Condividi

Omelia nella Solennità di Tutti i Santi

Omelia nella Solennità di Tutti i Santi

Carissimi,

grazie ai sacerdoti e a tutti voi di essere qui oggi a celebrare la Solennità dei Santi in questo luogo che ci invita a riflettere anche sul senso della vita e della morte come esperienze entro le quali si realizza il nostro cammino di fede.

Di fatto questa celebrazione eucaristica ci introduce già alla giornata di domani e al tempo che la Chiesa dedica al ricordo e alla commemorazione dei defunti. All’inizio della S.Messa abbiamo pregato usando queste parole:

“Dio onnipotente ed eterno, che doni alla tua Chiesa la gioia di celebrare in un’unica festa i meriti e la gloria di tutti i santi, concedi al tuo popolo (…) l’abbondanza della Tua misericordia”.

Facci cioè sperimentare, anche attraverso il pensiero ai santi e ai nostri defunti, l’abbondanza della Tua grazia, l’abbondanza di Te stesso, che Ti sei manifestato creandoci e ancor più dando la tua vita per noi. Questo dono ha comunicato agli uomini e alle donne di tutti i tempi Te stesso, la tua misericordia, la tua santità. E allora oggi, nella festa dei santi, è come se ricordassimo un po’ tutti quelli che – con più o meno fede, con più o meno carità, con più o meno speranza – hanno cercato di camminare secondo quello che il Signore aveva ispirato e fatto conoscere loro.

In questo ci entriamo tutti: noi che camminiamo ancora sulla terra, con questa fede, talvolta affaticati, talvolta ben sostenuti; i nostri defunti, che sono andati avanti  a noi e che ci hanno fatto tanti doni, a partire da ciò che ci hanno testimoniato: la vita, la fede, la fiducia in Dio. Per loro preghiamo con gratitudine e col desiderio che siano presto nella pienezza della santità di Dio. E poi i santi, quelli conosciuti e quelli non conosciuti, i quali o con grandi segni o nella semplicità della vita quotidiana (san Giovanni Paolo II invitava ad avere una misura alta della propria quotidianità, vivendo cioè tutti i piccoli gesti in questa misura alta del rapporto con Dio) sono già nella gloria del Padre.

Noi oggi siamo questa famiglia: vediamo noi, pensiamo ai nostri defunti, ma con gli occhi della fede viviamo questa appartenenza unica di un popolo che attraversa la storia fidandosi di Dio e cercando di portare anche nella propria vita la Sua santità, con il bene, con l’onestà, con la carità, con la dedizione, con il perdono, con la generosità. Questa santità di Dio, che si dà tutto a noi, noi poi – cercando di camminare secondo quello che Lui, in Gesù, ci ha insegnato – cerchiamo di portarla nel mondo, nel tempo. Santificare il nostro tempo, il lavoro, la nostra vita, noi stessi per poter raggiungere quello che è il desiderio e il bisogno più grande: il Signore ci ha fatti per Lui e il vuoto o la pienezza più grande che possiamo  avere è proprio arrivare a Lui o non arrivarci…

Dopo la I Lettura abbiamo ripetuto, nel ritornello del Salmo:

“Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore”.

E’ il modo in cui ci presentiamo a Dio, assieme ai santi e ai fratelli defunti. Noi, ma tutta l’umanità come cercatori del volto del Signore, nel desiderio di incontrarlo, di vederlo, di sentirlo in pienezza nella nostra vita. Ecco, i santi – da quelli che più semplici che forse ci hanno insegnato a vivere, ai grandi giganti – sono come una manifestazione del volto di Dio: quando si ama Dio, che volto bello può prendere anche la vita degli uomini e delle donne, fino a far risplendere la santità del Signore nei gesti, nelle azioni, nel cuore buono, nelle parole.

Oltre a questo aiuto per cercare il volto del Signore, oggi c’è la Parola di Dio che abbiamo sentito. Faccio solo tre piccole sottolineature, perché c’è una ricchezza enorme in questa Parola.

La I lettura è tratta dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo, che è in esilio, quindi – benché abbia conosciuto il Signore e benché abbia visto il bene che Dio ha portato nel mondo – sta sperimentando la persecuzione, lui e già la prima Chiesa. Ma dentro questo dolore e questo buio, Giovanni ci dà la visione di una moltitudine immensa che arriva a Dio.

Che cosa vuol dirci san Giovanni? Lo dice con le parole di uno che – lo ripeto – è nella persecuzione, è nella difficoltà ed è ormai anziano: dice che se anche esternamente in noi e attorno a noi rimangono il male e il dolore, la storia però l’ha in mano Dio! Dio ci sta attraendo tutti verso di Lui e allora bisogna farsi come trascinare, prendere dal suo desiderio e disegno; pensare alla nostra vita – spesso affannata da tanti pensieri – inserita dentro il disegno di Dio.

Nella II Lettura, che è sempre una lettera di Giovanni, egli dà un altro nome a questo desiderio di Dio: “Vedete – scrive – quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio!”

Ecco da che cosa siamo nati, ecco che cosa ci sostiene: il grande amore con cui Dio Padre ci ha amati, tanto da essere chiamati figli suoi. E Giovanni aggiunge: “E lo siamo realmente”, attraverso il dono del suo Figlio Gesù, che ha dato la sua vita per noi, noi che nel Battesimo siamo stati uniti a questa vita, siamo suoi figli.

Ecco, lo sguardo della fede con cui ci presentiamo a Dio è anche questo. Lo sguardo con cui pensiamo ai nostri defunti e ai santi è lo sguardo con cui guardiamo a noi: figli di Dio, amati da Lui!

Rimangono le difficoltà – Giovanni lo sapeva bene – sappiamo però che noi saremo simili a Lui, lo vedremo così come Egli è. Questa è la generazione che cerca il tuo volto, Signore e questo genera sicura speranza: lo vedremo così come Egli è. Questo è il nostro destino e ci deve sostenere!

E Gesù, nel brano del Vangelo di Matteo, usa un’altra parola ripetendola nove volte: beati! Felici, fortunati! Coloro che lo hanno accolto, che sono i poveri; coloro che erano e sono emarginati, ritenuti lontani da Dio… Essi lo hanno accolto e sono diventati beati, hanno veduto il volto di Dio nella loro vita, attraverso Gesù, che parlava come nessun altro, che poteva fare dei segni che nessun altro faceva. Questi gli hanno creduto e credendo hanno accolto dentro di loro la vita che Lui portava: “Vostro è il Regno dei cieli”. Questa è la santità, questa è la vita.

Da questa vita è cresciuta la loro mitezza, la loro misericordia, la loro purezza di cuore, la loro volontà e capacità di costruire il bene e la pace. Essi sono beati.

E questo regno è già per noi: “Vostro è il regno dei cieli!” E Gesù dice anche: “Vostro sarà il regno dei cieli”. Come a dire che da quando Egli è nella nostra vita, da quando noi crediamo in Lui c’è già in noi questa realtà, ma ci tira ancora di più. Ci saranno persecuzioni se crederemo in Lui, anzi proprio per questo, ma non dobbiamo temere perché “Vostro sarà il regno dei cieli”.

Fratelli e sorelle, noi stasera siamo qui con la fede piccola o grande che abbiamo, con tanti ricordi nel nostro cuore, e la Parola di Dio ci dice come possiamo arricchire questo momento: con lo sguardo dell’Apocalisse, che ci dice dove va la nostra vita, dove ci tira Dio, dove ci vuole attrarre: in questa grande famiglia della quale ci ha resi parte come suoi figli e nella quale possiamo già vivere, pur rimanendo anche con angosce, dolori e fatiche, ma già con la parola nel cuore: beati voi, vostro è il regno dei cieli! Beati voi, vostro sarà il regno dei cieli.

Coloro che hanno questa fede, coloro che hanno creduto in questo hanno avuto tanta forza per santificare la loro vita: dalla vita quotidiana, semplice di tanti santi ignoti e ignorati a quella dei grandi santi che conosciamo.

La nostra generazione, che cerca il volto del Signore, è aiutata da santi che tutti noi abbiamo più o meno incontrato: san Giovanni Paolo II, san Giovanni XXIII, padre Pio, Madre Teresa di Calcutta… Essi ci dicono che cosa può compiere la fede nel Signore, ma forse qui possiamo ricordare anche i nonni, i genitori, qualche persona cara che per noi è stata testimone di questa vita. Allora pregando, ricordando, chiediamo al loro esempio e al loro aiuto di poter camminare con più gratitudine nel cuore, che non è la gioia delle festicciole del carnevale, no, è una beatitudine profonda,  di chi si sente amato, benvoluto e salvato dal Signore.

Lo chiediamo con fiducia.

Sia lodato Gesù Cristo!