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Don Ernest Simoni racconta i suoi 11mila giorni di prigionia e lavori forzati e l’incontro con Francesco

Don Ernest Simoni racconta i suoi 11mila giorni di prigionia e lavori forzati e l’incontro con Francesco

Alle 16.15 sarà al Cottolengo assieme al giornalista Mimmo Muolo; alle 18 porterà la sua testimonianza alla festa delle scuole Chelli

Tirana, 21 settembre 2014: don Ernest Simoni, sacerdote albanese sopravvissuto alla persecuzione del regime comunista, incontra papa Francesco. La sua storia, drammatica e tuttavia attraversata da instancabile zelo apostolico, commuove il Pontefice. Per undicimila giorni, quasi 28 anni della sua vita, don Ernest è stato sottoposto a torture, carcere, lavori forzati. La persecuzione inizia nella notte di Natale del 1963, quando, per il semplice fatto di essere prete, viene arrestato e messo in cella di isolamento. Sottoposto a torture e condannato a morte, si vede commutare la condanna capitale in 25 anni di lavori forzati, poi ridotti a 18, di cui 12 trascorsi in miniera. Durante il periodo della prigionia don Ernest continua a celebrare la messa a memoria, in latino, e a distribuire la comunione di nascosto. Uscito dal campo di lavoro forzato, viene nuovamente condannato: questa volta è assegnato alla manutenzione delle fogne della città di Scutari. Sotto un regime di cui ancora poco si conoscono i tragici e brutali contorni, ma che aveva sottoposto un intero Paese ad un clima da Grande Fratello orwelliano, don Ernest riesce comunque a sopravvivere e a non piegarsi. Finalmente, nel 1990 arriva la libertà. Tanta la violenza subita che, quanto il 5 settembre 1990, un funzionario di polizia gli dice che è libero, che può tornare a fare il sacerdote, lui crede che si tratti dell’ennesimo inganno. Con il crollo del regime e la ritrovata libertà di culto, don Ernest inizia un’intensa attività pastorale, volta soprattutto alla riconciliazione. Lo fa in prima persona, perdonando i suoi aguzzini, per i quali invoca costantemente la misericordia del Padre.

La storia di don Ernest è diventata un libro: “Don Ernest Simoni, dai lavori forzati all’incontro con Francesco”, scritto col giornalista Mimmo Muolo, capo della redazione romana di Avvenire e scrittore.

Don Ernest sarà a Grosseto lunedì 6 giugno, assieme a Muolo, per presentare la sua storia e il suo libro.

Alle 16.15 sarà nella parrocchia del Cottolengo (via Scansanese) per un incontro organizzato dai gruppi della parrocchia in collaborazione con la libreria Paoline; alle 18 don Simoni porterà la sua testimonianza ai ragazzi, ai docenti e alle famiglie delle scuole Chelli, che negli spazi del Seminario vivranno la festa di fine anno scolastico.

Mimmo Muolo, vaticanista e vicecapo della redazione romana di Avvenire, propone al pubblico un ritratto di questo grande testimone della Misericordia. L’Autore ha anche potuto intervistare personalmente don Ernest, le cui parole, spesso citate testualmente, consentono di ricostruire un quadro completo delle vicissitudini che hanno coinvolto lui e la sua famiglia, disegnando, sullo sfondo, il clima degli anni bui della dittatura, ma anche le speranze legate alla rinascita.
Scrive nella Prefazione mons. Angelo Massafra, arcivescovo metropolita di Scutari-Pult e presidente della Conferenza Episcopale Albanese: “Di lui, esemplare nella sua fedeltà a Gesù, il lettore potrà apprezzare l’indefettibile forza di volontà, la capacità di pregare e di essere vicino agli altri e l’estrema umiltà. Io non ho fatto niente. È tutto merito di Dio, suole ripetere quando ripercorre la sua vita e i miracoli che ritiene di aver ricevuto dal Signore”. Gli fa eco l’Autore ricordando l’abbraccio del 2014 tra don Ernest e papa Francesco: “In quell’abbraccio, nelle lacrime del Papa, nell’applauso della folla che gremiva la cattedrale c’era in sintesi tutta la vita di don Ernest, tutte le sue sofferenze, tutta la croce portata per decenni da lui come da mille e mille altri cattolici d’Albania. E c’era la lode a Dio per aver trasformato quel dolore e quelle sofferenze in una testimonianza stupenda di fedeltà a Cristo e alla Chiesa, che in quegli istanti persino il Papa suggellava con le sue lacrime”.