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“Due giovani con tante possibili scelte di umanità, hanno percepito il loro bene pieno nel seguire Gesù”. L’omelia del Vescovo per l’ammissione agli Ordini di Andrea Pieri e Francisco Iniguez Padilla

“Due giovani con tante possibili scelte di umanità, hanno percepito il loro bene pieno nel seguire Gesù”. L’omelia del Vescovo per l’ammissione agli Ordini di Andrea Pieri e Francisco Iniguez Padilla

Carissimi tutti,

il Signore dia pace a ognuno, al suo cuore; dia sostegno ai motivi di fede, di speranza e di carità che lo sorreggono in questo momento della sua vita.

Questa sera nella nostra Cattedrale, oltre per queste cose che fanno parte della nostra vita, lasciamo entrare anche il pensiero tremante di fronte a un mondo sconvolto.

Il male, l’odio violento e assassino ha toccato luoghi normali della vita delle persone, dei giovani in particolare: uno stadio, un bar, una sala concerti… locali dove la gente va per un momento di sollievo, di festa, di spettacolo. Il pensiero diventa ancora più pesante perché questa è solo una finestra per vedere quello che accade ogni giorno in tante parti del mondo. Ci colpisce perché è arrivato vicino, ma è un male che pesa sulla vita di tante persone. Sabato scorso avevamo qui p. Firas, frate francescano siriano che in questi giorni parte per Aleppo… .

Ecco, noi siamo qui: il cuore è in festa per la candidatura agli Ordini di Andrea e di Francisco, ma vorrei invitarvi ad avere un cuore ancora più ampio nella preghiera, per un pensiero ai morti, ai feriti di Parigi e di ogni altra parte del mondo, con una preghiera forte, con un grido di umanità, con una reazione interiore di desiderio di giustizia e di ricerca di vie di nuova umanità.

Proprio ieri a Firenze si è concluso il quinto Convegno della Chiesa italiana: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Non vi è un’umanità nuova se non si fonda e non riparte da Gesù, Lui che ci ricorda di chi siamo creature, tutti, a chi tutti apparteniamo, chi siamo e come Dio Padre ci abbia indicato e donato in Lui, Gesù suo figlio fatto uomo, per mostrarci quale umanità può essere salvata e diventare anche salvatrice.

E’ uomo vero, si salva cioè, chi gli assomiglia, chi per amore cerca di essere come Lui, di amare e basta anche fino a rimetterci la vita, come ha fatto Gesù.

Quanto è distante questo da ciò che vediamo nel mondo!

Ce lo ricordano i fatti di Parigi, ma anche il pensare che morte e violenza sono quotidiani in tante parti del mondo.

Quanta distanza tra la realtà quotidiana e la realtà profonda che Cristo ha costruito per l’umanità!

Dobbiamo tenere forti nel cuore i modi e i sentimenti di Gesù, per non farci prendere dalla paura, dall’odio e ancor peggio dalla vendetta o anche dalla tentazione di chiuderci in noi stessi, nella tristezza.

Il cuore del credente cristiano può essere capace di assumere, di giudicare, di assorbire e forse anche, con l’aiuto di Dio, di far sciogliere il male che si vede attorno a noi, proprio come ha fatto Gesù, che si è caricato del male ed è diventato salvatore di tutti, anche di coloro che hanno operato e operano il male.

Come fare?

La Chiesa italiana invita tutte le Chiese d’Italia a pregare in questi giorni, per non farsi staccare all’amore di Dio e per aggrapparsi al bene, ad una visione realista – non di sogno, certo – ma positiva dell’umanità; a costruirla e ricostruirla, questa visione, quotidianamente, nei luoghi in cui ognuno di noi vive e in ogni spazio dove scopriamo la caduta, il male, dove incontriamo un’umanità malata, un’umanità che abbassato i toni della sua dignità.

Questo lo possiamo trovare anche in noi, nelle nostre famiglie, negli uffici dove lavoriamo, nella società in cui viviamo, anche nelle nostre parrocchie e nelle nostre associazioni.

Avete sentito che la Parola di Dio ci parla di un pesante giudizio del Signore sul male: non sappiamo quando né come questo avverrà, ma avverrà con sicurezza, come però con sicurezza abbiamo sentito la Parola che ci diceva:

“I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35)

C’è qualcosa di sicuro, che permane sempre!

Allora poggiamo la nostra vita sulle Sue Parole, su Lui, su ciò che non passa, su ciò che resta valido sempre e che non è un’idea, non è un valore: è Lui, è il modo di vivere, di esistere di Gesù, di esserci per gli altri, per il Padre, per tutta l’umanità.

Su questo modo di vedere la vita, il mondo, noi stessi, saremo giudicati. E non solo alla fine del mondo e della nostra vita, ma anche adesso: se di fronte al male, che sembra voler vincere, ci lasciamo oscurare il cuore, noi la diamo vinta al male, gli permettiamo di essere lui il giudice della nostra storia, quello che la condiziona, se ci lasciamo vincere dalla paura, se la facciamo diventare odio dentro di noi, se chiudiamo il nostro cuore in noi stessi.

Certo, c’è un grande dolore in tutti; ci sono tante domande, c’è anche ira e turbamento in noi, ma tutto va incanalato nello sguardo di Dio, tutto va diretto in quella attenzione all’umanità che Lui, Gesù, crocifisso, ma risorto, continua a proporci, difendendo il bene, cercando sempre di costruire vie di bene e di giustizia, cercando di dare al mondo un modo di organizzarsi che sia capace davvero, sempre, di prendersi cura, come dice il Papa nella sua ultima Enciclica, e non di distruggere l’altro.

Prendersi cura!

Noi cristiani, specialmente in questi momenti difficili, abbiamo da tenere alto, fisso lo sguardo su Gesù, sull’umanità come Lui ce l’ha proposta.

Ce lo ha ridetto anche a Firenze, pochi giorni fa, Papa Francesco, mentre guardava la cupola del Brunelleschi. “Ecco l’uomo” e indicava il Cristo con i segni della passione.

Solo un’umanità che assume le Sue misure e i Suoi sentimenti, il Suo modo di dare la vita, il Suo Vangelo, può correggersi, può rivitalizzarsi, può essere anche curata, salvata, avere un futuro.

Ho dato spazio a questi pensieri, perché ciò che attraversa il cuore di tutti noi è mosso dal momento che viviamo, ma questi pensieri non ci fanno dimenticare certo quello che la nostra Chiesa di Grosseto vive stasera accogliendo Andrea e Francisco.

Anzi, possiamo trovare anche un segno di questa direzione di anima e di scelte in quello che viviamo con loro due.

Due giovani che con tante possibili scelte di umanità, hanno percepito il loro bene pieno nel seguire Gesù, per offrirgli la sua vita e mettersi al suo servizio nella Chiesa, in questa Chiesa di Grosseto, in questa Chiesa di oggi, come suoi ministri.

Sono in cammino da qualche anno, si stanno preparando, formando, ma grazie alla guida e al parere di coloro ai quali la Chiesa di Grosseto li ha affidati, stasera come Vescovo posso dire ad Andrea e Francisco che vi è un inizio ufficiale, una conferma: la Chiesa riconosce in loro questa vocazione e li ammette ai passi verso il diaconato e il sacerdozio.

Ognuno con il suo itinerario, Andrea molto diverso da Francisco, ma anche ognuno di noi con il proprio itinerario di vita, ma per loro e per tutti noi – e spero anche per altri giovani – la stessa prospettiva: Gesù, il suo Vangelo, la sua vita nel mondo, oggi, dentro la Chiesa, prendendo vita da Lui e donando vita, in questa Chiesa.

Papa Francesco, sempre a Firenze, ci ha detto il come, con tre parole semplici: umiltà, disinteresse, beatitudine. Tradurrei: piccoli, senza secondi fini, gioiosi di offrire la propria vita.

Il rito semplice, ma bello, che tra poco rivestirà questa vostra e nostra scelta, è un segno bello per voi di attesa e di fiducia da parte di questa Chiesa e di tante persone.

A guardare il peso del male che c’è nel mondo sembra un piccolo gesto, ma anche una piccola luce fa brillare un angolo della notte.

Che questo per voi accada oggi, in questi giorni oscuri del mondo, è ancor più una chiamata forte, radicale, seria, totale a donare voi stessi.

Cristo Gesù, il suo Vangelo, l’essere vivi, creativi nella Chiesa oggi, valgono la pena fino a donare tutti voi stessi, diventano ufficialmente il motivo della vostra vita.

Facendolo voi, stasera, aiutate anche noi – i vostri compagni di cammino, i sacerdoti che vi hanno guidati, anche il Vescovo – a non cedere alla fatica, alla tristezza della paura o alla oscurità del non senso.

Ci ravvivate la fiducia in ciò che abbiamo espresso – avremmo potuto esprimere – nella preghiera iniziale della liturgia di questa sera, che diceva queste parole:

Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio perché solo nella dedizione a Te, fonte di ogni bene, possiamo avere una felicità piena e duratura

Solo nella dedizione a Te felicità piena e duratura.

Grazie Andrea, grazie Francisco di ciò che fate e per voi! C

Come augurio riprendo le parole del Salmo: il Signore sia vostra parte di eredità, nelle sue mani sia la vostra vita. Ponete sempre davanti a voi il Signore, Egli vi indicherà il sentiero della vita, gioia piena nella Sua presenza, dolcezza senza fine alla sua destra! (cfr Sal 15)

Nella complessità dolorosa di questi tempi, la bellezza immediata di queste parole del Salmo.

Tutto questo sia di sostegno alla nostra fede e alla nostra speranza.

Così sia!

+Rodolfo