Condividi

Messa Crismale: omelia del vescovo Rodolfo

Messa Crismale: omelia del vescovo Rodolfo

1. Saluti introduttivi

Anche noi con gli occhi fissi su Gesù ogni volta che ci raduniamo nel Suo nome; anche in noi, con questa fede, oggi questa parola si realizza.
E’ la bellezza della nostra fede, che ci permette di entrare, attraverso questi momenti e questa celebrazione, nell’eternità di Dio, che diventa il nostro tempo, i nostri giorni.

Cari fratelli e sorelle, allora benvenuti a tutti nella nostra Cattedrale, oggi, per la Messa del Crisma e degli olii santi!
E’ forse la celebrazione che porta più in luce il nostro essere un’unica Chiesa: tante realtà diverse nelle persone, nelle associazioni, nelle parrocchie, ma una sola famiglia, un solo Corpo Santo, un unico presbiterio.

Grazie a tutti voi per essere qui oggi.

Da parte mia la gratitudine sincera a ognuno di voi, uomini e donne di fede, sacerdoti, laici, diaconi, religiosi, religiose. Gratitudine con tanta verità, pur nella trepidazione di una responsabilità grande su questa ricchezza che il Signore in questo tempo ha affidato a me e a voi: il Vangelo, il popolo di Dio che siamo, i sacramenti, il bene, la carità, tutte le realtà a cui nel passo del Vangelo abbiamo sentito che l’Unto di Dio, il Cristo è mandato. Oggi a noi.

Gratitudine vera nel riconoscimento sincero di una povertà che è in me, che sono io, ma che con voi e come ognuno di voi, continuo e continuiamo a tentare di lasciare usare da Dio: per noi stessi, per gli altri, per tutta la nostra Chiesa. Scelti così, nella nostra povertà, poggiandoci sulla fede: la mia, la vostra, quella fiducia che Lui merita, perché si è dato tutto, si fida di noi e si affida, anche oggi, a ognuno di noi.
Oggi lo fa con questo segno bello della Messa degli olii santi e del crisma, come un profumo che si sprigiona ogni volta che Egli si dona a noi, che riempie tutta la casa e le dà respiro, forza, sostiene la nostra umanità, ognuno di noi, nel suo donarsi; sostiene la nostra umanità anche nelle sue infermità e nelle sue fragilità.

Oggi lo comprendiamo bene, Ci è vicino anche in questo!

1. L’olio degli infermi: Dio è la nostra cura

Pensando all’olio degli infermi, che benediremo, pensando ai nostri ammalati e pregando per loro, percepiamo ancor di più la Sua misericordia, che ci risana, ci riconcilia, ci conforta, perché Lui è la medicina,

Lui è la cura per le nostre ferite.

Olio per le fatiche dei nostri malati, a cui esso sarà portato da voi sacerdoti quando gli infermi vi chiameranno e quando sapete che hanno bisogno della vostra presenza, ma anche di quel malato che è ognuno di noi, nel profondo, nella fatica che ogni tanto facciamo a vivere, nelle ferite quotidiane che la vita infligge a ciascuno e che talvolta noi infliggiamo a noi stessi o agli altri. Ma Egli ha dato la vita, vuole sanarci, sempre!

2. L’olio dei catecumeni: la forza per continuare a crescere

In questo cammino, in questa vita che ci chiede sempre di crescere, poi la benedizione dell’olio dei catecumeni ci ricorderà proprio questo, non solo quando lo useremo per i bambini che porteremo al Battesimo, ma anche quando ci accorgiamo che c’è bisogno di forza per combattere il male; c’è bisogno di cura per fortificarsi nella fede, per fare scelte giuste, per rimanere fedeli a quelle fatte e per farne di nuove, per mantenere la coerenza. E’ il cammino di fede che anche noi, tutti noi, battezzati da tempo abbiamo bisogno di fare cominciando ogni giorno dagli impegni della vita, nel comunicare la fede ai più piccoli, nel riproporla con entusiasmo ai giovani, nel rinnovarla, nel provocarla sempre anche in noi adulti e nel mondo che ci sta attorno.

La vita è un catecumenato di crescita, che non finisce mai, ma nel quale – e questa è la nostra fede – c’è la Sua assistenza, c’è la vicinanza di Dio, il Suo entrare nella nostra poca forza come fa l’olio raffinato, che fortifica i muscoli dei lottatori.

L’olio degli infermi per le nostre ferite, ci ricorda che Dio vuole curarle; l’olio dei catecumeni, per loro ma anche per questo nostro continuo bisogno di lottare e di crescere.

3. Il crisma santo

E poi il crisma santo, pieno di profumo, impregnato – dice la liturgia – della forza, dello Spirito e della potenza che emana dal Cristo.
Anche questo ci riporterà a cominciare la nostra vita cristiana nel Battesimo, nella Confermazione che abbiamo tutti ricevuto e per alcuni di noi, per me vostro Vescovo e per voi sacerdoti, alla consacrazione sacerdotale.

La liturgia ci farà pregare su questo olio profumato dicendo: “Confermalo come segno sacramentale di salvezza e di vita perfetta per i tuoi figli (…). L’unzione con esso li penetri, li santifichi, li consacri, perché spandano il profumo di una vita santa”

Ecco il Crisma Santo, che abbiamo tutti ricevuto nel Battesimo, nella Cresima, nella consacrazione; ecco la ricchezza dei segni che oggi ci viene riproposta, al nostro cuore, alla nostra fede, alla nostra vita semplice. Che questo ci faccia sentire davvero toccati da Dio, intrisi e corroborati dalla vita di Dio, per mezzo di Gesù e del suo Spirito!

E’ cosa grande, sono opere di Dio, dentro la nostra piccola vita: nel poco che siamo, Dio ha seminato e conferma questa ricchezza.

Lo voglio dire a tutti voi e anche a me stesso, per confortarvi e incoraggiarvi.

4. Sacerdoti, Grazia e benedizione su di voi

Ma in particolare lo voglio dire a voi sacerdoti: è il vostro giorno, è il giorno della vostra comunione con il Vescovo, tra di voi e tra il Vescovo e ognuno di voi. Stamani abbiamo vissuto un tempo di preghiera, di silenzio, di ascolto, di condivisione anche della gioia del pranzo comune; stasera tutto questo ha ancor più intensità, perché è un sacramento condiviso tra noi, insieme al nostro popolo.

Allora a voi, cari sacerdoti, voglio dire le parole dell’Apocalisse:
“Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei rei della terra” (Ap 1,5) Gloria e potenza “a Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1,6)

Grazia e benedizione su di voi, lode a Dio e a Gesù, che ha fatto di voi sacerdoti per il Padre, uomini di Dio, uomini per Dio, uomini per i fratelli!

L’Apocalisse dice: Gesù è “il testimone fedele” (Ap 1,5); questa espressione ci conforti e ci sostenga. Gesù è fedele della promessa di Dio e del segno del suo mantenerla con fiducia su ognuno di noi, come un Padre mantiene sempre la fiducia su ogni figlio; come un fratello maggiore, che si prende cura della nostra vita e ci indica la strada per essere oggi di Dio.

Il testo di Isaia, nella Prima Lettura, ripreso nel passo del Vangelo, ci dice che su di Sé e su di noi è assicurato il dono dello Spirito, che ci manda ad annunziare ai poveri il “lieto messaggio” (cfr Is 61, 1), oggi; a fasciare, oggi, “le piaghe dei cuori spezzati” (ibid); a promulgare, oggi e sempre di nuovo, “l’anno di grazia del Signore” (Is 61,2).

E’ Lui, nella parola di Isaia, che ci ripete: “Sarete chiamati sacerdoti del Signore” (Is 61,6), ministri suoi. Lui ci ripete: concluderò con voi “un’alleanza eterna” (cfr Is 61,8), “stirpe benedetta” (cfr Is 61,9)

Ecco che cosa ci testimonia Gesù e ce lo testimonia essendo fedele a tutto questo, dando la sua vita e scegliendoci. La scelta su ognuno di noi è basata su questo suo essere, su questo suo testimoniarci la fiducia di Dio, la sua fedeltà e la sua scelta. E ci rassicura anche oltre ogni nostra debolezza, ogni nostra fatica. L’Apocalisse dice che il Suo modo di vivere lo ha portato ad essere “il primogenito dei morti” (Ap 1,5) e gli ha fatto vincere anche la morte.

Allora se ci ha chiamati e ci ha scelti, ci tiene per mano e ci trae fuori da ogni morte, da ogni paura!
Celebrare la Sua morte e la Sua resurrezione ci apre l’anima al coraggio umile – certo – ma deciso, sicuri di poter dare anche noi la vita, di poter non farci fiaccare dal mondo o dalla tristezza e di lavorare per Lui e con Lui in questa sicura e umile fiducia e fierezza: apparteniamo a Lui, “sovrano” di tutte le cose (cfr Ap 1,5). Così l’ha costituito Dio sopra il tempo, sopra le idee che cambiano, sopra i vari modi e le varie strade che nel tempo possono cambiare. Ma in tutto questo noi siamo suoi, così come siamo: nell’età, nei caratteri, nelle capacità diverse, ma custoditi dalla Sua regalità e dalla Sua forza.
Sono immagini grandi, belle, si vola alto con esse, ma l’Apocalisse le accosta a noi come una carezza. Dice: Egli “è Colui che ci ama”, è il “testimone fedele”, il “primogenito”, il “sovrano”. Ma è soprattutto è Colui che ci vuol bene, che ci ha “liberati con il suo sangue” e “ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre”.

Carissimi fratelli, questo è il dono che ha segnato la nostra vita! Vi abbiamo creduto, vi abbiamo giocato la nostra esistenza, i nostri giorni nella giovinezza e nello scorrere degli anni.

Quelli che viviamo non sono tempi facili, per nessuno, nemmeno per noi: siamo dentro questa storia, la storia delle nostre comunità, la storia dei nostri fratelli. Non sono facili non solo per le difficoltà esterne (le forze, i mezzi, i numeri), ma talvolta anche nel profondo bisogno che abbiamo anche noi di senso, di motivazioni ravvivate, di gioia e di contentezza per quello che viviamo e per quello che siamo, oggi, in questi tempi. Credo che per questo abbiamo bisogno – stamani padre Gabriele Ferlisi con le sue parole semplici e dirette ce lo ricordava – di stringere ancor più profonde le nostre radici in Lui, nel dono del sacerdozio che è già dato, nel ministero nel quale ci ha chiamati e nel quale rimane fedele a tutte le promesse che ci ha fatto.

Egli è il centro di tutto questo, la radice e la vita di noi stessi.

Tra poco la Liturgia ci darà la possibilità di rinnovare le nostre promesse. Lo facciamo nella nostra libertà, con la nostra volontà, con il nostro cuore, ma ancor più con la fiducia in Colui che ci ama e ci ha liberati e così ci ha fatti suoi, ci ha intrisi della Sua forza.
Egli rinnova sempre il dono a cui è fedele, fino alla fine!

Vorrei che queste parole – dalla Scrittura ascoltata, dal cuore, alle mie parole – dessero a ciascuno di noi, ogni giorno, quella gioia, quella bellezza, quella serenità e quell’impegno di cui abbiamo bisogno e per il quale siamo mandati al nostro popolo.

Diamoci oggi e giorno per giorno questa reciproca testimonianza di fede e preghiamo tutti gli uni per gli altri e preghi il popolo di Dio perché i Suoi sacerdoti, i vostri sacerdoti, siano confermati in questa grazia.

Sia lodato Gesù Cristo!

+Rodolfo