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“La Quaresima è un invito a guardare la verità di noi stessi davanti a Dio”: Omelia del vescovo Rodolfo nel mercoledì delle Ceneri

“La Quaresima è un invito a guardare la verità di noi stessi davanti a Dio”: Omelia del vescovo Rodolfo nel mercoledì delle Ceneri

Iniziamo questo tempo forte e santo della Quaresima. Lo iniziamo mentre ci vengono incontro alcune parole significative che ci arrivano dalla Parola di Dio. Le rileggo perché le sentiamo ognuno rivolte a se stesso:

Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male. Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?” (Gl 2,12-14)

Il cuore; Lui misericordioso e pietoso; di grande amore: sono parole che questo Anno giubilare della Misericordia ci sta facendo la grazia di risentire spesso.

San Paolo, passato attraverso il dono della misericordia e della conversione – a cui, lo abbiamo ascoltato, Gioele invita il suo popolo – ci dice questa sera:

“Siamo ambasciatori” (2Cor 5,20), come, cioè, se ci portasse la Parola di un Altro.

E aggiunge:

“Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in Lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2Cor 5,20-21)

Paolo dice qui quello che Papa Francesco richiama nella Bolla di indizione del Giubileo “Gesù volto della Misericordia”: talmente volto di quella misericordia, che si è caricato delle nostre colpe per mostrarci il volto tenero di Dio.

E l’Apostolo conclude con queste parole:

“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” (2Cor 6,2)

A questo invito, il Salmo responsoriale ci dà l’occasione di dire:

“Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo (…)

Rendimi la gioia della tua salvezza, sostieni in me un animo generoso” (cfr Sal 50)

Fratelli, la Parola di Dio così ricca, che ci viene incontro con questi inviti! Susciti in noi questo desiderio e ci dia la forza di rendere questo cammino quotidiano, costante, sempre più intenso.

***

Con questi sentimenti, con questi desideri, con questa preghiera, prendo adesso qualcosa del brano del Vangelo che abbiamo ascoltato, per pensare a come Gesù, questa sera, ci mette di fronte a Dio.

La Quaresima è il tempo che ricorda come il popolo di Dio, nel deserto, imparò a stare dinanzi a Lui.

Cosa ci suggerisce stasera Gesù?

Egli ci parla del Padre dicendo “Padre vostro” (cfr Mt 6,1); Gesù parla del Padre dicendo: “il Padre tuo che vede nel segreto” (cfr Mt 6,4; 6,6; 6,18), come a metterci davanti a Lui in un a tu per tu, in una relazione familiare.

E’ il Padre che è nei cielo, certo, è il Padre onnipotente, grande, infinito, ma è il “tuo Padre”, il nostro Padre. E Gesù lo caratterizza, questa sera, nel brano del Vangelo, ripetendo per più volte questa espressione:

“Il Padre che è nel segreto”; “il Padre che vede nel segreto”.

E’ come se ci chiamasse, in questo a tu per tu, in una dimensione intima, riservata. E, in riferimento a questo, Gesù ci invita ad evitare il rischio dell’ipocrisia, il rischio di fare le cose per farsi vedere, il rischio di avere un rapporto con Dio, con se stessi e con gli altri in cui vale più l’apparenza, che ciò che siamo veramente.

E’ la tentazione che abbiamo e che il mondo ci dà: per farsi stimare, per essere come gli altri desiderano; per farci notare, fare quello che va bene agli altri. Questo ci porta a tante dipendenze, a tante schiavitù: del parere altrui, della stima, dello sguardo… ma anche a tante dipendenze da idoli che, legati all’apparenza, pesano sulla nostra vita.

Gesù ci invita, in questo tempo di Quaresima, a cercare di più la nostra essenzialità, la nostra verità, per la quale Papa Francesco, nella Bolla di indizione dell’Anno della Misericordia, usa l’espressione: “Vederci come ci guarda Dio”.

Con misericordia, ma anche con quella verità di cui spesso abbiamo paura, davanti a noi stessi per i nostri limiti e davanti agli altri. Davanti a Dio essere nella verità, perché – cito san Francesco “Ognuno è quello che è davanti a Dio e nulla più”. (cfr Fonti Francescane 169, Ammonizioni XIX e Legenda maior n. 1103).

La Quaresima, tempo di penitenza e di essenzialità, ci invita ad andare a questo tesoro: ciò che siamo davanti a Dio.

Questo è il primo invito, desiderio e pensiero che suggerisco a me e a tutti voi.

***

Papa Francesco ha scritto un messaggio per questa Quaresima, di cui riprendo alcuni spunti, suggerendovi di farne meditazione personale.

Egli, nella linea di ricercare la verità su di noi, ci invita a “uscire dalla propria alienazione esistenziale” (Misericordia io voglio e non sacrifici-Le opere di misericordia nel cammino giubilare. Messaggio per a Quaresima 2016. Par. 3), dalle nostre falsità, da quei doppi fondi, dal dipendere non dalla nostra verità con Dio, ma da molte altre cose.

E ci suggerisce come: grazie all’ascolto della Parola di Dio e alle opere di misericordia.

E’ il linguaggio di sempre della Quaresima! La Parola di Dio in questo tempo liturgico è molto ricca, siamo invitati al silenzio, alla meditazione, perché sia nella liturgia, sia se abbiamo la buona volontà di prendere qualche libro della Parola di Dio, ci accorgiamo come ci racconti qualcosa di sempre nuovo di Dio e di noi, della Sua verità su di noi e della nostra verità dinanzi a Lui.

Papa Francesco lo sintetizza con parole forti: la Parola di Dio ci pone “…di fronte a un vero e proprio dramma d’amore, nel quale Dio gioca il suo ruolo di padre e di marito tradito, mentre Israele gioca quello di figlio/figlia e di sposa infedeli” (ibid. par. 2).

Il dramma dell’amore e il dramma dell’infedeltà.

La Parola di Dio ci fa comprendere l verità reciproca di un Dio che fa di tutto per legare al Suo cuore il Suo popolo, per guadagnarlo e recuperarlo al Suo amore; e questo popolo – ognuno ci può rivedere se stesso – continuamente che non riesce a corrispondere alla fedeltà del Signore e ricrea il dramma dell’infedeltà.

Il tempo di Quaresima è un tempo serio e bisogna dirsele queste cose, con fiducia, perché Dio ci dà queste occasioni e ce le offre mentre ci incamminiamo verso il mistero della Passione e della Pasqua.

Papa Francesco aggiunge: “Questo dramma d’amore raggiunge il suo vertice nel Figlio fatto uomo. In Lui Dio riversa la sua misericordia senza limiti fino al punto di farne la ‘misericordia incarnata’.”, che si spende tutta fino alla morte di croce. Dio, “in Gesù Crocifisso, arriva fino a voler raggiungere il peccatore nella sua più estrema lontananza” (ibid.)

E’ ciò che abbiamo letto nel Vangelo di Matteo: Dio ci conosce nel segreto, ma non per guardarci, non per giudicarci, ma per venire fin là dove ognuno “si è perduto e allontanato da Lui” (ibid.) per riconquistarlo con la sua tenerezza, il suo amore, che arriva fino a dare tutta la vita e fino a vincere la morte.

Ecco, fratelli, la Parola di Dio continua, in questa maniera, a rivolgersi a noi, specialmente in questo tempo di Quaresima “nella speranza di intenerire il nostro cuore” (ibid.).

Ce lo siamo sentiti ripetere anche nel versetto del canto al Vangelo:

“Oggi non indurite il vostro cuore”

Lo stare a tu per tu con Dio è, allora, il primo segreto che ci viene suggerito quest’oggi.

L’altro segreto è di incontrare gli altri nella verità con cui li vede Dio, specialmente attraverso le opere di misericordia, che Papa Francesco chiama “atti concreti e quotidiani” (ibid. par. 3) del nostro vivere in casa, tra gli altri, nella Chiesa, in parrocchia, nel lavoro; quegli “atti concreti e quotidiani destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito” (ibid). Il Santo Padre ci ricorda che su questi atti saremo giudicati da Dio.

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Leggo senza commentare, perché molto forte, una parte del paragrafo 3 del messaggio di Quaresima, in cui si rifà al Giubileo:

“Ho auspicato che ‘il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporali e spirituali. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza, spesso assopita davanti al dramma della povertà – spirituale e materiale – e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri – spirituali e materiali – sono i privilegiati della misericordia divina. Nel povero infatti la carne di Cristo diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura. Inaudito e scandaloso il mistero del prolungarsi della storia della sofferenza dell’Agnello Innocente – attraverso la sofferenza di tanti nostri fratelli, che tocca persone a noi vicine – roveto ardente di amore gratuito davanti al quale ci si può, come Mosè, solo togliere i sandali (cfr Es 3,5)”.

I poveri come roveti ardenti, di fronte ai quali inginocchiarsi per riconoscere la presenza di Dio, “ancor più quando il povero è il fratello o la sorella in Cristo che soffrono a causa della loro fede”. E questo ci chiama a pregare in modo particolare ai nostri fratelli perseguitati.

Ho voluto darvi questi spunti, perché in questo tempo di grazia possiamo sentirci mendicanti davanti al Signore, per chiedergli questa grazia di un incontro profondo, vero, nel segreto della sua verità che ci perdona e nella carità che accoglie e di aiutarci ad essere noi vicini agli altri, per evitare che il nostro cuore si disperda dietro a mille idoli, che non danno risposta al nostro bisogno di felicità e perché il nostro cuore non si chiuda nell’egoismo verso i fratelli.

Questo può diventare sempre più “ermetica chiusura a Cristo” (ibid.) nella tristezza, nello scoraggiamento, nell’egoismo, nel nostro peccato che ci porta alla solitudine di chi non si sente sotto il Suo sguardo e di esporre la nostra vita a quello che il Papa chiama l’inferno del non essere in un a tu per tu vero con Dio e con i nostri fratelli.

Che la Parola di Dio e le occasioni che la Quaresima ci offre ci aiutino ad andare davvero verso una riconciliazione con Dio, sentendosi talmente amati da Lui da aver spezzettato il nostro peccato per farci come Lui ci vuole, come Lui ci conosce, nei nostri limiti e in ciò che vuole che diventiamo: oggetto, destinazione della sua misericordia, figli amati dal Padre e conosciuti da Lui nel nostro più profondo.

+Rodolfo