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30 novembre e 1 dicembre: nell’atrio del palazzo vescovile il mercatino della Bottequa

30 novembre e 1 dicembre: nell’atrio del palazzo vescovile il mercatino della Bottequa

Saranno esposti in vendita oggetti di artigianato etnico, presepi, prodotti alimentari dei Paesi del sud del mondo e proposte di regalo solidale per il Natale

Ci sono regali che fanno felice chi li riceve, ma che fanno bene anche a chi li ha realizzati o confezionati. Sono i prodotti del commercio equosolidale, che ci educano continuamente alla consapevolezza che un’altra economia è possibile. Un’economia che non sfrutta la terra o la manodopera, ma che anzi valorizza e dà speranza.

“Occorre ‘ri-animare’ l’economia!”, scrive il Papa nella lettera ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo, per invitarli all’evento “Economy of Francesco”, in programma ad Assisi dal 26 al 28 marzo 2020. E nella Laudato sì sottolinea: “Oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale”.

A Grosseto da vent’anni c’è chi porta avanti la sensibilità e la cultura di un’economia nuova: è la Bottequa, che attualmente svolge la sua attività in via Ximenes 9. All’inizio del tempo di Avvento, che prepara a meditare sul mistero di Dio che si incarna, la Bottequa allestisce un mercatino equo e solidale nell’atrio del palazzo vescovile.

Sabato 30 novembre, nel pomeriggio (a partire dalle 16) e l’intera giornata di domenica 1 dicembre (10-12.30; 16-19.30) saranno esposti per la vendita oggetti di artigianato etnico, presepi, prodotti alimentari dei Paesi del sud del mondo e proposte di regalo solidale per il Natale.

Nata come associazione Ex Aequo nel 1997, due anni dopo è sorto il punto vendita e nel 2009 l’associazione si è trasformata in cooperativa, formata da una sessantina di soci, di cui 15 volontari che si alternano alla Bottequa.

“Invitiamo i grossetani a farci visita – dicono dalla Bottequa – per contribuire a dare un segnale di inversione di tendenza anche nel nostro modo di approcciare un gesto bello, come il dono natalizio, promuovendo il valore educativo di acquistare prodotti che danno lavoro ad artigiani di Paesi dove povertà e sottosviluppo sono ancora molto forti. E poi c’è un dato bello: ogni prodotto è fatto dalle mani di una persona, non esce dalle macchine, è un pezzo unico, che custodisce il tocco di chi l’ha creato. Il fatto che il prodotto sia pagato ad un prezzo un po’ più alto ci aiuta a ricordare che, nell’acquistarlo, non facciamo solo un regalo a qualcuno, ma anche a chi quel prodotto l’ha realizzato”.