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“Per mezzo di Gesù la nostra vita torna a casa e trova le braccia spalancate del Padre”. L’omelia del vescovo Rodolfo nella Messa per l’apertura della Porta Santa

“Per mezzo di Gesù la nostra vita torna a casa e trova le braccia spalancate del Padre”. L’omelia del vescovo Rodolfo nella Messa per l’apertura della Porta Santa

Cattedrale di San Lorenzo, domenica 13 dicembre, III di Avvento "Gaudete"

Quando ho salito i gradini del sagrato davanti alla Porta Santa, voltandomi indietro ho visto la piazza colma e ora vedo la Cattedrale insufficiente a contenere tutti e ho pensato a quello che sta accadendo, oggi, in migliaia di chiese in tutto il mondo e a tanti nostri fratelli, che celebrano la misericordia del Signore come un grande manto, come una grande rete distesa sul mondo, il quale ha bisogno della misericordia di cui noi stasera godiamo in modo particolare.

Papa Francesco, indicendo questo anno straordinario, ha scritto queste parole:

“Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre” (Misericordiae Vultus, par. 3)

Ne abbiamo bisogno tutti, se ci guardiamo attorno, se guardiamo al mondo, ma ne abbiamo bisogno tutti anche solo se ci guardiamo dentro, nel cuore. Ne abbiamo bisogno come di un dono che ripristini il bene all’esterno, ovunque, ma anche come uno sguardo che ci accarezzi il cuore, come un sorriso di festa, che entri dentro di noi.

L’abbiamo ascoltato nel brano del Vangelo che ha dato inizio a questo momento, nella chiesa di San Francesco: il Buon pastore, Gesù, che cerca la pecora che se n’è andata e, quando la trova, se la carica sulle spalle “pieno di gioia” (Lc 15,5) e chiama tutti a rallegrarsi con lui perché ha ritrovato ciò che si era perduto.

Quante volte, fratelli, siamo stati anche noi presi così, sulle spalle, dall’amore di qualcuno o dalla tenerezza del perdono di Dio o di qualche fratello o sorella!

Quante volte abbiamo vissuto quest’esperienza di persona, perché eravamo noi nella situazione della pecorella perduta e cercata o perché eravamo noi i pastori, che con ansia abbiamo cercato e con gioia abbiamo ritrovato: un amico, un fratello, un figlio, una persona cara.

Quante volte!

E quanto è grande il sentimento della misericordia ricevuta o donata!

E quanto costa decidersi e per riceverla e per donarla!

Ma quanto è grande, quanto è feconda, quanto è capace di ricominciare, di ricostruire, di far rinascere una persona! Quanto è capace di far ripartire la storia di una famiglia, di una comunità cristiana, di un’amicizia!

Ecco il perché di quello che Papa Francesco ha chiamato Giubileo straordinario della misericordia!

Lo abbiamo aperto anche noi, questa sera, come uno scrigno, nel quale c’è un dono gratis per tutti.

Papa Francesco, che lo ha intuito e voluto, nella sua Bolla di indizione ha alcune espressioni che rileggo a tutti voi.

“Un Anno Santo, straordinario per vivere nella vita di ogni giorno la misericordia che da sempre il Padre stende verso di noi”. (Misericordiae Vultus, par. 25)

Ogni giorno quello che Dio è da sempre!

E aggiunge:

“In questo Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio” (M.V. par.25), che è così! “Lui non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita. E la Chiesa – noi questa sera – sente in maniera forte l’urgenza di annunciare la misericordia di Dio”.

Sono parole del Papa, che martedì scorso nella festa dell’Immacolata, aprendo la Porta Santa in San Pietro, ripeteva ancora forte:

“E’ Lui che ci cerca! E’ Lui che ci viene incontro! (…)

Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo piuttosto la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma”. (Omelia nella Santa Messa per l’apertura della Porta Santa, 8 dicembre 2015)

“Sia un Anno – ha detto il Santo Padre martedì – in cui crescere nella convinzione della misericordia”.

Sono parole che abbiamo sempre sentito sulla nostra vita; ci è dato questo Anno per meravigliarcene e per crescere.

Noi stasera abbiamo iniziato con due segni molto belli.

Il primo: abbiamo camminato tutti insieme!

Di questo ringrazio tutti, dai sacerdoti alle autorità, dai bambini ai malati, alle associazioni, tutti! La bontà di Dio ci chiama ad essere una sola famiglia, la misericordia sa rompere le divisioni e gli ostacoli, sa unire i cuori, anche tra di noi e per le strade, nelle nostre case e nei luoghi in cui viviamo quotidianamente.

Ne abbiamo bisogno, non solo guardando all’esterno di noi, ma anche tra di noi, dentro di noi.

Il secondo: insieme abbiamo camminato verso quell’unica Porta, ferma e chiusa ormai da qualche tempo e l’abbiamo attraversata tutti.

Lo sappiamo: la porta è il simbolo di Gesù, il suo volto ci apre al cuore di Dio e per mezzo di Lui la nostra vita torna a casa e trova le braccia aperte del Padre, come quel grande quadro di Rembrandt che avete potuto osservare sopra la Porta Santa.

Attraverso di Lui entriamo, ma con Lui anche impariamo ad uscire di nuovo, convinti della sua misericordia!

Persone, ognuno di noi, che proprio perché hanno ricevuto, hanno incontrato la misericordia, diventano più misericordiosi, più paterni, più materni, più fraterni, più capaci di perdono, di attenzione, di cura, di responsabilità misericordiosa e di misericordia responsabile.

Persone che si lasciano coinvolgere, si lasciano prendere da questo dono e dal bisogno che c’è e se ne fanno strumenti.

C’è, allora, un’altra Porta Santa da aprire: è quella del cuore di ognuno di noi. Ecco, il Signore con questo Anno, sta alla porta e bussa e se uno gli apre entra da lui e rimane con lui, porta in lui la Sua vita e gli insegna a vivere come Lui (cfr Ap 3,20)

E’ Lui che ci fa misericordiosi!

Quanto dobbiamo crescere in questa convinzione per ricevere misericordia ed essere misericordiosi!

Papa Francesco dice che possiamo e dobbiamo diventare oasi di misericordia, laddove tanti, stanchi, affaticati e assetati possano trovare accoglienza. Persone e comunità, luoghi ove trovare misericordia, ove respirare speranza, attenzione, tenerezza.

Vorrei dirlo con convinzione, prima di tutto a me stesso e a ciascuno di voi, perché – lo sappiamo – questo dono c’è, Dio è così, Gesù è così e la sua Chiesa, noi, pur nei nostri limiti e nei nostri peccati, abbiamo questa ricchezza, questo scrigno aperto, gratuito, da dare a tutti, con le parole, con l’esempio, con la carità, con l’attenzione, con la giustizia, con il celebrare in questo Anno e in questi giorni in modo più intenso e più vero il sacramento del perdono, la Confessione.

Davvero, come dice il Papa, lasciamoci sorprendere da un Dio così!

Lo sappiamo che Egli è così, ma abbiamo bisogno di rompere l’abitudine ed essere cristiani sorpresi; essere cristiani meravigliati, non scontati; essere cristiani rigenerati, sempre, di nuovo, come persone: sacerdoti, genitori, giovani, anziani…tutti!

Vorrei concludere con un augurio prendendo alcune espressioni che vengono dalla Parola di Dio di oggi. La prima l’accennava il passo di Luca letto nella chiesa di San Francesco: la gioia del Buon pastore, che ci cerca e ci ritrova.

Ma anche la Prima Lettura, nella quale abbiamo sentito come un grido:

“Non temere Sion” (Sof 3,16)

Ognuno lo senta dentro a se stesso:

“Non temere, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia” (Sof 3,16-17)

Dio grida di gioia perché è in mezzo a noi, perché da figli gli riempiamo il cuore!

E’ bello pensare a Dio che grida e che danza perché sta bene con noi!

E Sofonia lo può dire alla sua città, Gerusalemme, impoverita, impaurita, affaticata:

Rallegrati anche tu, grida di gioia, perché “il Signore ha revocato la tua condanna” (Sof 3, 15), il Signore è misericordioso e sta in mezzo a te.

“Siate sempre lieti nel Signore – aggiunge Paolo nella lettera ai Filippesi – ve lo ripeto: siate lieti! (…) Il Signore è vicino! Non angustiatevi” (cfr Fil 4, 4.5.6)

Ci sono, certo, le difficoltà, ma non facciamocene chiudere il cuore.

“E la vostra amabilità – frutto della fede e di questa sicurezza – sia nota a tutti” (cfr Fil 4,4), portiamola a tutti come segno!

“La pace di Dio, che supera ogni ragionamento custodirà i vostri cuori e le vostre menti custodirà i vostri cuori in Cristo Gesù” (cfr Fil 4,7), nella misericordia di Dio, data e ricevuta.

E’ la misericordia che genera la gioia, che la rigenera, la fa rinascere.

E allora vi ripeto le parole di Papa Francesco:

Cerchiamo, chiediamo di crescere “convinti della misericordia” (Omelia nella Santa Messa per l’apertura della Porta Santa, 8 dicembre 2015), stretti, abbracciati a questa parola di amore!

“Che dobbiamo fare?” (Lc 3,10.12.14) chiedevano la gente, i soldati, i pubblicani, i peccatori al Battista. La sua parola e la sua testimonianza li aveva toccati.

E Giovanni:

“Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto” (Lc 3,11)

“Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. (Lc 3,13)

“Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe”.  (Lc 3,14)

Giovanni invita a vivere bene, in maniera onesta, operosa, rispettosa, attenta alla vita e con una certezza dentro: Colui che viene, Colui che è tra di noi, gioisce di essere il Dio per noi.

Lui può rendere i nostri cuori simili al Suo, è Lui che li purifica davvero e li rende nuovi, è la Sua grazia gratuita, la Sua misericordia che non si esaurirà mai e che sempre – il Papa lo ripete dai primi giorni della sua elezioni – è più grande del nostro peccato e sa far rinascere la gioia.

Ecco fratelli, il gesto della Porta aperta e attraversata, forse un po’a fatica perché siamo tanti, è di un attimo, ma l’amore di Dio che gioisce di noi è per sempre e sempre consola, perdona, dona speranza!

Questo è l’Anno della Misericordia: un attimo per iniziarlo, un anno per farci permeare da questo dono, da questo amore, da questa tenerezza di Dio fino a diventare anche noi di più strumenti e testimoni: tra di noi, gli uni con gli altri, perdonandoci, migliorando le nostre relazioni, costruendone di nuove ed essere segno a tutti coloro che attendono di vedere i segni di bene, di gioia, di bellezza in questo nostro tempo.

E’ ciò che chiediamo al Signore in un attimo di silenzio personale, in cui ognuno lasci tornare alcune di queste parole al suo cuore.

Sia lodato Gesù Cristo!

+Rodolfo