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Domenica delle Palme, l’omelia del vescovo Rodolfo

Domenica delle Palme, l’omelia del vescovo Rodolfo

Fratelli e sorelle,

desidero darvi una parola, un pensiero qui dalla cattedrale di Grosseto attraverso Tv9, che, insieme ad altri mezzi, ci sta permettendo di superare le chiusure che la pandemia ha imposto.

E’ il giorno delle Palme!

Ricordo, da piccolo, le prime volte che anch’io ho potuto partecipare a questa liturgia, alla processione con l’ulivo in mano… La gioia di cantare con gli altri bambini, in parrocchia, la preparazione per fare l’ingresso solenne in chiesa… Ricordo anche la bellezza a Gerusalemme, da Betania, su, al monte degli Ulivi: migliaia e migliaia di persone per ricordare questo momento entusiasmante intorno a Gesù da parte di tutti.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato, all’inizio ci parla della festa, perché Gesù viene, Gesù arriva in mezzo al suo popolo, arriva nella sua città. Poi la lunga, bella, intensa lettura del Vangelo della Passione ci ha raccontato, invece, il dramma del rifiuto e ci ha messo, con commozione, ancor di più dinanzi alla debolezza di Gesù, figlio di Dio; direi alla fragilità di Dio, pieno di dignità, ma fragile, appunto; fattosi debole come ciascuno di noi.

Questo è il mistero, è la realtà grande che entra nella nostra vita e nella quale, attraverso questa Settimana, entriamo ancor più profondamente.

Lo sappiamo, lo abbiamo ripetuto tante volte: è una Settimana Santa che appare più povera nei suoi segni, ma forse, proprio per questo, possiamo guardare a Lui con più intensità, con più sicurezza che se avessimo avuto più segni; come se lo avessimo sentito raccontare solo vincitore anche su quella terribile reazione di patimenti, di processi…

Invece adesso posso cercarLo di più nel dolore, nelle ferite, nei morti, nelle vittime di questi giorni; posso intravederlo di più nel pianto di tanti, in questa Gerusalemme che è il mondo ferito dalla pandemia; in questo Getsemani dove anche Gesù ha pianto, chiedendo a Dio Padre di essere liberato da quel momento di prova; o nel calvario, dove Lui stesso ha subito l’onta della morte.

Nella povertà di questi giorni, forse siamo aiutati a vederLo di più, come diceva papa Francesco il 27 marzo scorso, nei segni che abbiamo. A partire dalla preghiera: quella drammatica del Pontefice solitario in piazza San Pietro; o quella incerta di tutti noi, che nelle nostre famiglie o attraverso i mezzi di comunicazione, dobbiamo inventare modi nuovi che esprimano il nostro stare davanti a Dio. Papa Francesco diceva: “In questi giorni abbiamo due armi:la preghiera e il servizio”. Il servizio di quanti, prendendo le misure di Gesù, mettono la loro vita a rischio per gli altri.

Questo Gesù fragile; questo Gesù ferito è il Dio in cui credo, è il Messia che è osannato, ma anche tradito; è il Signore che compie miracoli, ma è anche sconfitto e tuttavia rimane sempre nell’amore obbedendo al Padre.

E questo Dio, che si è fatto povero, fragile come siamo noi, ha seminato nella storia – mia, nostra, del mondo – la resurrezione, la vittoria sulla morte

Il Vangelo della passione terminava col sigillo sulla tomba, ma quel sigillo sarà spezzato!

Allora, fratelli, in questi giorni, vivendo anche attraverso i media la memoria della passione, morte e resurrezione di Gesù, appoggiamo su di Lui – così come lo conosciamo, così come ci è raccontato dal Vangelo, così come lo celebriamo – tutto quello che abbiamo in cuore, sussurrando o anche gridando, perché qualcosa ci ferisce, ci fa male.

Questa settimana è la settimana della verità: la verità dei sentimenti, la verità delle esperienze umane, che passano dagli entusiasmi facili ai fallimenti; che sono amore e dolore, che sono sempre vita e morte, vita o morte. E quest’anno, tutto questo, che è la vita dell’uomo, lo viviamo in maniera esponenziale per la sofferenza che il mondo sta affrontando. Però – e questa è la nostra fede, questa la forza della liturgia anche se non possiamo parteciparvi direttamente, ma i muri non chiudono lo spirito né separano i sentimenti e la comunione – celebrando, riviviamo Gesù figlio di Dio fatto nostro fratello, che nei suoi giorni ha attraversato tutte queste esperienze.

Viviamo, allora, tutto con Lui, imparando da Lui, anche con fatica, l’affidamento al Padre, sempre, portati da Lui.

Avremo modo di partecipare in diretta alle celebrazioni, ma c’è una diretta ulteriore: è l’amore. Per questo invito ognuno di noi ad un sussulto di interiorità, di attenzione, di preghiera – personale e in famiglia – di ascolto, di lettura, di meditazione della parola di Dio, di tempo dato al racconto, alla condivisione e anche a qualche segno, che potete creare con quello che vi suggerisce l’amore, la fantasia, l’affetto per le vostre famiglie.

In questa Quaresima, ogni giorno la Madonna delle Grazie, dal nostro santuario, ci ha accompagnati. Le chiediamo di farlo ancor più intensamente adesso, con il suo cuore, con il suo amore e il suo dolore, ma anche con la sua fiducia in Gesù e nel Padre, che l’ha scelta per essere madre del Suo figlio. Nei giorni della passione e morte del Figlio, fu chiamata anche ad essere madre nostra, per questo le affidiamo il cuore di ognuno di noi, in questa cattedrale vuota, che mi fa pensare alla Chiesa che siamo e ad ogni fratello.

Così ci incamminiamo nel mistero intenso di questi giorni.

Ci accompagni la parola di Dio, ci sostenga il cuore e l’amore che Dio ha seminato in ciascuno di noi.

+Rodolfo