Giornata mondiale della gioventù-Lisbona 2023: iniziano a scaldarsi i motori, il 16 dicembre il timing per le iscrizioni

Grosseto – Iniziano a scaldarsi i motori per la Giornata mondiale della Gioventù dell’estate 2023, che porterà decine di migliaia di ragazzi dai cinque continenti a Lisbona, per incontrare papa Francesco ed incontrarsi fra loro.La macchina organizzativa ha messo la quinta e anche sui territori si cominciano a delineare in modo più chiaro i contorni dell’evento.Martedì sera presso la parrocchia del Cottolengo (e via zoom per chi non poteva essere presente) si è tenuta la prima riunione organizzativa promossa dal servizio diocesano di pastorale giovanile e sono state fornite le indicazioni di massima. La prima è che i giovani della diocesi di Grosseto condivideranno l’esperienza della Gmg in Portogallo assieme ai loro coetanei delle diocesi della Metropolia (Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino; Montepulciano-Chiusi-Pienza; Pitigliano-Sovana-Orbetello; Massa Marittima-PIombino) e con i giovani di Fiesole.

Due, al momento, le modalità di partecipazione.

-La prima prevede il soggiorno dal 24 luglio all’8 agosto 2023, così da vivere anche l’esperienza del gemellaggio con la con la diocesi di Algarve, nel sud del Portogallo. Il gemellaggio si concluderà il 31 luglio per poter vivere dal primo agosto la GMG a Lisbona.

In questo caso il viaggio sarà in pullman, con tappa intermedia a Barcellona sia all’andata che al ritorno. Costo orientativo: 700 euro.

-La seconda opzione è relativa alla partecipazione alla sola settimana della Gmg dal 1 al 7 agosto, con volo charter da un aeroporto comodo da raggiungere per i ragazzi. Il costo dovrebbe aggirarsi sugli 800 euro ed i posti disponibili sono 150 per l’intera Toscana. Allo stato attuale non è possibile ancora sapere quale sarà la ripartizione dei posti disponibili fra le singole diocesi.Di certo c’è, invece, che il timing per le iscrizioni scatterà, a Grosseto, il 16 dicembre in occasione dell’inizio della novena di Natale dei giovani. “Come ci si iscrive? Lo scopriremo il 16 dicembre – dicono dall’equipe diocesana di pg – La novena sarà incentrata su Maria, tema della Giornata mondiale di Lisbona”. Le iscrizioni chiuderanno il 31 gennaio. Così come di certo c’è che per partecipare alla Gmg occorre aver compiuto 16 anni e non più di 30 “per offrire un’esperienza che sia adeguata agli adolescenti più grandi e ai giovani. Invitiamo fin d’ora i ragazzi più piccoli a prepararsi per vivere insieme la prossima Gmg nel luogo che il Papa ci indicherà a conclusione di Lisbona 2023”, dicono dall’equipe diocesana.

Il 2 giugno 2023 i giovani iscritti vivranno, insieme ai coetanei delle diocesi della Metropolia e di Fiesole, il mandato dei pellegrini.

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“Avvento, nuovo tempo davanti: a noi scegliere come viverlo”

Fratelli e sorelle

iniziamo il tempo di Avvento, un cammino rischiarato da quelle lampade che saranno accese, una dopo l’altra, nelle 4 domeniche.

È un gesto ovviamente simbolico, che vuol significare la luce del Signore che illumina il nostro cammino. Non dimentichiamo mai, a questo proposito, quella lampada accesa che ci fu consegnata il giorno del nostro battesimo.

Iniziamo, dunque, un nuovo anno liturgico e direi che pochi avvenimento come quelli liturgici ci danno il senso del tempo che passa.

Fratelli e sorelle, siamo a Natale un’altra volta, è passato un altro anno. Ora tocca a noi scegliere in quale ottica giudicare questo fatto. Detto senza troppi complimenti: un anno in meno da campare o un anno in più della nostra conoscenza di Cristo e della nostra fede cristiana?

Cosa scegliamo? Certo, un anno in meno da campare non c’è bisogno di venire in chiesa per scoprirlo! Oppure mi metto nell’altra ottica e penso che tutti vogliamo fare questo: Un anno in più della nostra conoscenza del Vangelo; un anno in più di grazia di Dio; un anno in più della nostra convivenza cristiana.

Allora capiamo bene il tempo dell’avvento, CHE non è semplicemente un tempo per prepararci al Natale, ma un momento per vivere una dimensione essenziale della vita cristiana: di nuovo tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti. Noi partiamo da un passato – nato da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, è risorto il terzo giorno – per poter affermare che tornerà a giudicare i vivi e i morti. E celebriamo l’eucaristia per annunciare la morte del Signore, proclamare la sua resurrezione nell’attesa sua venuta.

E’ in questa dimensione di attesa che possiamo considerare la nostra vita non come tempo che ci viene sottratto, portato via, ma come un tempo che ci viene concesso per capire ancora più profondamente la nostra esperienza di cristiani. Attesa che deve essere operosa, non semplicemente attendendo senza sapere esattamente chi e come.

Ricorderete il romanzo “A aspettando godot”… un tempo che diventa un non senso.

La nostra attesa deve essere molto operosa: ricordiamo la parabola dei talenti, la parabola delle vergini stolte e sapienti, la parabola del ricco epulone, la parabola del ricco che vuol costruire nuovi granai per poter dire a se stesso: ora pensa a divertirti. La nostra attesa invece deve essere come quella dei servi che aspettano il ritorno del loro signore per poterlo accogliere prontamente: entra nella gioia del tuo padrone!

Chiediamo, allora, al Signore di avere questa coscienza attenta, vigile, non addormentata, non traviata, ma una coscienza che cresce, una coscienza che accoglie gli stimoli della vita, che sa rifletterci sopra, alla luce della parola di Dio. Così la nostra attesa non sarà inutile

Avete sentito la parola di Isaia:

«Venite, saliamo sul monte del Signore” per poter spezzare le nostre spade e farne degli aratri e non imparare più l’arte della guerra (cfr Is

Fratelli e sorelle

come sembrano lontane queste parole di Isaia…quasi una specie di illusione… stiamo vivendo momenti di guerra e di guerra feroce, ammesso che esistano guerre non feroci, e di cui non sappiamo se e quando finirà e con quali conseguenze.

Queste parole allora cosa sono? Un semplice augurio? Una illusione? Peggio ancora… o sono parole che ci scivolano addosso perché ci paiono così lontane dalla nostra esperienza quotidiana?

Ieri nell’ufficio divino la seconda lettera di san Pietro faceva riecheggiare questa domanda:

“Dov’è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione” (cfr 2Pt 3,1-18)

Questa è una sottile tentazione, molto sottile, a cui la nostra coscienza di cristiani ci deve far stare molto attenti: la tentazione di dubitare della parola di Dio, che invece ci deve spronare a raffinare la nostra coscienza a compiere quelle opere di pace, per quanto piccole ci possano sembrare, per quanto addirittura insignificanti rispetto ai problemi ci possano sembrare! Non ci scoraggiamo per questo!

Allora il nostro cammino, illuminato dalla luce pasquale di Cristo morto e risorto, ci farà essere uomini e donne della speranza; uomini e donne che sapranno ascoltare e vedere al di là della nostra esperienza. Saremo insomma sempre più cristiani e allora un anno in più della nostra vita di cristiani, un anno in più della nostra esperienza del Vangelo.

Auguriamocelo! Io a voi e voi a me.

***

Questa Messa che stiamo celebrando segna anche un momento di cambiamento in cattedrale.

Lo sapete: è una decisione già presa da tempo, ma stasera viene simbolicamente rappresentata. Don Piero lascia la parrocchia della cattedrale; don Franco lascia la propositura, ma entrambi restano comunque canonici, quindi presenti come lo sono stasera nella vita del duomo. È solo un passaggio momentaneo, in attesa di stabilire altri

Voglio fare ringraziamento a don Piero per i lunghi anni che ha passato come parroco; e voglio ringraziare don Franco per loro dedizione. Li conoscete e non ho bisogno di aggiungere io altre parole alle tante. Voi avete certamente conoscenza e motivi per ringraziare il Signore insieme con loro della loro vigilanza, della loro vita di sacerdoti e di persone dedicate al servizio di Dio e del popolo cristiano.

Si usa dire “Iddio te ne renda merito” e lo dico a voi, don Piero e don Franco, con tutta la riconoscenza di cui sono capace. Faccio gli auguri a don Gian Paolo di portare avanti l’apostolato nella cattedrale insieme ai suoi seminaristi. Metto davanti a voi i futuri preti di domani. Guardateli con simpatia, ma pregare per loro. L’esempio di questi preti avanti negli anni, fedeli al ministero che hanno ricevuto sia un esempio per loro perché, quando sarà il momento di ricevere il sacerdozio, possano essere fedeli a quello che prometto, al dono che ricevono.

Amen!

+Giovanni

Torna l’iniziativa solidale delle “Scatole di Natale”. Punti di raccolta a Grosseto, Castiglione della Pescaia, Ribolla, Roselle, Marina e in alcune scuole del capoluogo

Torna, per il secondo anno consecutivo, l’iniziativa delle “Scatole di Natale”, gesto di fraternità verso persone in stato di bisogno o di solitudine, per offrire una sorpresa, un sorriso, rendere bello il Natale di chi ha perso il lavoro, ne è in cerca, viene da Paesi lontani, o comunque non ha la possibilità di acquistare doni né di riceverne.

L’iniziativa è stata portata a Grosseto dalla Gioventù francescana, dopo aver preso contatti con gli ideatori di Milano, ed ha immediatamente riscosso un ottimo riscontro, tanto che lo scorso anno furono raccolte oltre 2mila scatole.

Ma in cosa consiste l’iniziativa? “Si tratta – spiega Martina Cutrupi, giovane che quest’anno ha la responsabilità di coordinare il progetto – di riempire una scatola con cinque ingredienti: una cosa calda (un maglione, una sciarpa, un cappello o un paio di guanti); una golosità (uno snack, biscotti, barrette di cioccolato…); un passatempo (un libro, un mazzo di carte…); un prodotto per l’igiene (un sapone, uno shampoo, un bagnoschiuma…), e un biglietto scritto dalla persona che prepara la scatola e destinato a chi la riceverà. La scatola dovrà essere confezionata come un vero e proprio regalo e consegnata nei punti di raccolta. Questo piccolo gesto, nella sua semplicità – continua Martina – può essere fatto da ciascuno di noi a prescindere dal credo religioso”. Unica attenzione: sopra la scatola andrà scritto se è destinata ad un uomo, a una donna, a un/una bambino/a.

I PUNTI DI RACCOLTA
Quest’anno, i punti di raccolta saranno, a Grosseto, oltre che nella parrocchia di Santa Lucia, anche nelle parrocchie Maria SS. Addolorata e San Francesco. In queste tre realtà si potrà consegnare la scatola confezionata nei giorni di domenica 11 dicembre, sabato 17 e domenica 18 dicembre dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 18. A Grosseto un altro punto di raccolta sarà il “laboratorio tessile Me” in via Aurelia Nord 98: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18 e il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 18. Punti di raccolta saranno allestiti anche nella parrocchia di Castiglione della Pescaia (raccolta il 6 dicembre 10-13,15-18; l’8 dicembre 9-13; il 17 dicembre 15-18; il 18 dicembre 9-13), a Ribolla, in via del Parco (raccolta domenica 18 dicembre dalle 10 in poi ), nelle parrocchie di Marina di Grosseto e di Roselle (a breve sarà possibile avere le date).
“La novità di quest’anno – aggiunge Martina Cutrupi – è il coinvolgimento di alcune scuole. In particolare, hanno risposto al nostro appello, il plesso della primaria di via Sicilia (raccolta martedì 13, mercoledì 14 e venerdì 16 dicembre dalle 10 alle 12); di via Jugoslavia (raccolta mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 15.30); di via Mazzini (raccolta tutte le mattine dalle 8 alle 10) con il coinvolgimento delle famiglie degli alunni”.

DIVENTARE VOLONTARI
Chi vuole può collaborare alla buona riuscita dell’iniziativa, non solo portando le scatole di Natale, ma anche come volontario nei punti di raccolta, accogliendo le persone, registrando le scatole portate nelle apposite tabelle, schedandole in base al fatto che siano destinate a un uomo, a una donna o a un/una bambino/a. L’iniziativa è pubblicizzata sui social ed è li che si possono raccogliere volontari: chiunque volesse donare un po’ del suo tempo può infatti scrivere direttamente sulle pagine social, instagram o facebook della Gifra Grosseto, o sulla email gioventufracescanagrosseto@gmail.com. Le scatole raccolte saranno distribuite poi alle Caritas parrocchiali, ed alla Caritas diocesana, che provvederanno a distribuirle alle famiglie bisognose con cui sono in contatto. “Un piccolo gesto semplice – conclude Martina – ma che può dare tanto a chi lo riceve e regalare un momento di gioia a tutti”.

Avvento ’22 in cattedrale: le iniziative di preghiera

L’Avvento in Cattedrale porta alcune novità, che il Capitolo ha definito come proposta per tutta la comunità diocesana.

LE MESSE PREFESTIVE DI AVVENTO

Sabato 26 novembre sarà il vescovo Giovanni a presiedere la Messa prefestiva, in diretta su TV9, che segnerà l’avvio del tempo di Avvento.
Il Vescovo accenderà anche la prima candela della corona e saluterà ufficialmente don Piero Caretti, che ha cessato il servizio di parroco della cattedrale.

Nei tre sabato successivi la Messa prefestiva delle 18 sarà animata a turno da altrettante comunità parrocchiali: il 3 dicembre dal Cottolengo, presieduta da don Gian Paolo Marchetti, proposto del Capitolo e parroco anche della comunità di via Scansanese. Il 10 dicembre sarà la vicina comunità parrocchiale di San Francesco, col parroco fr. Gabriele Maria Monnanni, ad animare la liturgia della terza di Avvento «Gaudete». Infine, sabato 17 dicembre la parrocchia Maria SS.Addolorata col parroco don Marco Gentile.

“In Quaresima – anticipa il Proposto don Marchetti – ripeteremo l’iniziativa col coinvolgimento di altre parrocchie, per recuperare la bellezza di essere a servizio della chiesa-madre della Diocesi. Per questo abbiamo chiesto ai parroci che nel sabato in cui celebreranno in cattedrale non si tenga la Messa in parrocchia, affinché sia la comunità parrocchiale, coi bambini, i catechisti, i giovani, gli animatori della liturgia a dare un segno di comunione, tanto più che la Messa prefestiva è teletrasmessa e quindi sarà bello inviare un messaggio anche alle persone che seguono dalla tv”.

I VESPRI DOMENICALI

Altra novità che partirà questa domenica è il canto dei Secondi Vespri alle 17.45. I canonici, come accadeva un tempo, si riuniranno in cattedrale ogni domenica per cantare la preghiera della sera, aperta naturalmente a tutti i fedeli che lo desiderano. Al termine sarà celebrata la Messa festiva (che verosimilmente comincerà un po’ dopo le 18).

NOVENA DELL’IMMACOLATA

Martedì 29 novembre, infine, avrà inizio la Novena all’Immacolata: ogni sera alle 18, fino al 7 dicembre, al posto della Messa feriale (sabato e domenica esclusi). A predicare la novena sarà don Fabio Bertelli, parroco di San Giuseppe. Davanti all’altare della Madonna sarà pregato comunitariamente il Rosario e cantato il «Tota pulchra».

NOVENA DI NATALE

Inizierà il 16 dicembre e si terrà ogni sera alle 18, al posto della Messa, secondo lo schema tradizionale. A guidarla sarà il Proposto don Gian Paolo Marchetti, coadiuvato dal canonico sacrista don Ivano Rossi

PRESENTATO IL CALENDARIO 2023 “SOTTO LO SGUARDO DI S.ANTONIO” DEDICATO AL CICLO PITTORICO DELL’OMONIMA CAPPELLA NELLA CHIESA DI SAN FRANCESCO A GROSSETO

Grosseto 365 giorni l’anno. Sarebbe un ottimo slogan per promuovere un’iniziativa editoriale che parte da Padova, ha per protagonista il capoluogo maremmano, e si sviluppa praticamente in tutto il mondo.
Stiamo parlando del calendario 2023 “Sotto lo sguardo di s. Antonio”, realizzato dalla rivista «ll santo dei miracoli», organo dall’associazione universale di sant’Antonio, con sede nella città patavina, con la collaborazione della diocesi di Grosseto.

Nulla di pianificato a tavolino, ma frutto di un buon lavoro sul piano comunicativo.

Pochi sanno, infatti, che nella cappella dedicata al santo taumaturgo, all’interno della chiesa di San Francesco, è presente l’unico ciclo pittorico di Grosseto. Un vero e proprio «tesoro» artistico nel cuore del centro storico cittadino, risalente al XVII secolo e realizzato dai fratelli Francesco e Antonio Nasini, celebri pittori amiatini. Furono loro ad affrescare la volta e le pareti laterali della cappella, con scene sulla vita del santo di Padova dottore della Chiesa, uno dei più grandi evangelizzatori del Medioevo. Durante i duri mesi del lockdown, di tanto in tanto p. Rodolfo Cetoloni, oggi vescovo emerito di Grosseto, si recava nella cappella per meditare. Fu in quelle circostanze che guardò come non aveva fatto fino a quel momento le scene di quegli affreschi rimandendone profondamente colpito. Iniziò, così, a scrivere raccontando ciò che vedeva non solo con gli occhi, ma soprattutto con l’anima. Ne è scaturita una lettura storico-artistica e spirituale, che nel 2021 è diventata un progetto video, presentato per la prima volta nel giugno di un anno fa nella chiesa di San Francesco nell’ambito delle proposte della parrocchia in preparazione alla festa di sant’Antonio.


Il video – diviso in due parti – è frutto di un lavoro di equipe totalmente volontario e tutto grossetano. Le riprese e il montaggio sono stati curati da Videografica 01 di Michele e Bruno Ruffaldi Santori; le musiche all’organo sono state eseguite dal giovane Alessandro Mersi, componente dell’ufficio liturgico diocesano e organista della corale Puccini; a dare la voce alle meditazioni del Vescovo è stato, infine, Fabio Cicaloni, insegnante e attore innamorato del francescanesimo.

I video, caricati poi sul canale youtube della diocesi di Grosseto, sono stati visti e apprezzati dall’Associazione universale di sant’Antonio, che ogni anno realizza un calendario, che poi viene diffuso in Italia, in varie zone d’Europa, dell’America latina, degli Stati Uniti, del Canada e dell’Australia. Per realizzare il calendario l’associazione è continuamente alla ricerca di opere che testimonino come la devozione ad Antonio di Padova sia sparsa nel mondo. Visionando il lavoro della diocesi di Grosseto, il direttore don Livio Tonello e i suoi collaboratori sono rimasti colpiti dai dipinti dei fratelli Nasini. Hanno, così, preso contatto con l’ufficio stampa della Diocesi e ne è nata una collaborazione totalmente gratuita che ha permesso a «Il santo dei miracoli» di usufruire delle immagini in alta definizione e di estrapolare dai testi scritti da mons. Cetoloni, alcuni stralci che, mese dopo mese, corredano le immagini riprese dal ciclo pittorico di Grosseto, commentandole.

Il saluto di don don Livio Tonello

E così, a gennaio è proposta la scena che racconta della nascita di Fernando, poi Antonio, a Lisbona nel 1195; a marzo la predica ai pesci; ad aprile il miracolo della mula… e così via.
A Grosseto sono disponibili 600 copie del calendario, che potrà essere ritirato presso la parrocchia di San Francesco, in Cattedrale e nelle altre chiese cittadine (a partire dai prossimi giorni) corrispondendo un’offerta libera.
Per Grosseto è motivo d’orgoglio sapere che quel ciclo pittorico che fu finanziato dalla gente, grazie a questo calendario girerà il mondo.

A Grosseto la presentazione del libro “Il Gius. Don Giussani, una vita appassionante”

Il 2022 segna i 100 anni dalla nascita di mons. Luigi Giussani (Desio, 15 ottobre 1922), sacerdote fondatore del movimento di Comunione e Liberazione.
Il movimento, presente a Grosseto sin dagli anni ’70, ha organizzato la presentazione del libro “Il Gius. Don Giussani, una vita appassionante” di Carmen Giussani, direttrice della rivista spagnola Huellas, il giorno martedì 22 novembre 2022 alle 18,15 presso l’Aula San Paolo del Seminario Vescovile, in via Ferrucci, 11 a Grosseto.
Il libro raccoglie brevi testimonianze di persone che nel corso degli anni hanno incontrato il sacerdote lombardo e che da quell’incontro hanno avuto la vita cambiata.
All’incontro interverrà il poeta Davide Rondoni, curatore della nota introduttiva al volume e per lungo tempo collaboratore di don Luigi Giussani.

“Questo momento – spiega Sabina Galeotti, responsabile della Fraternità di Comunione e Liberazione Grosseto è stato pensato, oltre che per ricordare il sacerdote che è all’inizio del cammino di fede per tanti di noi, anche come momento per far conoscere le caratteristiche costitutive dell’esperienza di Comunione e Liberazione, movimento che con Gioventù Studentesca prima, e dagli ’70 anche con la sigla Comunione e Liberazione, ha animato sotto tanti punti di vista la vita della Chiesa e del nostro Paese, divenendo una proposta convincente anche all’estero come riscoperta dell’essere cristiani. Desideriamo così condividere questo momento con chi fa parte del nostro movimento e con chi pur non facendone parte desideri conoscere e comprendere meglio la nostra storia“.

Secondo anno di Cammino: le tre schede per le comunità

Ripartire da Betania, la città simbolo dell’amicizia e dell’intimità con Gesù.
Riprende il cammino sinodale, dopo la fase uno che si è conclusa prima dell’estate con la sintesi che dalla diocesi è arrivata a Roma e relativa al percorso di ascolto che le parrocchie, le associazioni, i movimenti hanno cercato di fare nel primo anno di cammino.

Ora si riparte con «I cantieri di Betania», che connoteranno il secondo e terzo anno di Cammino sinodale della Chiesa italiana. Il senso e lo stile di questa nuova tappa li spiega bene don Paolo Gentili: “Attingendo alle parole del Cardinale Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, concluso il primo anno del Cammino Sinodale, imbocchiamo un nuovo sentiero, che ci conduce a Betania, il villaggio dove Gesù trovava «casa» dai suoi amici Lazzaro, Marta e Maria. È bello e commovente pensare al fatto che anche Gesù, il Signore, ha amici dai quali si sente accolto e con i quali vivere l’intimità delle relazioni di cui ognuno di noi sa di avere bisogno. Sarà, dunque, questa l’icona del secondo e del terzo anno di Cammino sinodale. Come Chiesa dobbiamo imparare sempre e di nuovo a fare ed essere casa per tutti, dove si asciugano lacrime, dove si dice una parola buona, dove si incoraggia, si spera insieme.
Non è utopia! È il compito che ci attende!
L’impeto del cammino sinodale ci impegna tutti – preti, religiosi, laici – a uscire da una pastorale solo sacramentale per imparare a guardare agli ambienti – fisici e umani – come luoghi da evangelizzare. E’ un
cambio di sguardo sui confini delle nostre comunità parrocchiali, che non possono essere angusti, che vanno oltre il territorio e si dilatano sui luoghi della vita, di tutta la vita!”

Qui sotto è possibile scaricare il sussidio consegnato il 9 novembre agli animatori parrocchiali del Sinodo, contenente le 3 schede che scandiranno questo anno di percorso.

Il nuovo rapporto Chiesa-mondo: incontro di formazione con don Maurizio Gronchi

“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”.

E’ questo l’incipit di “Gaudium et Spes”, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che ha segnato una delle tappe decisive del Concilio Vaticano II, di cui celebriamo i 60 anni dall’avvio.

La parola “gioia” è l’incipit anche di un altro documento decisivo: l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, con cui papa Francesco ha delineato in modo accurato la fisionomia di una Chiesa che, fedele al mando di Cristo di fare discepoli tutte le genti, torna a mettersi “sulla strada”, recuperando così il senso primo del termine cristiani, originariamente chiamati “quelli della strada”.

E’ in questo orizzonte – temporale e lessicale – che si svilupperà l’appuntamento di giovedì 24 novembre. Sarà a Grosseto don Maurizio Gronchi, professore ordinario di Cristologia alla Pontificia Università Urbaniana, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e autore di importanti pubblicazioni in materia di cristologia, tra cui “Trattato su Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore” (Brescia 2017, III ed.), “Discussione sul Gesù storico” (curatore con G. Biguzzi, UUP 2009); “Jesus Christ” (UUP 2013): “Amoris laetitia.Una lettura dell’esortazione apostolica postsinodale sull’amore nella famiglia (Cinisello Balsamo 2016); “Jesucristo” (UUP 2017).

Don Gronchi è stato invitato dal vescovo Giovanni ad animare, la mattina, l’incontro con il clero della Diocesi (presso la sala della parrocchia Madre Teresa di Calcutta), mentre nel pomeriggio (ore 17.30) sarà in sala Friuli per un incontro aperto a tutti, dal titolo: “Il nuovo rapporto Chiesa-mondo alla luce di “Gaudium et Spes” e sui passi di papa Francesco”. 

Un appuntamento che ricalca la modalità, ormai rodata, della tre giorni di formazione che da alcuni anni segna, a settembre, la ripresa delle attività pastorali. Anche il tema si inserisce nel solco del percorso fatto a settembre, quando clero e laicato si sono confrontati sul vivere “Evangelii gaudium” nell’attuale contesto socio-culturale; sulla liturgia per chiedersi come la comunità cristiana può celebrare la vita e la fede e, infine, sulla catechesi di bambini, giovani e adulti.

L’appuntamento dl 24 novembre è aperto a tutti e particolarmente caldeggiato per tutti quei laici che, a diverso titolo, sono impegnati più direttamente nella vita della Diocesi: catechisti, animatori, insegnanti di religione, educatori, addetti alla liturgia, aderenti a movimenti ed aggregazioni.

ll 19 novembre Ammissione agli Ordini per tre seminaristi

Per Claudio Bianchi, Zeno Bonato e Andrea Bussi – tre degli otto seminaristi della Diocesi – è arrivato un
momento importante: sabato 19 novembre, alle ore 11.30, nella cappella del Seminario vescovile riceveranno l’Ammissione agli Ordini sacri.

A presiedere la liturgia e a conferire l’Ammissione sarà, naturalmente, il vescovo Giovanni.

«L’ammissione agli Ordini segna, in qualche misura, un punto di svolta nella vita di un seminarista – spiega il rettore don Gian Paolo Marchetti – Infatti, dopo l’anno propedeutico e il biennio filosofico, l’Ammissione certifica e rende pubblica la vocazione al ministero ordinato, per il quale un seminarista si
prepara. Per me rettore è ogni volta sempre una grande emozione e responsabilità, perché significa portare dinanzi al Vescovo una chiamata, che viene in quel momento riconosciuta tale dalla Chiesa e impegna tutti noi, il singolo seminarista e i formatori, a vigilare su una vocazione».

Il segno esteriore più evidente sarà che, con l’ammissione agli Ordini, i tre seminaristi potranno indossare la talare, quindi cambierà il loro abbigliamento esteriore, per lo meno nei momenti solenni e
nelle celebrazioni.

Il rito dell’Ammissione prevede che il candidato, presentandosi già con la talare, venga rivestito della cotta che, indossata sull’abito talare, costituisce l’abito corale del clero.
«Invito fin da adesso a pregare per questo tre nostri seminaristi, che sono anche in fasi diverse del loro percorso formativo: Claudio Bianchi, infatti, ha completato gli studi teologici e ha iniziato l’anno pastorale presso la parrocchia dell’Addolorata; Andrea Bussi e Zeno Bonato sono entrambi al terzo anno di studi di teologia e fanno esperienza, nei fine settimana, l’uno nella parrocchia dell’Addolorata, l’altro in quella della Santa Famiglia».

Nel frattempo la famiglia del Seminario si è allargata: ai sette giovani già presenti, da poche settimane se ne è aggiunto un ottavo. «Si chiama Alessandro Ortalli – dice il rettore – e ha già completato la formazione teologica. È qui per un’ulteriore fase di discernimento e di preparazione pastorale. È stato
assegnato alla parrocchia Madre Teresa di Calcutta».

Ma se la «pattuglia» dei seminaristi della Diocesi è buona (soprattutto di questi tempi, quando le vocazioni alla vita sacerdotale e consacrata sono sempre più rare), occorre pur sempre guardare al futuro, per i bisogni della Chiesa locale e perchè Dio non ha certamente smesso di chiamare: probabilmente il contesto culturale in cui viviamo rende più difficile distinguere la Sua voce con nitidezza. Ed è per questo
che, allora, occorre lavorare per aiutare i giovani a riconoscere la voce della chiamata. Con questo spirito riprendono alcune iniziative per il discernimento vocazionale. Il primo appuntamento è questo sabato,
12 novembre, con «SeminarioAperto»: una giornata (dalle 13 alle 22) nel Seminario di via Ferrucci per vedere da vicino la vita di altri giovani che hanno già detto il loro sì e sono in cammino, ma anche per un
dialogo col rettore, la condivisione della preghiera e dell’amicizia con la comunità del Seminario nel suo insieme.

«Sono occasioni preziose – conclude il rettore – così come l’ora mensile di adorazione per le vocazioni,
che facciamo da anni nella cappella del Seminario il secondo giovedì del mese».

“Che genere di identità? Note relative al gender”: al SS.Crocifisso incontro con don Alberto Frigerio

L’ideologia del gender è pericolosa, perché è astratta rispetto alla vita concreta di una persona, come se una persona potesse decidere astrattamente a piacimento se e quando essere uomo o donna”. Così papa Francesco ha risposto ad una domanda di un suo confratello, nell’incontro privato avvenuto durante il suo viaggio apostolico a Budapest e in Slovacchia il 12 settembre 2021, nella nunziatura apostolica di Bratislava.

Già nel 2019 la Congregazione per l’educazione cattolica aveva diffuso il documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione”, allo scopo di operare una distinzione fra “l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane”, notando che l’ideologia “pretende, come riscontra papa Francesco, di “rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili”, ma cerca “di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini’ e quindi preclude l’incontro”, mentre non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna. Il Documento specifica quindi che “è in relazione con queste ricerche che è possibile aprirsi all’ascolto, al ragionamento e alla proposta”.

E’ in questo humus che si inserisce l’incontro, promosso dalla parrocchia SS. Crocifisso di Grosseto, in collaborazione col servizio diocesano di pastorale giovanile, dal titolo: “Che genere di identità? Note relative al gender”.

A parlarne, lunedi 14 novembre, in due appuntamenti ripetuti (ore 17 e ore 21, nel salone parrocchiale in via Spartaco Lavagnini) sarà don Alberto Frigerio, 42 anni, prete per la diocesi di Milano, ma anche medico (specializzazione in Ortopedia e Traumatologia), una Licenza in Sacra Teologia al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II di Roma e Washington, un master in “Integrative neuroscience” presso l’Università di Edimburgo e un dottorato in Sacra Teologia al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II di Roma. Frigerio è professore di Bioetica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano e di Religione presso il Cfp di In-presa a Carate Brianza nonché coordinatore e docente del master universitario di primo livello “La spiritualità nella cura. Accompagnamento nel mondo della salute”, organizzato dalla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale affidato all’Istituto superiore di scienze religiose. Don Frigerio è anche autore di due pubblicazioni che hanno a che fare col tema che toccherà nell’incontro a Grosseto: “Corpo e lógos nel processo identitario. Il caso serio del transgenderismo: bioetica alla prova” (Cantagalli, 2020), con prefazione del cardinale Angelo Scola e “L’enigma della sessualità umana” (Strumenti 15, Glossa, Milano 2022).

“L’incontro è nato dalla richiesta d’approfondimento di alcuni genitori – spiega don Roberto Nelli, parroco del SS. Crocifisso – Lo scopo è di offrire uno spazio di conoscenza e approfondimento rispetto ad un tema che rappresenta uno dei tanti segnali di quel cambiamento d’epoca di cui parla spesso papa Francesco. Capire senza giudizi, ma anche avendo chiare le coordinate antropologiche dentro le quali, come cristiani, siamo chiamati a guardare alla persona, proprio al fine di non correre il rischio a cui ha fatto riferimento il Papa, cioè quello dell’astrazione, che può far diventare anche l’idea della persona un’ideologia”.

Don Marius Balint nuovo parroco di Bagno di Gavorrano. Subentra a don Benedetti, che il 6 novembre ha fatto ingresso ad Alberese

Don Marius Balint sarà il nuovo parroco della parrocchia San Giuseppe lavoratore di Bagno di Gavorrano.

La nomina è stata comunicata dal vescovo Giovanni al consiglio presbiterale, nella seduta del 3 novembre scorso.

Don Marius raccoglierà il testimone da don Giuseppe Benedetti, che dopo 19 anni di servizio pastorale, ha lasciato quella realtà per assumere la guida della parrocchia di Santa Maria dell’Alberese. L’ingresso di don Benedetti ha avuto luogo domenica 6 novembre alle ore 17, nella Messa presieduta dal vescovo Giovanni, mentre don Marius farà il suo ingresso a Bagno di Gavorrano domenica 27 novembre, inizio dell’Avvento, sempre alle ore 17.

Don Balint lascia, dunque, la guida della parrocchia di Campagnatico, dove era giunto nel 2020 e dove ritorna don Ivano Rossi, che continuerà a guidare anche la piccola comunità di Montorsaio, oltre che a svolgere il servizio di segretario particolare del Vescovo, di cappellano al cimitero della Misericordia e, come canonico della Cattedrale, il servizio di sacrista.

Per il momento, invece, don Marius continuerà a curare anche la parrocchia di Arcille, dove era entrato nel 2020.

Nato a Buhusi, in Romania, 37 anni, don Marius è sacerdote dal 2014. E’ assistente spirituale dell’Unitalsi-sottosezione di Grosseto e consigliere spirituale all’interno del movimento di spiritualità coniugale Equipe Notre Dame.

“Come avevo preannunciato al clero a settembre, quando comunicai alcuni avvicendamenti, altri se ne stanno definendo – spiega il vescovo Giovanni col desiderio di offrire alle comunità della nostra Diocesi le risposte più adeguate, tenendo conto della carenza di clero, che costringe talvolta a scelte non sempre facili, forse, da accogliere da parte del popolo di Dio. Tuttavia in una logica sinodale, quale quella nella quale siamo tutti proiettati, dobbiamo sempre di più recuperare la consapevolezza che la Chiesa è fatta da ogni battezzato e che i sacerdoti, inviati dal Vescovo nelle singole comunità, sono lì a testimoniare la premura e la sollecitudine della Chiesa verso tutti, ma anche a coinvolgere il popolo di Dio in quella logica di corresponsabilità, che chiede a ognuno di fare la sua parte. Sono grato, dunque, ai sacerdoti che si sono resi disponibili a questi cambiamenti e sono grato anche alle comunità parrocchiali, che invito ad accoglierli come fratelli, prima di tutto, con cui camminare insieme”.

Il cammino del venerabile p. Giovanni: proposta in cinque tappe

Lanciato in estate come esperienza per unire l’attività motoria ad un «percorso» interiore, il «Cammino del
venerabile padre Giovanni di San Guglielmo», 180 chilometri ad anello (da Grosseto a Grosseto) ideato in onore del venerabile padre Giovanni Nicolucci di San Guglielmo, frate agostiniano scalzo vissuto tra il XVI e i primi anni del XVII secolo e morto in concetto di santità il 14 agosto 1621 a Batignano, diventa una proposta a tappe.

Don Pier Mosetti, presidente del comitato diocesano creato pei 400 anni dalla morte di p.Nicolucci (1621-2021) – ha prima ideato il percorso, mentre per lanciarlo adeguatamente ha pensato di suddividerlo in singole tappe, 5 delle quali diventeranno altrettante uscite, a partire dal 12 novembre, fino a marzo, così da diventare accessibile anche a chi non ha 180 chilometri nelle gambe, ma regge, invece, un percorso tra i 10 e i 12 chilometri.

«Sì – conferma – l’idea è quella di coinvolgere chi desidera effettuare dei percorsi a piedi nell’incanto della nostra Maremma ripecorrendo, allo stesso tempo, i passi che il venerabile Giovanni ha compiuto toccando tante località del nostro territorio». Ne è nata, così, una proposta in 5 tappe che, se l’iniziativa troverà riscontro, prosegurà con tappe successive così da percorrere praticamente tutto l’anello di 180 chilometri ma diluiti nel tempo.

«Fare il Cammino del Venerabile ha il sapore della Maremma, con le sue asprezze e i lunghi sentieri solitari, dove non è dato di incontrare una casa…, ma offre anche tu-per-tu intensi con se stessi, il proprio
cuore, la propria vita… con chi condivide il cammino o incontreremo – dice ancora – ll cammino ha qualcosa di speciale, un carisma identitario proprio. I suoi luoghi, le memorie anche minime e specialmente il filo d’oro della testimonianza di quel frate… Faticoso a tratti, ma capace di ripagare in bellezza, completamente immersi nella natura incontaminata della Maremma passando per caratteristici paesini arroccati sulle colline per dare spazio a sguardi, profumi, silenzi e parole profonde!».

Dal punto di vista logistico il ritrovo sarà sempre alle 9 della data prescelta e nel luogo che segna l’inizio di ogni singola uscita. Sono sufficienti scarpe da trekking e k-way, oltre all’acqua e alla corona del Rosario. Il ritorno sarà sempre con mezzi di trasporto.

Per info: camminodipadregiovanni@gmail.com

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IL CAMMINO SINODALE DELLA CHIESA ITALIANA

La Chiesa italiana ha avviato il cammino sinodale, che interesserà anche l’intera Chiesa universale. In questa sezione sarà possibile trovare video, documenti, notizie relativi alle iniziative in essere e ai percorsi che la Chiesa diocesana di Grosseto propone.

Per info generali: https://www.synod.va/en.html; https://camminosinodale.chiesacattolica.it/

Il 3 novembre Messa in suffragio dei vescovi defunti e dei sacerdoti morti dal 2018. Ecco chi sono

Giovedì 3 novembre, nell’ambito dell’ottavario dei defunti, il vescovo Giovanni presiederà, la mattina alle ore 10 in Cattedrale, la Messa in suffragio dei Vescovi di Grosseto deceduti dal secondo dopoguerra e dei sacerdoti deceduti nell’ultimo quinquennio. Naturalmente, in loro sono ricordati tutti i preti che nel corso della storia plurisecolare di questa Diocesi hanno offerto la loro vita per il Vangelo.

Sarà un modo bello, nella fede, per ricordare figure che hanno inciso nella vita cristiana di tante persone, che si sono spese per questa Chiesa e ne hanno lasciato un’impronta.


I VESCOVI
Il primo ordinario di cui far memoria è naturalmente mons. Paolo Galeazzi, che fu Vescovo di Grosseto e delegato apostolico per il tratto toscano dell’Abbazia delle tre fontane dal 1933 al 1971. Morì nel giorno più solenne per la nostra Diocesi, il 10 agosto festa di san Lorenzo, mentre in cattedrale clero, autorità e fedeli erano riuniti per celebrare, attorno al vescovo amministratore apostolico Primo Gasbarri, la Messa solenne. Il decesso avvenne nella sua abitazione di Marina di Grosseto. Il funerale si tenne nel pomeriggio del 12 agosto, presieduto dal cardinale arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit.

Il 6 novembre 1989, a distanza di dieci anni dal suo pensionamento, moriva, invece, mons. Primo Gasbarri. Egli fu a Grosseto dal ‘64 al ‘79, prima come amministratore apostolico (’64-71) di fronte all’infermità del vescovo Galeazzi, poi – alla morte di questi – come Ordinario, fino alle dimissioni giunte nel 1979 per motivi di salute. Fra il ‘70 e il ‘75 fu anche amministratore apostolico della diocesi di Sovana-Pitigliano.

Nato a Viterbo nel 1911, Gasbarri era un fine intellettuale. Nei suoi 15 anni di ministero episcopale in Maremma si premurò di applicare le novità del Concilio, cui aveva partecipato. E quindi l’istituzione del consiglio presbiterale, di quello pastorale, l’erezione di nuove parrocchie, la promozione dell’associazionismo.

16 settembre 2013: lascia questo mondo anche il vescovo Adelmo Tacconi, che guidò la nostra Chiesa diocesana come Ordinario dal 1979 al 1991 quando, raggiunti i 75 anni, rassegnò le dimissioni, come prescrive il nuovo codice di diritto canonico. Roccastradino, classe 1914, don Adelmo ha vissuto tutta la sua esistenza per questa Chiesa diocesana che tanto ha amato. Uomo di grande cultura, ma capace anche di amabilità e familiarità con tutti, fu il Vescovo che nel 1989 riportò un Papa a Grosseto dopo secoli.

L’ultimo Vescovo a lasciare questa terra è stato, il 1 novembre 2021, Giacomo Babini, che fu pastore in mezzo a noi dal 1996 al 2002, dopo aver retto questa Diocesi nel passaggio fra il trasferimento di Scola a
Roma e la sua nomina a Ordinario. Fu il Vescovo che prese per mano la Diocesi introducendola al terzo millennio e al Grande giubileo.

I PRETI
Vogliamo anche ricordare i sacerdoti per i quali sarà applicata la Messa di suffragio, la gran parte dei quali religiosi che per periodi più o meno lunghi hanno prestato la loro opera in questa Chiesa. Dal 2018 ad
oggi. Andando in ordine cronologico, il primo è p. Lino Brocchi, cappuccino, che fu parroco a Castiglione della Pescaia (1992-2000). È morto il 7 marzo 2018 a 74 anni.

Il 23 giugno del 2018 ci lasciava, a 90 anni, don Leonardo Rossi. Fu parroco a Casotto Pescatori, Gavorrano e Vetulonia, cancelliere vescovile e provicario generale e per oltre 25 anni assistente di Coldiretti. Sempre nel 2018, in agosto, la morte di p. Ugolino Vagnuzzi, frate minore notissimo per essere anche giornalista. A Grosseto fu l’iniziatore dello scoutismo. Sempre nel 2018 la morte di p. Rinaldo
Terzo Gasparotto
, dei padri dottrinari. A Grosseto fu vice parroco al SS. Crocifisso fra il 2006 e il 2011 . E poi don Josè de Grandis, salesiano, che con altri due confratelli fondò il centro giovanile Frassati.

Agosto 2019: muore don Gerry Luce, per molti anni cappellano militare presso il 4° Stormo, nonché iniziatore di realtà come Cl, i Cursillos, Rinnovamento nello Spirito. Sempre nel 2019 la diocesi dà l’addio a
don Carmelo Mocciaro. Originario della Sicilia, era arrivato a Grosseto nel ‘68. Fu insegnante di religione, parroco a Montorsaio, vice a San Giuseppe, di nuovo parroco a Casotto Pescatori e per un periodo
cappellano ospedaliero.

Nell’estate del 2020 un altro religioso muore: p. Beniamino Donati, dei Frati Minori. A Grosseto dal 1968 al 1994 ‘94, vice parroco, poi parroco a San Francesco e insegnante di religione.

Il covid porta via, nel corso del 2021 due sacerdoti della Fraternità San Carlo, non più a Grosseto: don Antonio Maffucci e don Antonio Anastasio. Entrambi a Grosseto dall’inizio degli anni ‘90, don Maffucci vi è rimasto fino al 2019, insegnando religione, dando vita a Gs e ad altre realtà di spiritualità. Quella di don
«Anas» a Grosseto fu una presenza molto più breve, ma molto incidente nella vita di tanti ragazzi. Nello stesso anno un terzo sacerdote della Fraternità San Carlo, muore: don Sandro Spinelli, per quasi vent’anni
parroco di Punta Ala e animatore di tante iniziative culturali.

Infine nel 2022 una folla gremita nella basilica del Sacro Cuore dà il suo saluto a p. Giancarlo Silveri, vincenziano, che a Grosseto ha praticamente speso tutta la sua vita sacerdotale tra la parrocchia e l’insegnamento.

“Cristo è la nostra pace”: mons. Pitta chiude la Settimana della Bellezza 2022

La settima edizione della Settimana della Bellezza giunge al termine. Domenica 30 ottobre le ultime iniziative in programma, dopo nove giorni intensi fatti di incontri, mostre, laboratori, ascolto di tante voci autorevoli, che hanno fornito contributi arricchenti per educarci sempre e di nuovo a parlare il vocabolario della pace.

“Sì – conferma don Roberto Nelli, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale culturalesono state davvero giornate di altissimo valore. Abbiamo avuto più di venti momenti, con una buona partecipazione di persone. Domenica concludiamo andando al nocciolo del tema della pace. Grazie all’autorevole presenza di mons. Antonio Pitta, Prorettore della Pontificia Università Lateranense e docente di Sacra Scrittura, rifletteremo sul senso ultimo di questa parola, che per noi ha un volto ed un nome: Cristo. Per questo mons. Pitta ci offrirà una meditazione sul versetto della lettera di Paolo agli Efesini: Cristo è la nostra pace! Un messaggio che è fortificante, perchè ci impegna a non disperdere energie, ma a concentrare il nostro sguardo e il nostro cuore su Gesù ed imparare da lui a essere operatori di pace”.

L’incontro con mons. Pitta si terrà in cattedrale a partire dalle 16.30. Alle 18, poi, la Messa festiva presieduta sempre da don Pitta.

Sacerdote della diocesi di Lucera (Foggia), don Pitta ha conseguito il dottorato in esegesi biblica presso il Pontificio Istituto Biblico con la tesi su Disposizione e messaggio della Lettera ai Galati (Analecta Biblica 131), Roma 1992, e il diploma in scienze patristiche presso l’Augustinianum: è ordinario di Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Lateranense (Roma), membro della New Testament Society e membro del Consiglio di presidenza dell’Associazione Biblica Italiana. E’ autore di numerose pubblicazioni.

La Settimana chiuderà ufficialmente con il momento conviviale presso i locali della parrocchia Santa Famiglia. Le prenotazioni possono essere date anche in occasione degli ultimi appuntamenti della SdB oppure presso la libreria Paoline.