricco di consigli e di incoraggiamento per il Vescovo e i sacerdoti perché questo servizio continuasse.

Don Umberto, nell’annunciare, aveva una cura attenta al testo della Parola di Dio, all’ambiente storico, alla geografia dove la Parola era stata annunciata, si era realizzata, incarnata.

Quell’ambiente, l’ambiente della Palestina, della Terra Santa era uno dei suoi grandi amori: anche in fondo al suo testamento ha scritto: “Se morissi a Gerusalemme amerei essere sepolto in quella terra”.

Credo che la sua testimonianza, la sua vita, possa essere per noi un’eco di quello che abbiamo sentito nella Seconda Lettura tratta dalla Lettera agli Ebrei:

“La Parola di Dio è viva, efficace, più tagliente di una lama a doppio taglio. Penetra fino al punto

 di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e discerne i sentimenti

e i pensieri del cuore”. (Eb 4,12)

 

La Parola di Dio è viva! E’ fatta di umanità, di storia, di luoghi, di cose, di eventi, ma è viva soprattutto perché è un incontro vitale, è un “a tu per tu”, che prende la vita, ti scruta, ti rivela a te stesso. E’ viva, perché con essa e attraverso di essa si può percepire e sperimentare la presenza di Dio, amorosa, efficace, incisiva: Dio nella vita di un popolo e oggi, quando noi l’ascoltiamo, per la forza dello Spirito, Dio nella nostra vita!

 

Da come don Umberto si prendeva cura della Parola emergeva quanto era preziosa per lui e quanto l’amava. Ma come sacerdote sapeva che gli era stata affidata per tutti:

“Andate, predicate il Vangelo ad ogni creatura”. (cfr Mc 16, 15)

Da qui il suo zelo, la sua preparazione precisa, puntigliosa, circostanziata; la sua spiegazione attenta, non solo nell’annuncio in cattedrale, dal pulpito, ma anche nel creare occasioni di studio, di formazione biblica e liturgica. Lo sanno i preti che sono stati suoi seminaristi o che lui ha formato; lo sa chi è stato a scuola con lui. Ma anch’io che non l’ho conosciuto in quegli anni, attraversando la saletta sotto la sua casa, dove credo lui facesse dei corsi, ho percepito nitida la cura che aveva per la Parola: le carte geografiche un po’ ingiallite, le foto, alcune frasi appese alle pareti, che dovevano segnare l’insegnamento, perché si stampassero nel cuore, le diapositive…. Tutto, perché ciò che ci parla di Dio fosse ben compreso, amato, assimilato. Come vita: la Parola di Dio è viva!

Forse possiamo pensare a questo suo modo di essere e di sentire il sapere, lo studio, lo stile di vita, l’impegno ripensando anche alle parole della Prima Lettura:

“Pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo Spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto”. (Sap 7, 7)

Quella Parola, quella liturgia studiata e celebrata, approfondita, proposta, ricercata con tanta attenzione perché è tesoro di sapienza; è la via con cui Dio permea la nostra vita, “l’ho amata più della salute e della bellezza”.

Credo che per don Umberto possiamo ripetere queste parole e sarà giusto che chi lo ha conosciuto, chi ha goduto di questo suo modo di essere e di insegnare, della sua sapienza comunicata, trovi modo di raccontare di lui. Alla ricchezza storica della nostra Chiesa dobbiamo mantenerla come memoria e ricordarlo: è stato davvero un buon servitore della sapienza, non solo per ciò che ha fatto qui a Grosseto, ma anche a livello di Chiesa universale. Ringrazio per questo la presenza di mons. Marini e di mons. Viganò, che hanno lavorato con lui in Vaticano.

Ma anche il brano del Vangelo, con la vicenda di questo giovane che incontra Gesù e gli manifesta il desiderio di avere la vita eterna, forse ci aiuta a rileggere qualcosa della vita di don Umberto.

Questo giovane ci testimonia che ci può essere una ricerca, un desiderio grande di bene, di eternità; ci può essere anche un’adesione profonda a quel che dice la parola di Dio (“L’ho fatto fin dalla mia giovinezza”), ma si può perdere la grande occasione: il fulcro della vita eterna, il centro della salvezza è questo incontro nel quale uno si accorge cosa c’è dietro lo sguardo di Gesù.

“Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: <una sola cosa ti manca: va’ vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni, seguimi>. (Mc 10, 21)

<Vieni, seguimi>, perché quello sguardo lo aveva colto e lo aveva già posto nel suo cuore. Era l’occasione della vita per quel giovane, ma “se ne andò triste…”

Don Umberto ha avuto il coraggio, nella sua storia, da giovane (e poi questo coraggio si rinnova tante volte nella nostra vita) di lasciare tutto e seguire il suo Signore e per questo ha vissuto, nella sua esistenza, anche quello che Gesù, al termine del Vangelo di oggi, dice a Pietro:

“Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case, fratelli, sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni. E la vita eterna nel tempo che verrà” (Mc 10, 30)

Quante persone hanno gioito del suo lasciare tutto per donarsi tutto, sempre!

Quanti lo hanno amato per questo!

Quanti, attraverso questo, hanno trovato la strada del Signore!

E’ questo il centuplo che Cristo dona a coloro che, per seguirlo, lasciano tutto perché Lui è la ricchezza, Lui è la vita eterna!

Gesù parla a Pietro e ha parlato a don Umberto e a ciascuno di noi anche di persecuzioni, di prove difficili: questi ultimi anni don Umberto è stato davvero molto provato, ma nulla lo ha separato da quello sguardo, dal quel sentirsi amato, dal dover seguire in modo totale il suo Signore. Bastava andare a trovarlo un attimo, in quelle brevi visite che accettava, per trovarlo sempre a fuoco su questo vivere di fede, su questo pregare, su questo interessarsi delle cose di Dio.

E’ su questa testimonianza che noi guardiamo per lui anche alla promessa di vita eterna “nel tempo che verrà”, dice Gesù.

Ora per lui il tempo è venuto: egli ci ha testimoniato il senso e il fine della vita e ha impegnato tutto se stesso per esserne anche maestro sapiente.

Ci sia gratitudine nel nostro cuore ed egli sia nella pace eterna di Dio, ma continui come fratello e padre a ispirarci con il suo esempio nel nostro cammino di Chiesa, nel nostro vivere la Parola di Dio, nel celebrare l’Eucaristia e specialmente nel rimanere sempre dentro questo sguardo con cui Gesù guarda ognuno di noi, ci ama e ci ripete, ogni giorno: seguimi.

La nostra vita di discepoli ha avuto in don Umberto certamente un buon maestro!

Sia lodato Gesù Cristo!