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Omelia del Vescovo alla Messa di chiusura della Giornata Eucaristica

Omelia del Vescovo alla Messa di chiusura della Giornata Eucaristica

Buona festa!

Un augurio davvero di cuore a questa comunità, a questa parrocchia nella sua festa titolare di Maria Addolorata.
Buona festa e un grazie grande perché oggi la vostra comunità è stata in adorazione davanti all’Eucaristia. Inizia oggi a Genova il Congresso Eucaristico nazionale e voi avete fatto anche casa a tutte le parrocchie della città di Grosseto.

Grazie perché l’idea e lo svolgimento di questa giornata è un bel segno, ci dice che attorno alla persona viva di Gesù, l’Eucaristia, ci possiamo ritrovare sempre, superare i confini, perché davanti al Signore i confini non ci sono, e che possiamo superare le difficoltà che talvolta ci possono essere nelle nostre organizzazioni, nelle nostre distinzioni.
E’ davanti a Lui, stando accanto agli altri, che impariamo anche a portarci a vicenda. Silenzioso nell’Eucaristia, però con quel segno che è di dono di tutto se stesso, Egli ci insegna a portarci a vicenda: nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nella nostra Diocesi. Ci insegna anche a perdonarci, ad amare di più, e forse ci rendiamo più conto – bisognerebbe renderli più frequenti questi momenti -che siamo davvero un unico corpo, un’unica famiglia.
Quindi un senso di gratitudine come vescovo, ma tutti noi insieme, davanti al Signore, prorio in questo momento in cui a Genova inizia il Congresso Eucaristico nazionale.

Noi stasera qui, con lo sguardo della Madre e con lo sguardo del discepolo amato.

Col loro sguardo degli occhi e del cuore, vogliamo continuare a stare davanti a Colui che si è donato per noi e che nell’Eucaristia, adorata oggi e celebrata stasera, ci fa accedere al suo amore, ce ne fa partecipi. Lui diventa cibo, corpo nostro.

Cerchiamo davvero di immedesimarci un po’ nello sguardo di Maria e di Giovanni e nel loro cuore per comprendere anche quale contenuto ci viene offerto proprio dal Congresso Eucaristico nazionale, che, inserendosi nell’Anno del Giubileo, ha questo titolo: “Nell’anno della misericordia, a tutti sei venuto incontro”.
Quello che Maria e Giovanni hanno vissuto nella loro vita di madre e di discepolo, il modo in cui il Figlio di Dio è venuto incontro a loro è il dono d’amore che stasera e ogni giorno ci fa la misericordia di Dio.
S. Francesco, grande amante dell’Eucaristia, diceva: “Guardate, ogni giorno Egli si fa piccolo nelle mani dei sacerdoti come una volta nel grembo di Sua Madre”. (cfr Fonti Francescane…..

Ogni giorno l’Eucaristia è questo venirci incontro della misericordia di Dio.

Tutti coloro che oggi sono stati qui in adorazione, in silenzio, in preghiera, coi suoi pensieri, le sue domande, coi suoi amori e coi suoi dolori, ognuno è stato – e noi siamo – sotto la miseircordia di Dio. Ognuno con la sua vita, sentiamoci così, come ci conosce Dio, che più di noi sa i segreti del nostro cuore. Ognuno portando qui le proprie realtà, la sua famiglia, le persone che ha a cuore o le persone che gli sono difficili, le nostre case, la nostra città e anche il mondo: la nostra Diocesi è molto legata alla città di Aleppo e sappiamo cosa sta accadendo in questi giorni…

Stamani ho ricevuto un messaggio di p. Ibrahim, parroco di Aleppo, il quale ringrazia e ci fa gli auguri per la festa che viviamo. Sì, perché nella misericordia, a tutti Egli è venuto incontro e lo fa attraverso coloro che lo hanno conosciuto e seguito. E attraverso ognuno il Signore vuole andare incontro a tutti: a chi lo ha dimenticato, a chi non lo cerca più, a chi non ci crede più. Sì, perché l’Eucaristia adorata, celebrata e ricevuta, se entra davvero nella nostra vita non ci lascia calmi, addormentati, ma ci spinge a donarla, ad essere missionari. E’ un tema che torna sempre nella nostra vita e che spesso ci tormenta: come esserlo?

Oggi in adorazione per contemplarlo, ma perché ci sentiamo poi più attratti, più presi, più convinti dell’incontro con Lui e perché la nostra vita, come è, dal vescovo ai bambini, dalle nonne alle mamme, ai babbi respiri, risplenda di più di Lui. Dove? In quello che siamo, in quello che facciamo, nelle parole, nei nostri sentimenti, nell’educazione del nostro cuore. Per questo stasera lo porteremo anche in solenne processione per le nostre strade, tra le nostre case. Lo facciamo dopo averlo adorato e celebrato; lo facciamo per rendergli onore, certo, ma anche perché il nostro sguardo e il nostro cuore siano guidati da Lui e siano capaci di entrare con Lui attraverso le finestre che vedremo accese o le porte che vedremo chiuse, perché con la nostra vita, vivendola davvero, sappiamo poi, giorno dopo giorno, con semplicità parlare di più di Lui agli altri, sappiano farne intravedere l’amore di cui viviamo e che siamo chiamati a portare, sappiamo gioire della Sua misericordia, che è venuta incontro a tutti!

Stasera è per noi un segno di fede, ma quanto vorrebbe esprimere della nostra vita, che deve essere generata dall’Eucaristia: nelle opere, nella carità, nell’educazione dei figli e dei givoani, nella catechesi, nel nostro amore alle cose di cui è fatta la nostra vita, la nostra città; nel nostro amore e nella nostra attenzione alle sue ricchezze umane e ai suoi bisogni; nel nostro servire e nel nostro darci con generosità, perché questo ci insegna l’Eucaristia! Nel nostro non chiuderci in noi stessi! Quanto siamo tentati, di fronte al male e ai dubbi, di chiuderci o di stare dentro le nostre sacrestie, i nostri gruppi… Invece siamo invitati ad andare incontro a tutti con misericordia.

Quanto papa Francesco ci spinge a questo atteggiamento, anche con le nostre ferite, sentendoci noi stessi quell’ospedale da campo che è il mondo, ma nel quale noi possiamo dire la misericordia di Dio.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuto a capire e precisa il contenuto di tutto questo.

Cos’è la misericordia? Cos’è questo incontro di Dio con tutti? E’ la persona di Gesù, è la sua vita esposta al dolore, la sua fatica di fare quello che il Padre gli aveva affidato, ed è anche il suo grido, il suo pianto. Noi non abbiamo paura di parlare di Gesù e di Dio così: di Dio che fatica, di Dio che grida, di Dio che piange. L’amore che gli siamo costati non è stato poco!

Alla beata Angela da Foligno , in una visione Gesù le dice: “Angela, non ti ho amata per scherzo”.
Ma anche per mostrare davvero appieno che questo incontro nella misericordia fu per Lui l’atto di estremo amore in cui si abbandonò, rimettendosi totalmente al Padre che ce lo aveva donato, perché capissimo, perché aprissimo gli occhi e il cuore a quel grande amore che il Padre ha per noi fino a darci il Suo Figlio.
Costò tanto a Gesù, ma si abbandonò a questa volontà, amò il Padre, obbedendo con questa misura di amore del Padre per noi, e così amò anche noi con la misura con cui il Padre amava Lui e con la quale anche Lui amava il Padre e ognuno di noi.

Questo è il centro della nostra fede!

Così, come abbiamo ascoltato nella Lettera agli Ebrei, Egli “divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5,9), per coloro cioè che ne accettano il modo di incontro, per coloro che si fanno prendere dalla Sua parola, dal suo modo di amare e di darsi al Padre e a noi.

Ecco il dono della misericordia di Dio, il suo venirci incontro, in Gesù, così.

Questa, dice la lettera agli Ebrei, è la “salvezza eterna”, il Suo amore che penetra in ogni nostro attimo e diventa motivo e forza di ogni nostra scelta. L’eternità non è dopo, è già ora; in ogni nostra azione, in ogni nostro sentimento può esserci già l’eternità, la misura di Dio! Questa è la salvezza eterna: la vita con Lui, che già vivendo la possiamo sperimentare nella nostra vita.

Che misure hanno le nostre esistente se c’è dentro questa misura di Dio! Che valore ha ogni piccolo gesto, ogni atto di generosità, ogni sacrificio se c’è dentro questa misura del Figlio di Dio!
Fratelli, questo siamo chiamati a vivere e comunicare, ognuno nella sua vocazione e tutti nella realtà di oggi, che talvolta ci fa personalmente e comunitariamente gridare e piangere, riuscire a mantenere questa verità dentro di noi, questa relazione, questo rapporto bello di obbedienza a Lui, questo fargli posto sempre in noi, questo abbandonarsi a

Lui mantenendo il Suo modo di essere e di amare.

Questo ci ha consegnato Gesù dando la sua vita per noi.
E Paolo dice: “Abbiamo in voi i sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5). Avere misericordia; venire incontro. E noi ricevere e dare misericordia, uscire e andare incontro, sempre, da noi stessi: in famiglia, coi propri figli, col proprio marito, con la propria moglie, coi vicini, coi colleghi.

Misericordia, uscire, andare incontro.

Ma per essere in grado di farlo – è quello che ci insegna il brano del Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato – bisogna seguirlo, il Signore; bisogna arrivare a sentirci davvero amati come Lui ci ha amati, fino a dare la vita per noi.
E chi è arrivato a questo? Maria e le altre due donne indicate dal Vangelo e Giovanni, il discepolo amato, il discepolo preso dall’Amore. Solo l’amore ci dà la forza e ci fa uscire dalla paura di vivere così, come Gesù ci ha indicato.
L’amore portò quelle donne con GIovanni fin sotto la croce, ma l’amore di Gesù – e questo è per noi – è sempre un nuovo incontro, con la Sua misericordia che allarga il cuore. LO fu per Maria e per Giovanni; lo è sempre per noi.
“Donna ecco tuo figlio; Figlio ecco tua Madre” (cfr Gv 19, 27) Nel vuoto del dolore, che nel cuore di Maria creavano la croce e la morte del suo Figlio, il suo cuore di mamma era chiamato ad aprirsi ancora di più, per diventare mamma di ogni seguace del suo Gesù, mamma di ognuno di noi, affinchè possiamo trovare nella sua maternità quella maternità che consola, che ci custodisce, che ci accoglie, che ci fa incontrare il Signore.

E per Giovanni? In quel vuoto di perdere il proprio Maestro, fu chiamato ad accogliere quella mamma come la sua mamma. Giovanni dice di sé: La prese come ciò che gli doveva essere più caro. Anche lui, nella sua sofferenza, chiamato a farsi carico del dolore di lei, ma questo nuovo rapporto da figlio a madre quanto deve essere stato fecondo per lui, per entrare davvero nel mistero di Gesù attraverso colei che lo aveva generato!

Ecco il cuore che, anche quando è stretto nel dolore, è chiamato ad aprirsi di più e se sappiamo accogliere Maria come fece Giovanni quale ricchezza entra nella vita! Credo che l’intensità del Vangelo di Giovanni forse fu data proprio da questo dono di Maria nella sua esistenza.

Fratelli e sorelle quanti doni davanti a noi! L’Eucaristia, una madre, un discepolo e sempre questa misura di amore che non si esaurisce mai, ci può riempire sempre il cuore, ci fa crescere anche quando il dolore ci pesa e ci farebbe stringere il cuore..

Chiediamo a Maria di essere aperti a tutto questo, di riconoscerci ognuno in quella misericordia di Dio, che a tutti viene incontro ancora una volta, a me e ad ognuno.

Sia lodato Gesù Cristo!

+Rodolfo