Condividi

L’omelia del vescovo Rodolfo per l’ordinazione sacerdotale di Francisco Iniguez Padilla

L’omelia del vescovo Rodolfo per l’ordinazione sacerdotale di Francisco Iniguez Padilla

“Benediciamo il Signore, a Lui onore e gloria nei secoli” (ritornello cantato dal coro e dall’assemblea dopo che il Vescovo ha pronunciato la formula di rito con cui ha eletto Francisco per l’Ordine del presbiterato)

E’ bello quando dalla parola si passa al canto, così solenne, segno che nel nostro cuore c’è qualcosa che vuole esprimersi in pienezza.

Lo ripeto: benediciamo davvero il Signore, per quello che oggi ci fa vivere. A Lui onore e gloria! Chiediamogli che la nostra vita proclami la Sua gloria e la Sua bontà, così manifesta in questa giornata.

Ho scelto per l’ordinazione del nostro caro Francisco questa data del 20 maggio, perché per me è ricca ed impegnativa. Diciassette anni fa ricevevo la consacrazione episcopale e in occasioni come questa la comprendo davvero di più. Questi sono i momenti in cui l’opera di Dio si manifesta nella sua misteriosa e incredibile forza e lo fa consegnandosi a me, alle mie mani. Oggi posso imporre le mie mani povere di peccatore e questo gesto, pregando – io con tutta questa Chiesa – diventa fecondità santa, trasmette a un fratello più giovane, più piccolo di me, venuto da lontano, ormai di famiglia a Grosseto, ma anche ricco di mistero come è ogni persona; a un fratello maturo, pronto, ma, insieme, all’inizio – come lo siamo sempre in queste cose -, a un fratello contento, entusiasta, ma insieme trepidante; ecco, trasmette il potere di consacrare il pane e il vino, di annunciare il Vangelo di Gesù, di mettere in comunione con Lui, di perdonare i peccati.

Uniti al Signore Gesù, gli consegno la possibilità e la capacità di essere lui stesso un altro Cristo, qui, tra noi.

In questi giorni, pensandoci, e oggi in modo particolare, ho percepito e percepisco quanto tutto questo sia grande, più di ogni altra volta. Sono gli anni che passano? Non so, ma ancor più è la preziosità di questi momenti, tanto belli anche perché, purtroppo, poco frequenti.

E’ una percezione gioiosa e trepida – lo ha detto anche il Rettore – che ancora una volta mi fa meravigliare di gratitudine e mi sollecita ad essere davvero di Dio e di questo popolo.

Gioia di un dono che la misericordia di Dio mi rinnova personalmente – un’ordinazione è un intenso momento di paternità per un Vescovo -, ma anche gioia perché mi fa strumento, mi fa canale, cuore, parola, mano di Dio nell’accogliere, nel consacrare, nel mandare, nel consegnare  a voi Francisco come ministro, sacerdote di Dio, in questa Chiesa, per questo popolo.

Ed è una gioia che voglio esprimere personalmente a lui e anche ad ognuno e per ognuno di voi, cari sacerdoti, ricordando come questo dono ha toccato ciascuno di voi quando un Vescovo vi ha consacrati. Nella consacrazione di Francisco si ravviva la vostra: mi viene un po’ da pensare a quel sussulto di gioia nel grembo di Elisabetta, alla visita di Maria, che portava in sé il fanciullo Gesù. Viviamo, fratelli, vivete questo momento con semplicità e gioia, con gratitudine e con nuova e rinnovata disponibilità, superando ogni stanchezza, riappoggiando noi stessi su questo dono di Dio, su questa Sua volontà sulla nostra vita, che è il fondamento sicuro della nostra esistenza. Vi invito a vivere, inoltre, questo momento ravviando ognuno il proprio innesto, come tralci alla vite, a quel Signore Gesù, vite sempre feconda e piena di linfa, che vi ha chiamati, ma anche a quella vite che è questa Chiesa, il Suo corpo, nella quale ognuno nasce, ognuno viene offerto, ognuno appartiene, ognuno vive la sua vita, ricco di capacità e potenzialità umane e sante, per questa Chiesa, in questo tempo.

Ve lo chiedo, cari sacerdoti, per me: aiutatemi a ringraziare il Signore perché oggi la mia persona sia davvero strumento di questa ricchezza per Francisco come lo è sulla vita di ognuno di noi. E lo è – lo ripeto – dentro questa comunità santa, legata con sentimenti di paternità e fraternità sacerdotale con ognuno di voi da parte mia e da parte di ognuno di voi verso il popolo; animati da affetto e da volontà di servizio a questo nostro popolo, in questa Chiesa santa di Dio, che è la nostra famiglia di Diocesi grossetana, alla quale Francisco, ma anche noi, consegniamo ogni giorno la nostra vita servendo i fratelli nella carità e offrendo ad ognuno la nostra unica ricchezza: Gesù, il Vangelo e la carità che ci anima.

Questa fede e questa comunione fraterna e spirituale, che viviamo sempre e oggi in modo particolare, ci permette di riascoltare le parole di Gesù, che abbiamo sentito nel Vangelo di Giovanni rivolte ai suoi discepoli, come dette a noi, oggi, e a te, Francisco, in modo particolare. Sono come una brezza leggera in cui è Dio; come un respiro pieno che ci dà anima:

“Se mi amate osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità (…). Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi (…). Voi mi vedrete (…). In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi” (cfr Gv 14,15-20)

Espressioni intense, quasi dei giochi di parole per esprimere un rapporto di amore, di fedeltà, di osservanza, di coinvolgimento, di immersione nella vita di Dio attraverso la preghiera di Gesù al Padre, nel dono del loro amore, nella vita di noi in Lui, nella promessa che ciò sarà sempre più profondo:

“Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21)

C’è un mistero aperto davanti a noi, che non si esaurirà mai come queste parole di Gesù, profonde, intense, belle, piene di futuro. Lo sappiamo: sono le parole dell’ultima cena, quando l’a-tu-per-tu con i suoi fu più intenso che mai, più vero – se così si può dire -, capace di inverare anche i suoi discepoli nella loro verità con Lui. Loro stavano per diventare i ministri del Suo donarsi: ministri dell’Eucaristia, ministri del Suo dono di morte e resurrezione nell’annuncio e nel perdono. E in queste parole cogliamo già la misura di come il Suo donarsi diventerà comunione di loro con il Suo mistero: “Voi in me ed io in voi” (Gv 14,20)

Essi ci sono già coinvolti, ci sono immersi, ma questo – dice Gesù – si intensificherà grazie al dono dello Spirito Santo: “Voi in me ed io in voi (…) Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò” (Gv 14,20-21)

Fratelli, queste parole c’è solo da accoglierle e farle vivere in noi.

Che la Parola di Dio ci prenda davvero il cuore, ci faccia qualche volta volare più in alto, sentendo che essa davvero entra nella nostra umanità.

Questa verità entra nella nostra umanità: in te, Francisco, e in tutti noi.

Arricchiti così, non per godercela, non per restare chiusi in noi, ma per arricchire altri; scelti, graziati così per far gustare al mondo il sapore della paternità di Dio; per essere umilmente un buon lievito; per essere con semplicità un buon seme nel Regno di Dio!

Come? La Seconda Lettura ce lo dice: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori” (1Pt 3,15)

Stare, appoggiarci la nostra vita, contemplarla, sentire che nasce di lì, ma senza fermarsi, “pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi” (ibid.) E questo, nonostante talvolta la tentazione di reagire, “sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza” (1Pt 3,15-16), capaci anche di affrontare il male e la malignità attorno e anche di soffrire, ma sempre attaccati al Bene e facendo il bene.

Caro Francisco, sono le misure di dono e di impegno che la Parola di Dio ci consegna e che oggi consegna, in modo particolare, a te. La tua vita, cercata e presa dalla chiamata di Dio, oggi, in questa chiesa cattedrale, è consacrata ed è mandata al mondo e ai fratelli, così come sei, ma carico di Lui.

La tua storia familiare, personale, umana, spirituale; la tua storia di fede sia sempre più specchiata nel Vangelo e sempre più sia intrisa di Lui. Oggi lo Spirito ti fa suo e ti manda, così come sei, ma con questa ricchezza, al popolo di Dio, in questa Chiesa, in questa Diocesi!

Per tutti noi questo diventa gratitudine, ma anche meraviglia per i sentieri “strani” di Dio, che dal Messico ti ha condotto fin qui e per questo suo dare sempre a tutti noi nuove occasioni di stupirci, di gioirne e di lasciarci coinvolgere, di farci riprendere nell’animo, di ascoltarLo e seguirLo, di ringraziarLo e di mettergli di nuovo tutti – dal Vescovo, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose, ai laici – nella vocazione che il Signore gli ha dato, a disposizione la nostra vita, perché si faccia il Suo Regno, perché Lui emerga nella Sua gloria, nel Suo amore, nella Sua carità in questo mondo.

Il dono che fa a te, Francisco, è una grazia che stasera ridonda su tutti noi. Ti siamo vicini e preghiamo, perché è una cosa estremamente seria e vogliamo che tua sia sempre fedele ad essa.

Con te e con tutto questo santo popolo di Dio ti ringraziamo per il tuo sì e vorremmo che questi momenti si moltiplicassero per la nostra Chiesa che è in Grosseto e per le altre Chiese. Chissà che stasera il Signore non tocchi il cuore di qualche giovane, perché percepisca la bellezza di seguirlo come hai fatto tu. Nella preghiera glielo chiediamo e ci fidiamo di Dio.

Tu hai detto sì, stasera lo confermi totalmente e lo vivrai in questa Chiesa.

La Madonna delle Grazie, la Virgen guadalupana ti tengano vivo, pronto, fiducioso nella tua appartenenza e nel tuo donarti a questo popolo, giorno per giorno.

Così sia!

+Rodolfo