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Eremo di Malavalle, lavori nella chiesa che torna fruibile

Eremo di Malavalle, lavori nella chiesa che torna fruibile

La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo ha investito una somma dalle manutenzioni per le aree archeologiche per il ripristino dello scavo nella pavimentazione e per il ricollocamento della mensa in pietra dell’altare

C’è un luogo carico di fascino, di storia e di spiritualità sul nostro
territorio. È l’eremo di Malavalle, nel comune di Castiglione della Pescaia. È qui che il 10 febbraio 1157 moriva Guglielmo, l’eremita e anacoreta,
che aveva scelto quel luogo aspro e selvaggio, chiamato Stabulum Rodi,
per vivere una vita fatta di penitenza e di colloquio intimo con Dio. È qui che, subito dopo la sua morte, germinò l’Ordine dei Guglielmiti, a cui dette un impulso decisivo Alberto, primo compagno del santo.

Oggi dell’antico cenobio restano solo dei ruderi. La chiesetta, in particolare, ancora tutta intera e, accanto ad essa, brandelli di mura, a descrivere quel che doveva essere l’impostazione spaziale del monastero. La riscoperta di Guglielmo, unico santo espresso dalla nostra terra, passa anche dal recupero del luogo suo più caro.

L’eremo di Malavalle fra il 2001 e il 2005 è stato oggetto di lavori di estauro,
consolidamento, indagini e scavi archeologici da parte della Soprintendenza. Uno degli ultimi lavori è stato proprio lo scavo all’interno della chiesa, che però si è interrotto per il taglio drastico di finanziamenti statali sui lavori portati avanti su edifici non demaniali, come è, appunto, il
caso del complesso di Malavalle. E così l’intervento è rimasto incompiuto. Finalmente, però, in tempi recenti, qualcosa si è mosso, tanto da imprimere una svolta significativa, attesa da tanti e nel giro di poche settimane sarà
davvero possibile tornare a usufruire anche di quel luogo di preghiera raccolto e isolato, che oggi ricade su un territorio di proprietà dell’Asbuc, conosciuto.

La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, a seguito dell’approvazione del programma
lavori per il 2020, è riuscita a stornare una piccola somma, pari a poco meno di 12mila euro, dalle manutenzioni per le aree archeologiche, investita per far fronte al ripristino dello scavo nella chiesetta e alla pavimentazione in coccio pesto, nonché al ricollocamento della mensa in pietra dell’altare. Da alcune settimane sono in corso i lavori, affidati all’impresa Lauria di Grosseto.

Sul pavimento è stata effettuata una ricerca: nella chiesa vi erano, infatti, più strati e i lavori consentiranno di allinearsi all’ultimo in ordine di tempo.
L’impresa ha estratto dei campioni, ha effettuato delle prove e ha personalizzato il coccio pesto, per avvicinarsi il più possibile alla tonalità
e all’aspetto del pavimento esistente. Una minima differenza si noterà, ed è
giusto così, per evidenziare l’intervento attuale ad integrazione. L’idea è dare una levigata all’intera pavimentazione con l’applicazione di un protettivo. Riguardo all’altare, esiste già una mensa in pietra grigia che verrà ricollocata nell’area del presbiterio.