Condividi

Verso la graduale ripresa delle celebrazioni: il vescovo Rodolfo ci scrive

Verso la graduale ripresa delle celebrazioni: il vescovo Rodolfo ci scrive

"Non è una vittoria nostalgica, ma il proposito e la speranza di mettere a frutto un’esperienza dolorosa di potatura radicale, di paure e di rabbia, ma anche di ricerca, di pazienza, di esperienze di bene e di fede"

Al Clero

Alle comunità religiose

A tutta la comunità diocesana

       Finalmente a Messa col popolo!

                                          Dopo due mesi di quasi clausura inizia la graduale ripresa di una piena espressione della fede cristiana: poter celebrare la Messa con la presenza del popolo, come è normale che sia!

        La Chiesa, che è in maniera permanente una comunità di fede, ha dei momenti essenziali in cui si raduna con tutti i suoi membri e, guidata dal suo Vescovo o dal suo sacerdote, celebra la memoria dell’ultima Cena, l’offerta della vita da parte di Gesù e la comunione al suo corpo e al suo sangue: “Annunciamo la tua morte, Signore; proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta!”

        La celebrazione eucaristica è la fonte e il culmine della fede della Chiesa. Dopo il Battesimo, viene da lì, in ogni stagione della vita, il senso di appartenenza all’unico corpo di Cristo e l’impegno a fare quello che Lui ha compiuto, dando anche noi la vita per i fratelli.

       La prova ancora in atto

        La vita è fragile… ma quando è in pericolo deve essere ancor più amata, difesa, messa al primo posto.

        Questo ha motivato anche il digiuno eucaristico (non poter celebrare con il popolo) nel tentativo di arginare il più possibile la pandemia del Covid-19.

        Scelta giusta? Discutibile? Opportuna nei modi e nelle misure?

        E’ stata la scelta ritenuta più coerente da parte di chi presiede alla Chiesa, che è in Italia e che ha responsabilmente scelto di aderire al comportamento richiesto dai Decreti governativi. che si sono succeduti.   Cristiani e cittadini come tutti, motivati anche dalla fede, come singoli e come comunità, abbiamo fatto la nostra parte. Il motivo era di necessità primaria.

        E’ costato sacrifici, certo! Ma siamo sicuri che anche questi hanno contribuito a salvare vite umane!

        Ci sono state anche tante polemiche… Comprensibile tutto: l’incertezza, la precarietà delle scelte, qualche fibrillazione pro e contro. Comprensibile anche il calore delle discussioni!    

        Molto meno – direi – il senso di giudizio aspro e talvolta di dispregio verso chi – fratelli nella fede, laici, sacerdoti, vescovi – la poteva pensare diversamente.

        Probabilmente certi social media non sono stati usati al meglio… E’ emerso ancora una volta, con chiarezza come sempre, che non è il mezzo in sé, ma il cuore e la testa di chi lo adopera…

        In questo abbiamo tutti da crescere!

        Forse un po’ di silenzio avrebbe aiutato di più, ma questi mezzi, che oggi hanno una funzione tanto utile, posseggono anche un potere, davvero virale (… da virus!), di voler arrivare subito e di aver troppa voglia di con-vincere… il che non è sempre il meglio.

       Servirà tutto questo?

        Continuo a puntare su una risposta positiva, ma non sarà un fatto automatico, se ognuno non cercherà di comunicare, investendo in fiducia, benevolenza, ascolto vero e discernimento nella carità.

        Situazioni molto gravi stanno già toccando singole persone e famiglie: il lavoro, l’economia, il tempo, i rapporti… 

        Se non si punta su questo tipo di animo, tutti i tentativi di bene rischiano di essere esposti al chi tira di qua chi tira di là… Ogni progetto sarà tarlato da una mala interpretazione circa le intenzioni che lo ispirano. Ogni desiderio sarà letto come gara, concorrenza…pericolo!

        Che pesanti certe espressioni di disprezzo verso chi ha preso – dopo incertezze, trattative, proposte, ipotesi – alcune decisioni!

        San Bernardino da Siena (il 20 è la sua festa), che non le risparmiava a nessuno, chiamava queste cose pagliuzze piombate. Di per sé sembrano leggere, ma fanno tanto male se le tiri a qualcuno!

        E di fronte alle realtà, sempre insufficienti, esortava: Piglia il bene et lassa stare il cattivo!

        Cito a mente, sperando di non tradire il pensiero e la testimonianza di un grande.

*  *  *

       Intanto…

        In questi giorni ci prepariamo a una ripresa graduale delle celebrazioni liturgiche con il popolo.

        Il Protocollo firmato dal Governo e dalla Conferenza Episcopale Italiana il 7 maggio scorso, entrerà in vigore da lunedì 18 maggio.

        A vari livelli ci si è confrontati per precisare l’orizzonte pastorale e le pratiche di attuazione. (Cfr Lettera della CET: https://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Lettera-dei-vescovi-toscani-E-una-grande-gioia-tornare-a-vivere-con-il-popolo-le-celebrazioni-liturgiche?fbclid=IwAR0TGWUYW7-mkGMbh1d1PrUvlvY0RT7Etl6iONF4DSsO3lDrl-RRM15QSPY e, presto, i contributi! ).

        Non si vuol codificare tutto… Si offrono contributi condivisi in base a domande emerse, certi che ognuno impegnerà la sua maturità.

        Ringrazio tutti e, personalmente come vescovo, aggiungo qualche considerazione.

        E’ un passo positivo

        Prendiamo il possibile, proposto dalla CEI e approvato dal Ministero, e con animo sereno affrontiamo responsabilmente la sua attuazione.

        Ritengo che, pur con paletti ben fermi, che continuano a chiedere sacrifici e capacità di adattamento, il Protocollo sia un passo positivo, consegnato nelle mani nelle comunità ecclesiali.

        Da quelle più piccole a quelle numericamente più grandi. Da quelle che hanno locali con spazi ampi a chi è più al ristretto. Con i propri sacerdoti e i propri laici, giovani o anziani.

        Il positivo è che possiamo, con gioia, con fiducia e prudenza, riprendere una certa – strana, è vero! – ma essenziale normalità di esprimere una azione importante della nostra fede.

        La parola ripresa, nel protocollo, è unita a graduale.

        Questo significa tanto, perché facciamo tutti la nostra piccola o grande parte, affinché la ripresa non favorisca una ricrescita del Coronavirus… sempre in agguato.

        Solo questo potrà permettere di rendere gradualmente più ampia l’apertura attuale.

       Una nuova vitalità

        Tante cose della nostra vita di Chiesa ancora sono in qualche modo bloccate.

        Il catechismo, le attività parrocchiali comunitarie di formazione, la vita associativa di gruppi e movimenti, alcune espressioni della carità…

        Nelle settimane passate però sono state suscitate anche espressioni fantastiche di creatività e di capacità. Lo stare insieme in famiglia, la preghiera condivisa, la capacità di adattamento reciproco in poco spazio, la disponibilità a servizi di volontariato, le forme di didattica a distanza, la ripresa della lettura e meditazione della Parola di Dio, l’uso dei media, il tempo per se stessi…

        All’inizio dell’emergenza avevamo lanciato per questo l’hashtag #lafedenonsichiude.

        Dobbiamo continuare ad esprimere tutta la capacità, la dignità e operatività umana e cristiana dimostrata.

        Vogliamo riflettere e dobbiamo aiutarci a costruire, in forme nuove, quello che eravamo abituati a trovare già programmato o a vivere nell’onda del si è fatto sempre così.

       Un nuovo hastag: #iotornoinchiesa  

        Non è una vittoria nostalgica, ma il proposito e la speranza di mettere a frutto un’esperienza dolorosa di potatura radicale, di paure e di rabbia, ma anche di ricerca, di pazienza, di esperienze di bene e di fede.

        Non buttiamo via niente, facciamo tesoro di una consapevolezza di tanti valori da confermare e di tante cose, ritenute importanti, e che invece forse non lo erano poi tanto…

        Con fiducia diamoci una mano tutti a fare bene quel che si può.

        Solo questo dà la possibilità di correggere ciò che è limitato e migliorare.

        Ci ha accompagnato ogni giorno la supplica alla Madonna delle Grazie, ci affidiamo ancora a lei e al suo esempio.

Il Signore ci dia la sua Pace! Volentieri vi benedico,

+Rodolfo, vescovo

Grosseto, 10 maggio 2020-V di Pasqua

SCARICA LA LETTERA IN FORMATO PDF