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E’ morto don Andrea Zwonkowski. Aveva 58 anni, 29 dei quali spesi come sacerdote

E’ morto don Andrea Zwonkowski. Aveva 58 anni, 29 dei quali spesi come sacerdote

Il decesso è avvenuto nell'ospedale di Negrar (Verona) dove da un mese era ricoverato. Non è stato ancora possibile fissare la data del funerale

La diocesi di Grosseto annuncia commossa la morte prematura del sacerdote don Andrea Dzwonkowski.

La morte gli è andata incontro nella notte, quando si era già entrati nel tempo di Quaresima, presso l’ospedale Sacro Cuore-don Calabria, a Negrar (Verona), dove don Andrea era ricoverato da circa un mese. Il ricovero si era reso necessario per assicurargli un accompagnamento clinico dopo che un crollo fisico ne aveva minato in modo preoccupante il suo fragile stato di salute.

Poche ore prima aveva potuto ricevere la visita del vescovo Rodolfo e del vicario generale don Desiderio Gianfelici, che si erano recati a Verona, portandogli l’affetto e la preghiera di tutta la comunità cristiana di Grosseto.

Il feretro, una volta giunto a Grosseto, sarà portato nella chiesa parrocchiale di san Giuseppe, nella quale don Andrea ha speso le primizie del suo sacerdozio e nel cui territorio si trova il centro Frassati di cui era responsabile.

Al momento non è ancora possibile stabilire quando sarà celebrata la Messa di esequie. La salma sarà, quindi, trasferita in Polonia per la tumulazione

Tratti biografici

Don Andrea avrebbe compiuto 58 anni il prossimo 11 dicembre. Da 29 era sacerdote nella diocesi di Grosseto. Originario della Polonia, era nato a Gdynia, città non molto distante da Danzica, nel 1959, e si era formato cristianamente nella parrocchia di sant’Antonio. Aveva respirato fin da piccolo il carisma francescano, per questo aveva frequentato il liceo a Niepokalanow, il convento fondato da p. Massimiliano Kolbe, il santo martire morto nel 1941 nel campo di sterminio di Auschwitz.

“Negli anni giovanili – racconta don Desiderio – Andrea fu affascinato dalla testimonianza eroica di don Jerzy Popieluszko, oggi beato, le cui omelie in occasione delle Messe per la nazione furono una dimostrazione forte di coraggio e di libertà nella Polonia del regime comunista. Così come anche dall’esperienza di Solidarnosc”.

Dopo un periodo trascorso nell’Ordine dei Frati minori conventuali, don Andrea nel 1981 arrivò in Italia, inviato dai suoi superiori a studiare filosofia e teologia al Seraphicum di Roma. Nel 1984, scaduti i voti temporanei emessi tra i Conventuali, iniziò le pratiche per venire in Italia, dove giunse nel 1986. Accolto nella diocesi di Grosseto, completata la sua formazione di seminarista, il 20 ottobre 1987 ricevette il diaconato e il 1 ottobre 1988 venne ordinato sacerdote dal vescovo Adelmo Tacconi, nella Cattedrale di san Lorenzo.

Il suo primo incarico è alla parrocchia cittadina di san Giuseppe, dove aveva svolto anche il diaconato e dove il Vescovo lo nomina vice parroco. Vi resta fino al 1990, quando gli vengono affidate le parrocchie di Buriano e Casotto Pescatori, nelle quali è vice parroco. Non può infatti essere nominato parroco perché privo della cittadinanza italiana, che otterrà solo nel 2005 dopo non poche difficoltà burocratiche.

“Nel ’91 – ricorda ancora don Desiderio – ci guidò, con una cinquantina di giovani dell’Azione Cattolica diocesana, in Polonia per la Giornata mondiale della gioventù a Czestochowa. Fu un brillante e attento cicerone, facendoci entrare nella vita e nella cultura del suo paese, che girammo per quindici giorni”.

Nel 1993 il vescovo Scola lo nomina parroco in solido, assieme a don Claudio Piccinini, della comunità di Roccastrada. E’ un periodo molto bello della sua vita di giovane prete, dove stringe anche una vera e fraterna amicizia con don Claudio, che si è rafforzata in tutti questi anni. Nel ’95 il trasferimento nella vicina Sassofortino, dove resta poco più di un anno. Nel marzo del ’96 il vescovo Babini lo invia come vicario parrocchiale a Boccheggiano e Tatti dove resta fino al 1998, quando iniziano a manifestarsi i primi sintomi della sua fragilità, che egli affronta con grande determinazione sottoponendosi, nel 2002, ad un programma di cure a Monselice, nella struttura eretta dai Padri Conventuali.

Rientrato in Diocesi, nel 2003 il vescovo Agostinelli gli affida la parrocchia di Batignano. Finalmente, nel 2005, dopo anni di attesa, riceve la cittadinanza italiana e può essere nominato parroco della comunità collinare alle porte di Grosseto. Nel 2008, però, riaffiorano nuovi problemi, che rendono necessario un nuovo ricovero a Monselice. Rientra in Maremma nel 2010 e il vescovo Franco gli affidata la cura del centro giovanile Frassati, dove è rimasto fino a poche settimane fa rendendosi disponibile nell’accoglienza sempre generosa delle varie realtà che lì hanno trovato casa e nel custodire il carisma di don Bosco attraverso l’associazione degli ex allievi salesiani.

“E’ stato un uomo che si è messo in discussione e che ha guardato in faccia le sue fragilità provando con tutto se stesso a vincerle”, lo ricorda don Desiderio.

“Perdiamo un sacerdote ed un uomo realmente buono – sottolinea il vescovo Rodolfoe ringraziamo il Signore di averlo posto tra noi. Custodiremo nel cuore la bellezza del suo sguardo mite che sprigionava da occhi color del cielo. Dico grazie a tutti coloro che gli hanno voluto bene, che gli sono stati vicini, che lo hanno stimato e accompagnato nel suo cammino sacerdotale e nel suo travaglio di uomo. Un grazie sincero anche a don Giancarlo Grandis, vicario episcopale per la cultura della diocesi di Verona, per l’aiuto offertoci nell’ultimo ricovero e alla comunità dei Memores Domini di Verona, che in queste settimane gli è stata vicina, sopperendo ai problemi che la distanza ha potuto crearci. Ora affidiamo la sua vita e il bene che ha lasciato tra noi al Dio di ogni consolazione, chiedendogli pace e affidandolo al Suo Amore eterno”.