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I seminaristi Andrea Pieri e Francisco Iniguez Padilla ammessi tra i candidati al diaconato e al presbiterato

I seminaristi Andrea Pieri e Francisco Iniguez Padilla ammessi tra i candidati al diaconato e al presbiterato

Il vescovo Rodolfo ha presieduto il rito in Cattedrale. "A guardare il peso del male che c’è nel mondo, il vostro sembra un piccolo gesto, ma anche una piccola luce fa brillare un angolo della notte"

I seminaristi Andrea Pieri e Francisco Iniguez Padilla sono stati ammessi ufficialmente tra i candidati al diaconato e al presbiterato.

Il rito, presieduto dal vescovo Rodolfo, è stato celebrato all’interno della Messa prefestiva di sabato 14 novembre nella Cattedrale di San Lorenzo, trasmessa in diretta televisiva da Tv9.

Ha magistralmente animato la liturgia eucaristica la corale “Gaudete”, diretta dal maestro Luca Bernazzani, responsabile del settore musica sacra dell’ufficio liturgico diocesano.

Semplice, ma significativo il rito con cui, di fatto, la Chiesa riconosce ufficialmente il germe di vocazione nei seminaristi e li affida a tutta la comunità ecclesiale, perché siano accompagnati e sostenuti dalla preghiera di tutti nel cammino verso il diaconato e il presbiterato.

Francisco e Andrea hanno fatto ingresso processionalmente in Cattedrale indossando per la prima volta la talare. Con loro i compagni di seminario, che hanno svolto il servizio liturgico, il rettore don  Gian Paolo Marchetti, i sacerdoti della parrocchia del Sacro Cuore, dove è cresciuto Andrea e quelli delle parrocchie Addolorata e Santa Famiglia, insieme a una nutrita rappresentanza di parrocchiani, dove i due seminaristi nel fine settimana prestano servizio e fanno esperienza di comunità. Poi i formatori del Seminario e il proposto del Capitolo della Cattedrale, don Franco Cencioni.

Dopo l’omelia, il Vescovo ha presentato all’assemblea i due candidati. “Corrispondendo alla sollecitudine del Signore e alla necessità della Chiesa, questi fratelli sono pronti ad accogliere la divina chiamata con le parole del profeta: Eccomi manda me. Con l’aiuto di Dio e la nostra unanime preghiera essi confidano di essere fedeli alla loro vocazione”, sono state le parole della formula pronunciate da mons. Cetoloni.

Quindi sono stati chiamati per nome da un diacono, e rispondendo “Eccomi” si sono presentati in piedi dinanzi all’altare e al Vescovo per le interrogazioni, nelle quali viene chiesto ai candidati se vogliono portare a termine la preparazione “per essere pronti ad assumere nella Chiesa il ministero, che a suo tempo vi sarà conferito per mezzo del sacramento dell’Ordine”; e se intendono impegnarsi nella formazione spirituale “per divenire fedeli ministri di Cristo e del suo Corpo che è la Chiesa”.

Quindi la preghiera universale e la benedizione, poi il Vescovo ha rivestito i due seminaristi della cotta.

Densa l’omelia  di mons. Cetoloni, caratterizzata dall’invito alla preghiera per le vittime della strage terroristica a Parigi.

“Non vi è un’umanità nuova – ha detto il presule riprendendo i contenuti del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze appena concluso – se non si fonda e non riparte da Gesù, Lui che ci ricorda di chi siamo creature, tutti, a chi tutti apparteniamo, chi siamo e come Dio Padre ci abbia indicato e donato in Lui Gesù, suo figlio fatto uomo, per mostrarci quale umanità può essere salvata e diventare anche salvatrice .E’ uomo vero, si salva cioè, chi gli assomiglia, chi per amore cerca di essere come Lui, di amare e basta anche fino a rimetterci la vita, come ha fatto Gesù. Quanto è distante questo da ciò che vediamo nel mondo! Ce lo ricordano i fatti di Parigi, ma anche il pensare che morte e violenza sono quotidiani in tante parti del mondo”.

Quindi l’invito a non cedere né alla paura né alla resa. “Poggiamo la nostra vita sulle Sue Parole, su Lui, su ciò che non passa, su ciò che resta valido sempre e che non è un’idea, non è un valore: è Lui, è il modo di vivere, di esistere di Gesù, di esserci per gli altri, per il Padre, per tutta l’umanità. Su questo modo di vedere la vita, il mondo, noi stessi, saremo giudicati. E non solo alla fine del mondo e della nostra vita, ma anche adesso: se di fronte al male, che sembra voler vincere, ci lasciamo oscurare il cuore, noi la diamo vinta al male, gli permettiamo di essere lui il giudice della nostra storia, quello che la condiziona, se ci lasciamo vincere dalla paura, se la facciamo diventare odio dentro di noi, se chiudiamo il nostro cuore in noi stessi”.

Leggi l’omelia del Vescovo

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