Cresime: da questo sabato le celebrazioni alla Cava di Roselle

Sabato 8 maggio, con il primo turno che coinvolgerà i ragazzi della parrocchia del Cottolengo, avrà inizio il ciclo di celebrazioni alla Cava di Roselle nel corso delle quali il Vescovo conferirà il sacramento della Confermazione ai cresimandi della quasi totalità delle parrocchie cittadine. Dopo il Cottolengo sarà la volta dell’Addolorata (15 maggio), San Francesco e San Giuseppe (16 maggio), Santa Lucia e Santa Famiglia (22 maggio) e Madre Teresa e Sacro Cuore (23 maggio).

Ogni celebrazione avrà inizio alle 10.30.

L’organizzazione generale è stata affidata all’ufficio liturgico diocesano, che ha disposto alcuni criteri. In particolare: la presenza di almeno 10 volontari della parrocchia (5 quando le parrocchie sono due) per adempiere vari servizi, tra cui garantire il rispetto delle norme durante la celebrazione e l’uscita dei fedeli. Il loro servizio sarà poi necessario per la sistemazione delle sedie e la loro igienizzazione. La/le parrocchia/e di turno provvederà ad una composizione di fiori per l’altare, mentre per ogni celebrazione le parrocchie potranno proporre uno schema per la preghiera dei fedeli, così come spetterà alle singole comunità individuare i lettori e partecipare con il proprio coro. Le offerte raccolte saranno destinate a sostegno delle spese di organizzazione e alla Caritas diocesana. Le celebrazioni si svolgeranno nell’osservanza di tutte le norme per il contenimento del Covid-19. I fedeli dovranno tenere, per tutto il tempo della celebrazione, la mascherina che copra naso e bocca. Ogni famiglia avrà a disposizione 8 posti (compresi
cresimando e padrino/madrina). A questi si aggiungono i volontari, i
catechisti, il coro ed il servizio liturgico.

Viaggio nei centri di ascolto. Ultima tappa: SS.Crocifisso

“Chi è il povero oggi?” Questo interrogativo risuona in una stanza della parrocchia del Ss. Crocifisso, a pochi metri dalla Cittadella dello Studente. «Ora come non mai si presentano povertà esistenziali e persone divelte da divorzi e malattie, che non chiedono semplicemente il pacco viveri». «Come si risponde a questo genere di povertà?» «Con il rispetto, cercando di capirne il linguaggio. Ci si accorge che davvero quei bisogni esistenziali
sono, per loro, primari».

La parrocchia del Crocifisso copre un ampio territorio, con molta edilizia popolare. La chiesa parrocchiale sembra una grande mantella di cemento grigio, che scende da una croce metallica.
Pensate che la parrocchia sia un punto di riferimento per questa zona?, chiedo. «Sicuramente il centro di ascolto lo è, ma c’è molto da fare per avvicinarsi alla periferia, per impararne il linguaggio, per rompere gli indugi di tanti, specialmente di origini italiane, che si vergognano della propria situazione». Per la comunità il centro di ascolto è l’espressione
della cura dei poveri, ma, secondo il parroco don Roberto Nelli, non
un servizio meramente assistenziale: «Il Centro di Ascolto educa tutta una comunità, vuole portare la cura dei più fragili nelle vite di ognuno, perché nel volto dei poveri si riconosca Cristo stesso. Stando a contatto con una persona bisognosa si sente la stessa domanda che Gesù poneva a Pietro: ma tu mi vuoi bene?»

Il momento è difficile, tra i più difficili in 20 anni di attività caritativa: molti perdono il lavoro, il volume degli assistiti aumenta, e non basta portare sollievo perché le persone desiderano un’occupazione. Proprio per questo la parrocchia sta sviluppando una collaborazione con il Centro per l’Impiego, per affiancare alla distribuzione di alimenti e vestiario delle possibilità professionali. «La nostra assistenza non può che essere temporanea, bisogna trovare un modo per rendere chi si rivolge a noi operativo», spiega il parroco don Roberto Nelli. Chi sono i volontari della Caritas? Un interrogativo che ronza nella mia testa e che presento ai miei 4 interlocutori. C’è il marito, che è arrivato un po’ per caso, grazie alla moglie, volontaria. C’è la moglie, appunto, volitiva, presente dalla prima ora assieme ad un’amica: durante l’episcopato del vescovo Agostinelli, non senza incontrare molte resistenze, tirarono su il Centro. C’è chi è stato coinvolto dal parroco, dopo anni di volontariato per strada.

Sono tutte storie che iniziano anni e anni fa e a far rimanere, spiegano i volontari, è l’unicità degli incontri. La soddisfazione, introvabile altrove,
nel coltivare la dignità di chi chiede aiuto, l’incontro prezioso con il dolore e il suo valore, la convinzione che solo la Chiesa possa ricucire gli strappi profondi di certe vite e di certe strade. Le storie dei volontari si intessono
con quelle di chi arriva per chiedere una mano e costruiscono qualcosa
di nuovo, mentre si cerca di capirsi, di darsi un po’ di sollievo, di non vergognarsi. Quante storie strette e quante intercettate, oggi e, sempre
di più, domani.

(da “Toscana Oggi” del 2 maggio 2021. Servizio a cura di Giovanni Cerboni)

Bando regionale per il servizio civile: 10 posti in Caritas

“Ragazzi, fatevi avanti con slancio, l’esperienza del servizio civile in Caritas è di quelle che cambiano la vita”. E’ l’appello di Luca Grandi, vice direttore di Caritas diocesana, che proprio come obiettore di coscienza molti anni fa incontrò la Caritas e ne ha fatto una scelta di vita.

Nell’ambito del progetto Giovanisì, è stato pubblicato, infatti, il bando della Regione Toscana per 2.639 giovani tra i 18 e i 29 anni per svolgere un periodo di Servizio Civile di 12 mesi presso enti, quali associazioni del terzo settore, amministrazioni pubbliche, cooperative e biblioteche. Il bando si rivolge ai giovani disoccupati o inattivi, residenti, domiciliati o in possesso del permesso di soggiorno in Toscana. Ai giovani viene erogato un contributo mensile di 433,80 euro.

Fra le realtà nelle quali si può presentare domanda per fare servizio civile c’è anche Caritas diocesana di Grosseto, che ha una lunga esperienza – iniziata, appunto, quando ancora esisteva l’obiezione di coscienza – di accoglienza di giovani interessati a fare un’esperienza a diretto contatto con varie forme di povertà e fragilità nella nostra città.

I posti in Caritas sono dieci e permetteranno ai giovani selezionati di vivere un’esperienza a più diretto contatto con l’impegno della Chiesa locale verso le vecchie e nuove forme di povertà. I giovani saranno, infatti, impiegati alla mensa, al centro di accoglienza (vestiario, docce ecc..), all’Emporio della solidarietà di via Pisa e il doposcuola per i minori ospiti delle strutture di emergenza abitativa di Caritas.

La domanda, corredata dal curriculum vitae (datato e firmato in forma autografa), può essere presentata esclusivamente on-line, collegandosi alla piattaforma dedicata, dove è possibile candidarsi selezionando nel menù a tendina “Prima proroga Bando progetti 2018 finanziato con risorse POR FSE 2014/2020 – 6315“.

È possibile compilare la domanda attraverso due modalità:

1. collegandosi al link tramite carta sanitaria elettronica rilasciata da Regione Toscana (CNS) e un lettore smart card;
2. accedendo al link senza carta sanitaria e seguendo le istruzioni per la compilazione (in questo caso è necessario allegare alla domanda copia fronte retro di un documento di identità in corso di validità).

Per informazioni su come presentare domanda, è possibile consultare le “Istruzioni per la Compilazione Online Domanda Servizio Civile”. Una volta inviata la domanda, il giovane riceverà, all’indirizzo di posta elettronica indicato in fase di presentazione della candidatura, una mail di conferma dell’invio della domanda e conseguente ricezione della stessa da parte dell’ente titolare del progetto selezionato.

La candidatura può essere inviata dal 29 aprile fino al 28 maggio 2021 (ore 14:00).

Per ulteriori informazioni, i giovani interessati possono rivolgersi a Caritas contattando Luca Grandi, presso la sede di via Alfieri 11, a Grosseto, telefono 0564 28344 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30, oppure inviando una email a: serviziocivile@caritasgrosseto.org

Il bando integrale su: www.caritasgrosseto.org

Mese Mariano: Rosario col Vescovo da 8 chiese della Diocesi

Il mese di maggio è ormai prossimo e il vescovo Rodolfo propone un itinerario di preghiera in otto chiese della Diocesi intitolate a Maria per recitare insieme il Rosario meditando le 40 parole che compongono l’Ave Maria e che, ripetute per 50 volte, formano una una catena preziosa di almeno duemila anelli.

Così, per tutto il mese di maggio, ogni martedi e ogni venerdi il Vescovo si recherà in un luogo diverso della Diocesi e pregherà con i fedeli il Rosario.

“Una convinzione – dice – mi si è fatta crescente, in questi ultimi mesi della pandemia: il valore della bellezza e delle preghiere semplici, delle iniziative fattibili nella vita quotidiana e delle riflessioni facilmente comprensibili.
Nel periodo dell’Avvento scorso in Diocesi ha meravigliato molto l’accoglienza e la richiesta di tante copie del fascicoletto sull’Angelus
Domini. Invitava a fare di questa preghiera un appuntamento della
propria giornata, in famiglia o da soli. Forse per qualcuno lo è diventato:
un ricordo sicuro e veloce dell’annuncio dell’Angelo, del Sì di Maria e del farsi uno di noi da parte del Verbo. Intreccio di tre elementi che costituiscono il filod’oro che sorregge ogni nostro tessuto quotidiano della fede. Nel frattempo – prosegue – mi sono soffermato a contemplare una bella immagine della Madonna col Bambino, dipinta sul soffitto della sala delle udienze del palazzo vescovile e mi sono messo a rileggere il capitolo di un libro che non si trova più, scritto molti anni fa dallo scrittore cattolico Luigi Santucci. Ho, così, scelto ambedue – immagine e testo – per invitare alla devozione mariana nel mese di Maggio.

LUOGHI E DATE DEI MOMENTI DI PREGHIERA MARIANA

  • Martedi 4 maggio – Santuario Mariano diocesano Campagnatico, ore 18.30
  • Venerdi 7 maggio – Chiesa dell’Immacolata Concezione Roselle, ore 21.00
  • Martedi 11 maggio – Pieve di S. Maria Assunta Buriano, ore 18.30
  • Venerdi 14 maggio – Pieve di S.Maria Alberese, ore 21                                                
  • Martedi 18 maggio – Chiesa Madonna delle Grazie Scarlino Scalo, ore 18.30
  • Venerdi 21 maggio – Chiesa Madonna di Lourdes Arcille, ore 21
  • Martedi 25 maggio – Chiesa di San Giuseppe lavoratore Bagno di Gavorrano, ore 18
  • Venerdi 28 maggio – Santuario della Madonna delle Grazie, Grosseto, Cattedrale ore 21

I fedeli delle singole località sono invitati a essere presenti nella propria chiesa. Si potrà seguire il momento di preghiera anche in diretta streaming sulla pagina facebook della Diocesi: www.facebook.com/diocesidigrosseto

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Verso la festa della Madonna delle Grazie: dal 23 aprile novena con le parrocchie della città

La Chiesa di Grosseto si appresta a celebrare solennemente la festa annuale della Madonna delle Grazie, compatrona della Città e della Diocesi, la cui immagine che è stata dipinta dall’artista senese Matteo di Giovanni, è venerata nella cattedrale di san Lorenzo, nell’altare lungo la navata sinistra, dove fu definitivamente traslata agli inizi del ‘700.

La Festa, in programma domenica 2 maggio, si apre con la Novena di preparazione, animata ogni giorno da una parrocchia della città e predicata quest’anno da mons. Giovanni Tumiatti, parroco di Buriano e canonico del
Capitolo. Organizzata dallo stesso Capitolo e dalla Congregazione «Madonna delle Grazie», in duomo, ogni sera, verrà recitato il santo Rosario e donato l’omaggio floreale alla Madonna delle Grazie, a partire dalle 17.30, alle 18 sarà celebrata la Messa presieduta dal parroco delle comunità di turno.

IL CALENDARIO DELLA NOVENA

  • Venerdi 23 aprile parrocchia del Ss. Crocifisso
  • sabato 24 parrocchia Maria SS. Addolorata
  • domenica 25 aprile parrocchia Sacro Cuore
  • lunedì 26 aprile parrocchia San G.B. Cottolengo
  • martedì 27 aprile parrocchia Santa Lucia
  • mercoledi 28 aprile parrocchia Santa Famiglia
  • giovedi 29 aprile parrocchia San Giuseppe
  • venerdi 30 aprile parrocchie San Francesco e Madre Teresa di Calcutta

Sabato 1 maggio saranno le comunità di Batignano, Arcille, Montorsaio, Casal di Pari, Poggi del Sasso, Sasso d’Ombrone, Campagnatico e Marrucheti ad offrire l’olio per alimentare la lampada votiva che arde tutto l’anno, davanti al dipinto della Vergine. Quella dell’offerta dell’olio è una consuetudine introdotta poco più di 20 anni fa e vede alternarsi, anno dopo anno, tutte le 50 parrocchie della Diocesi.

La festa avrà il suo clou domenica 2 maggio, in cattedrale, con la Messa solenne alle 18, presieduta dal vescovo Rodolfo con i sacerdoti della diocesi. La celebrazione sarà trasmessa in diretta streaming sul canale youtube della Diocesi.

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QUI LA PUNTATA DI “DENTRO I NOSTRI GIORNI” DEDICATA ALLA FESTA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Cinquant’anni di sacerdozio per p. Amedeo Ferretti

Cinquant’anni di sacerdozio. Mezzo secolo di vita speso nell’esercizio quotidiano del ministero, soprattutto tra i sofferenti, gli ammalati, i moribondi. È quanto si appresta a festeggiare p.Amedeo Ferretti, frate minore cappuccino, che questa domenica 18 aprile celebra, appunto, le sue “nozze d’oro” con Cristo e la sua Chiesa.

P.Amedeo è una figura molto popolare e benvoluta in Maremma, ben oltre i soli confini della diocesi di Grosseto. Dal 1989, infatti, svolge il delicato servizio di cappellano all’ospedale Misericordia, che essendo ormai da anni il presidio di riferimento per tutta la provincia, gli ha permesso di incontrare tante persone, ammalati e loro familiari, provenienti da varie zone della Maremma, familiarizzando con loro, raccogliendone preoccupazioni, angosce, confidenze, portando loro la comunione e, insieme, una parola di conforto e di incoraggiamento fraterno, con quell’aria sempre bonaria che lo caratterizza.

I frati cappuccini della Toscana svolgono il servizio di cappellani al Misericordia dalla metà degli anni ‘70. Nel 1989 arrivò qui p.Amedeo: aveva 45 anni. Nel corso di questi 32 anni è stato affiancato da vari confratelli, che poi sono stati, via via, destinati ad altri luoghi o servizi, mentre lui (“Meo”, come confidenzialmente molti lo chiamano) è rimasto al suo posto, come punto di riferimento, continuità nel tratto peregrinante della vita dei religiosi francescani. E in 32 anni ha avuto modo di conoscere e farsi conoscere, avvicinare, come detto, degenti, ma anche il personale sanitario. E questa sua prossimità lo ha reso benvoluto a tanti, cercato, chiamato. E p.Amedeo non ha orario. Se si eccettua la pausa del pranzo e della cena, quando raggiunge i suoi confratelli nella parrocchia di Santa Lucia, per il resto della giornata la sua casa è l’ospedale e l’ospedale è la sua casa. Cura in modo attento la cappella, visita i reparti a lui assegnati, informa i parroci su ricoveri di persone delle rispettive parrocchie, tiene le fila, insomma, fra dentro e fuori, rappresentando il volto di una Chiesa che si china sulla malattia e se ne fa carico.

Venne ordinato sacerdote il 18 aprile 1971 a Castelnuovo dell’Abate (Siena), suo paese di origine. Il ministero tra i malati è stato il tratto distintivo di tutti questi 50 anni. I suoi superiori lo hanno, infatti, fin da subito destinato a questo tipo di missione, oggi meno diffusa di un tempo per il venir meno di vocazioni, ma che fino a non molti anni fa vedeva i cappuccini presenti nella gran parte degli ospedali toscani. Iniziò dall’ospedale di Empoli, novello sacerdote, poi nel 1972 i superiori lo inviarono all’ospedale di Cisanello, a Pisa, dove è rimasto fino al 1989, quando fu mandato a Grosseto dove è rimasto. La sua giornata inizia prestissimo: sveglia alle 5.30, preghiera, poi una breve colazione e alle 8 inizia il giro nei vari reparti.

“Auguri a p. Amedeo, nella gratitudine per il suo impegno che non conosce soste e nella preghiera perché continui a lasciarsi condurre e a fare della sua presenza tra i malati il suo modo di servire Cristo povero”, dice il vescovo Rodolfo.

Morto don Sandro Spinelli, per vent’anni parroco a Punta Ala

Grosseto – A distanza di pochi mesi, la morte ha fatto di nuovo visita nella fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo e indirettamente anche nella Chiesa di Grosseto.

Nella tarda serata di giovedi, infatti, è deceduto don Sandro Spinelli, per 20 anni prete a servizio della Diocesi di Grosseto.

Il decesso è avvenuto a Trento, dove vive la sorella da cui don Sandro si era ritirato ormai da oltre un anno per far fronte alla battaglia contro un tumore che lo aveva colpito. Ha combattuto fino alla fine senza posa e aggrappandosi alla fede.

Avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 8 luglio.

“Lo avevo sentito per messaggio qualche giorno fa e avevo capito che faticava molto e lottava – racconta il vescovo Rodolfo – Mi faccio vicino a tutta la Fraternità san Carlo per ringraziare con loro il Signore per tutto quello che don Sandro ha operato in questa Diocesi. La sua intelligenza, il suo zelo di fede, la sua umanità e la sua creatività sono stati un dono di cui tanti hanno gioito. Il suo impegno si è manifestato in tanti campi, sempre con una sua caratterizzazione specifica: era don Sandro! Il suo lavoro a Punta Ala-Pian d’Alma ha avvicinato tantissime persone e quando ha lasciato la Diocesi molti ne hanno sofferto”.

Commosso il ricordo del suo confratello don Gianni Malberti: “Ci conoscevamo dai tempi del Seminario, siamo diventati preti insieme. Sandro è sempre stato un uomo di grande empatia con la gente, aveva una grande capacità di relazione. Era dotato anche di grande ironia. Sapeva mettere la gente a suo agio”.

Brioso, acuto, dotato di una cultura molto vasta, don Sandro – assieme a don Antonio Maffucci e don Antonio “Anas” Anastasio, che lo hanno preceduto nella vita eterna e a don Gianni Malberti, parroco a Castiglione della Pescaia – aveva fatto parte del nucleo originario di preti che, catturati dal carisma di Comunione e Liberazione, avevano dato vita all’esperienza della Fraternità San Carlo. Era giunto in Maremma nel 1998 e vi si era subito inserito con grande facilità, aiutato da un carattere aperto. Per diciannove anni è stato parroco di Punta Ala-Pian d’Alma e fino al 2007 anche di Tirli, abbinando all’attività parrocchiale quella di docente di Teologia morale e Teologia dell’arte all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Grosseto. Per diversi anni è stato anche responsabile dell’ufficio diocesano per la pastorale culturale dando un contributo importante alla valorizzazione del culto di san Guglielmo anche grazie al libro “Guglielmo penitente in Maremma. La fecondità di un incontro”, scritto in occasione della ricognizione delle reliquie del santo, sparse in diverse località del territorio, a cura del dipartimento di scienze archeologiche dell’Università di Pisa. Fu un lavoro corposo, a cui collaborarono varie professionalità e che permise non solo di dare conto della complessa opera di ricognizione sui resti del santo, che portarono anche ad una ricostruzione fisiognomica, ma anche a rimettere insieme devozioni, tradizioni, folklore intorno all’eremita di Malavalle.

Nel 2014 curò un’altra pubblicazione “Guardare…per riconoscere il farsi strico del mistero”, una sorta di compendio alle venti formelle del Rosario realizzate dall’artista Arnaldo Mazzanti per la cappella della luce presso il monastero di Siloe.

Don Sandro ha ricoperto anche incarichi in organismi diocesani: consiglio episcopale, consiglio presbiterale, della commissione diocesana per l’arte sacra. Era stato anche assistente ecclesiastico del Meic (movimento di impegno culturale) di Grosseto, della pastorale universitaria, di direttore dell’ufficio per la pastorale culturale. Nel 2004 era stato chiamato a rappresentare la Diocesi nel comitato etico della Asl, incarico che ha portato avanti per vari anni.

Nato in Brianza nel 1951, licenziato in teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, era prete dal 1982. Agli inizi del suo ministero era stato vice parroco a Milano, poi per un periodo a Vallo della Lucania parroco di S.Maria della Vittoria, direttore dell’ufficio catechistico e responsabile delle vocazioni adulte. Dal 1985 al 1991 fu a Roma come economo generale della Fraternità San Carlo e direttore della casa di formazione, nonché insegnante di religione in una scuola superiore. Nel 1991 era stato inviato a Napoli come rettore dell’Istituto Santa Dorotea, istituto paritario che dalle materne arriva fino al liceo. Nel 1995 un nuovo cambiamento: don Sandro si trasferì a Cosenza come cappellano della casa circondariale, assistente diocesano dell’Unione cristiana imprenditori e dirigenti e del Movimento lavoratori di azione cattolica.

Alla fine del 1998 l’approdo in Maremma dove è rimasto fino al marzo 2018 quando, d’accordo con i superiori della Fraternità San Carlo, fu trasferito nell’Arcidiocesi di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino come parroco delle comunità di Pievescola e Mensano. Un impegno pastorale che però non è durato molto per il sopraggiungere della malattia.

Don Sandro dal 2009 era anche cavaliere dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delegazione di Grosseto e faceva parte dell’associazione ex allievi salesiani. Amante dello scrivere, più volte aveva collaborato col settimanale diocesano.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Nasce “Ripigliàti-storie di ripartenza”, ciclo di 7 interviste sui canali podcast della Diocesi

“Ripigliàti-sette storie di ripartenza” è il titolo di un nuovo ciclo di puntate che l’ufficio comunicazioni della diocesi di Grosseto lancia sui canali podcast della Diocesi “Dare voce alle parole”.

Attualmente, ogni venerdi, va in onda “Sfogliando Toscana Oggi”, “dove settimanalmente viene ripreso un argomento trattato sul giornale diocesano e rilanciato – spiegano dall’ufficio comunicazioni – Ora, nel tempo di Pasqua, vogliamo raccontare storie di diverso tipo che hanno però un filo rosso che le lega: sono storie di chi ha investito in futuro, in speranza. Questo ciclo di storie vuol essere un contributo per questo tempo che stiamo vivendo e una coordinata per la ripartenza. Il mondo sembra inceppato e con esso, probabilmente, le vicende professionali, umane, relazionali di molti di noi. Viviamo la crisi pandemica e ne accusiamo la portata epocale, eppure da sempre gli uomini e le donne riescono a reinventarsi, a superarsi, a rimarginare le ferite. Le storie che ascolteremo sono storie di ripartenza, per esempio, dal carcere, dall’emarginazione sociale, dai disturbi alimentari, ma anche storie di cooperazione, di laboriosità”.

Ogni puntata andrà in onda il martedì a partire dal 20 aprile.

A curare le interviste sarà un gruppo di giovani che, insieme al direttore dell’ufficio, Giacomo D’Onofrio, si alterneranno al microfono.

“Il cambiamento, la rinascita, passa sempre da una ferita aperta, da un sepolcro da

un corpo, una storia, uno spazio e un tempo, una contingenza – dicono i giovani coinvolti nel progetto: Giovanni Cerboni, Alessandro Maffei (che cura la parte tecnica), Michela Giannini (che si occupa della grafica), don Stefano Papini (responsabile del servizio diocesano di pastorale giovanile) e fra’ Lorenzo Gemmi – Le crisi del nostro tempo, che tanti di noi hanno il privilegio di poter guardare da lontano, si materializzano sempre, hanno sempre un corpo, una voce. Noi settimanalmente proporremo una storia senza schegge: sette voci «ripigliate» per imparare, almeno un po’, come rinascere”.

Viaggio nei centri d’ascolto: ottava tappa S.Lucia

L’arcipelago dei Centri di Ascolto Caritas consiste quasi di un’altra città, le cui strade sono tutti gli sguardi tra i volontari e gli utenti. Questa altra città
diviene visibile negli edifici parrocchiali che ne sono le porte di ingresso. Nel caso della Parrocchia dedicata a Santa Lucia si tratta di un edificio tutto di mattoni, come un granaio o come un polmone, che respira la città, che pare l’attraversi per come i ragazzi ronzano attorno, per accorciare la strada. I volontari spiegano che aprire il Centro di Ascolto non è stato facile: «Gli spazi sono pochi e due stanze sono condivise dalle più varie realtà parrocchiali. 15 anni fa si decise di partire, senza sapere bene come».

D’altronde, continuano, «basta aprire un vangelo per capire che la qualità fondamentale del cristiano è la carità». La missione è quella di essere un’espressione della comunità nel quartiere, un porto sicuro per chi attraversa il mare della città, per proseguire nella metafora dell’arcipelago. Ogni martedì e venerdì in una grande stanza si esercita l’ascolto, che è la parte fondante di tutta l’attività: «È ascoltare che trasforma la prassi in servizio». L’ascolto, come una bussola, porta molto lontano: non tanto nel
risultato misurabile, che è «come una goccia nell’oceano», ma in un risultato molto più prezioso: «Vedere una persona riacquisire la propria dignità, a partire da piccoli gesti».

Ogni città è fatta da occupazioni, funzioni. In questa città persone diverse convergono in un unico fare. C’è chi si occupa delle carte, stipate proprio in un armadione della stanza dove si tiene l’incontro, chi delle relazioni con gli utenti, chi coordina l’approvvigionamento di generi alimentari e tiene in considerazione cosa acquistare per integrare le disponibilità del Banco Alimentare. Non sono solo la decina di persone che si occupano direttamente della vita del Centro di Ascolto, ma anche tutte le componenti della comunità parrocchiale: i bambini del catechismo, i frati francescani e tutta la comunità. Il respiro è lo stesso, quello di San Francesco «il più povero dei poveri».

Tra i volontari ci sono dei terziari francescani: «Questo servizio è un modo per fare testimonianza e per alleviare un po’ le sofferenze dei fratelli», dicono. C’è chi si impegna in questo quartiere dopo tanti viaggi di volontariato in
Africa e dice: «È incredibile trovare qui una stessa povertà e una stessa dignità. Quando torno a casa sono triste, mi rendo conto che spesso mi
lamento per tali futilità».
Il momento è difficile: ci sono tante persone in difficoltà, la situazione di molti è peggiorata. «Non si manda indietro
nessuno e ciò è possibile grazie alla comunità, alla Diocesi, ai fondi dell’8xMille distribuiti dalla CEI e all’autotassazione. È doloroso vedere
aumentare le famiglie giovani e rendersi conto che ci sono problemi strutturali che vanno risolti con misure più ampie, istituzionali».

Pensando al domani? «La gente non è abituata a chiedere aiuto, si vergogna, vorremmo arrivare a tutta quella povertà sommersa». Quest’altra città è una città dove tutti trovano cittadinanza, forse è quella dove dovremmo trasferirci tutti.

(da “Toscana Oggi” del 4 aprile 2021. Servizio a cura di Giovanni Cerboni)

“Fratelli tutti”: i video degli incontri di approfondimento promossi dall’Ac

“Il punto di confluenza di ampia parte del suo magistero”. Così padre Antonio Spadaro definisce, sulla rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica”, l’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti”. Un testo magisteriale che mette al centro la fraternità e l’amicizia sociale e che prende le mosse dalla firma che il Papa stesso ha apposto, il 4 febbraio 2019, ad Abu Dhabi, insieme a Aḥmad al-Tayyeb, il Grande Imam di al-Azhar, in calce allo storico documento sulla fraternità universale.

Non una data a caso. Nel 2019 infatti ricorrevano gli 800 anni dall’incontro di san Francesco col sultano d’Egitto, a Damietta. Un incontro entrato nella storia perché mentre i cristiani combattevano una delle tante crociate, il poverello d’Assisi, a rischio della propria vita, si presentò in pace dinanzi al sultano Malik al-Kāmil e, di fatto, avviò la prima forma di dialogo islamico-cristiano. 800 anni dopo il tema della fraternità umana è ancor più urgente. E’ per questo che il Papa ha offerto alla riflessione di tutti l’enciclica.

L’Azione Cattolica diocesana ha pensato di offrire a tutti coloro che lo desiderano, un’occasione di approfondimento attraverso tre incontri pubblici: domenica, 21 febbraio, domenica 14 marzo, domenica 11 aprile.

Ecco qui i video degli incontri

21 febbraio 2021-primo incontro
14 marzo 2021-secondo incontro
11 aprile 2021-terzo incontro
18 aprile 2021

Pasqua: il messaggio del vescovo Rodolfo

Fratelli,

ci avviciniamo, insieme al nostro popolo, a una seconda Pasqua velata
dalla pandemia.
Non aggiungo parole al coro generale, la realtà ci sta davanti da tempo e tutti ci siamo dentro col fiato sospeso… ma la festa di Pasqua è celebrazione di vita e noi abbiamo la grazia di aggrapparci ancora una volta a Gesù Risorto!
Il suo far Pasqua con noi è fondamento della fede: egli è passato tra noi, si è fatto carico dei nostri pesi ed è stato avvolto dal nostro peccato… Si è
lasciato esporre sulla croce e la morte gli ha portato via l’ultimo respiro.
Ma la sua vita, intrisa di obbedienza e di amore, è stata un atto di
affidamento e di dono per noi al Padre e Lui, che ce lo aveva mandato
per il grande amore col quale ci ha amato, lo ha risuscitato da morte!

Fratelli,

se la vita di Gesù tra la gente e la sua parola avevano attratto tanti a seguirlo… quanta più forza avrà il Risorto nel coinvolgerci nella
sua vittoria? Egli ci immerge nella sua vita piena, nuova!
Così, anche sotto il velo che oscura il mondo, per suo dono noi siamo dentro questa realtà che nulla ci può togliere. Abbiamo però tanto bisogno di riscoprirla vitalmente!
Nei giorni della Settimana Santa avremo la grazia di celebrare la morte e la resurrezione del Signore Gesù! Tutto ravvivi la fede, tenga accesa la carità, spinga avanti la speranza. Nelle necessità che ci sovrastano, nello zelo e
nella prudenza che dobbiamo mantenere nello svolgere il nostro ministero (celebrazioni, colloqui, confessioni…) imploriamo intensamente questa grazia, aiutati anche dalla ricchezza liturgica di questi giorni.
Per essere vivi e significativi in quanto sta avvenendo, non basta la fede di ieri. Pensando a tanti fratelli e sorelle ferite dal dolore o col cuore stretto dalla paura, siamo chiamati ad annunciare la fede in Gesù Cristo Crocifisso e Risorto con parole più vive di sempre.
Vi invito per questo a pregare molto gli uni per gli altri…
È importante sperimentare così la forza della comunione che nasce dal Battesimo e ci sostiene nella comune missione. Battezzati, immersi nello Spirito di Pasqua, l’Angelo della Risurrezione ci spinga a correre
per dare, anche a questo tempo difficile, l’annuncio del Signore Risorto: Christos anesti! Alethos anesti!

Buona Pasqua a ognuno di voi e a tutte le
comunità parrocchiali!

+Rodolfo

Veglia pasquale e Pasqua: le celebrazioni

La prima grande novità della Veglia sarà negli orari. Dovendo garantire ai fedeli il rientro a casa entro le 22, saranno celebrate praticamente nel
tardo pomeriggio. Di per sè potrà essere celebrata in tutte le sue parti «salvo che particolari condizioni impediscano di celebrare in chiesa il rito del lucernario, che in questo caso sarà omesso», specifica l’ufficio liturgico.

La Veglia Pasquale in cattedrale avrà inizio alle 19.
Domenica 4 aprile, Pasqua di resurrezione, Pontificale solenne alle ore 11 (diretta su Tv9), mentre Messe saranno celebrate anche alle 9.30 e alle 18. Si canterà il «Victimae Paschali».

GLI ORARI NELLE PARROCCHIE DELLA CITTA’

Parrocchia San Giuseppe
Sabato Santo, 3 aprile: veglia pasquale ore 19.00
Pasqua di Resurrezione, 4 aprile: Ss. Messe ore 8.30 – 10 -11.30

Parrocchia Cottolengo
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia Pasquale ore 19
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 8 -10-11.30 e 17.30

Parrocchia San Francesco
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia pasquale ore 19
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 7.30 – 9 (Suore
s’Anna) -10 – 11.30 (solenne) – 18 (vespertina)

Parrocchia Sacro Cuore
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia pasquale ore 18
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 8 – 9.30 – 10.30 – 11.30 -18 

Parrocchia Maria Ss. Addolorata
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia pasquale ore 19
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 8 – 10 – 11.30 –18

Parrocchia Santa Lucia
Sabato Santo, 3 aprile: Lodi ore 8; Veglia pasquale ore 18
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 8 – 10 – 11.30 – 18

Parrocchia Ss. Crocifisso
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia pasquale ore 19
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 8.30 – 10.30 –18

Parrocchia Santa Famiglia
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia pasquale ore 19.30
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 9 – 11 – 18

Parrocchia Madre Teresa di Calcutta
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia pasquale ore 18
Pasqua di resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 9 – 11 – 18

Cappella dell’ospedale
Sabato Santo, 3 aprile: Veglia Pasquale ore 17,30
Pasqua di Resurrezione, 4 aprile: SS.Messe ore 10-16,30

Il commosso ricordo di Anna Santi da parte della Diocesi e dell’Azione Cattolica

“E’ andata avanti a noi, nell’incontro col Signore nel quale ha investito tutta la sua esistenza, proprio nel giorno in cui i cristiani ricordano l’ultima cena di Gesù e quel suo desiderio di fare Pasqua con noi. Ci piace immaginare che Anna abbia voluto affrettarsi per sedere al banchetto celeste”. E’ così che il vescovo Rodolfo, a nome di tutta la Chiesa diocesana, ricorda Anna Santi, deceduta nella tarda serata di giovedì all’ospedale Misericordia di Grosseto. Vi era arrivata pochi giorni fa dopo essere risultata positiva al covid-19. In un fisico già compromesso da numerose patologie, il virus ha colpito duramente.

Anna Santi aveva 83 anni. Era nata, infatti, il 10 gennaio 1938, figlia di un minatore di Caldana.

Le esequie saranno celebrate martedi 6 aprile, alle ore 15.30, in cattedrale. Presiederà il Vescovo Rodolfo e don Franco Cencioni ne traccerà un ricordo.

E’ stata una laica che ha vissuto profondamente la propria appartenenza ecclesiale, animata da una grande passione per l’uomo, dal desiderio costante di approfondire, capire, analizzare; dall’ansia per il rinnovamento della Chiesa sulla scia del Concilio e dal bisogno di protagonismo e corresponsabilità del laicato. Una passione, questa, che non di rado l’ha portata anche a scambi dialettici con i Vescovi e coi sacerdoti, ma sempre nella volontà di costruire un bene più grande, nell’aderenza al Vangelo.

Per questo Anna ha cercato sempre di essere lievito fecondo fuori dalle mura della chiesa. Il suo impegno è stato variegato. Insegnante, ancora giovanissima conobbe Armida Barelli, tra le fondatrici della gioventù femminile di Azione Cattolica e poi, con padre Gemelli, dell’Opera della regalità. Anna vi aderì e scelse la via della consacrazione laicale come strada maestra della sua adesione a Cristo e alla Chiesa. Il suo nome è profondamente legato alla storia dell’Azione Cattolica. “Io sono nata nell’Ac – ha detto anche di recente in una intervista fatta in occasione dell’assemblea diocesana 2020 – Il 3 aprile 1938 fui battezzata e subito iscritta agli angioletti di Ac”.

Fondatrice del consultorio La Famiglia, fu tra coloro che, cinquant’anni fa, si impegnarono per la nascita dell’Azione cattolica ragazzi come esperienza educativa solida di formazione alla vita e alla fede.

“Anima consacrata, ha dedicato vita alla scuola e alla Chiesa, non sempre capita da noi – commenta don Franco Cencioni, assistente generale dell’Azione Cattolica e che molto collaborò con Anna – Ha respirato l’aria dell’Ac da sempre. Mi mostrava di frequente con orgoglio la tessera del babbo, iscritto all’Azione cattolica già nel 1925 in pieno regime. È stata dirigente diocesana di Ac e del Cif dirigendone le colonie estive anche in momenti molto critici, come quando non trovammo disponibilità di spazi. A volte molto critica nei suoi interventi perché così tanto esigente con se stessa da chiedere la stessa disponibilità agli altri. Dobbiamo chiederle scusa per non averne sempre colto lo zelo che la animava”.

“Per l’Azione Cattolica è una grande perdita – dice il presidente diocesano Marco RossiAnna ha fatto la storia della nostra associazione diocesana, ha lavorato sempre con grande fedeltà e con una generosità a tratti davvero eroica. Ha amato la Chiesa, anche quando soffriva per quelli che considerava ritardi, ma anche i suoi pensieri critici erano sempre dettati solo e soltanto dall’amore che provava, proprio come un figlio a volte fa con la madre. Ha dato con generosità anche a persone che erano nel bisogno, fino ad ospitarle a casa sua e ha completato anche con la sofferenza fisica questo suo cammino di fedeltà a Cristo. Grazie Anna!”

Venerdi Santo: le celebrazioni e le modalità

La liturgia della croce con l’ascolto del Passio secondo Giovanni avrà il
suo modo ordinario, mentre alla preghiera universale sarà aggiunta una decima intenzione “per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati,
i defunti”.

Naturalmente, nel momento della adorazione della croce non sarà consentito il bacio, ma sarà solo possibile una genuflessione o un inchino profondo. La sera non potranno essere effettuate processioni, nè Via
Crucis itineranti, mentre sarà possibile effettuare la Via Crucis in chiesa senza che i fedeli si muovano dal posto.

In cattedrale alle 17.30 avrà inizio la Liturgia della croce presieduta dal Vescovo, che alle 20,30 poi, guiderà la Via Crucis all’interno del Duomo non potendosi tenere la processione di Gesù morto.

GLI ORARI NELLE PARROCCHIE DELLA CITTA’

Parrocchia San Giuseppe
Venerdì Santo, 2 aprile: celebrazione della Passione del Signore, ore 17.00

Parrocchia Cottolengo
Venerdi Santo, 2 aprile: Liturgia della Croce, ore 15

Parrocchia San Francesco
Venerdi Santo, 2 aprile: Liturgia della croce ore 18.30

Parrocchia Sacro Cuore
Venerdi Santo, 2 aprile: Liturgia della croce ore 18

Parrocchia Maria Ss. Addolorata
Venerdi Santo, 2 aprile: Liturgia della croce ore 19

Parrocchia Santa Lucia
Venerdì Santo, 2 aprile: Liturgia della croce, ore 18

Parrocchia Ss. Crocifisso
Venerdì Santo, 2 aprile: Liturgia della croce, ore 18

Parrocchia Santa Famiglia
Venerdì Santo, 2 aprile: Ufficio delle letture e Lodi ore 8.30;
Liturgia della croce, ore 18

Parrocchia Madre Teresa di Calcutta
Venerdì Santo, 2 aprile: Liturgia della croce, ore 18

Cappella dell’ospedale
Venerdì Santo, 2 aprile: Liturgia della croce, ore 16,30

Si ricorda che in zona rossa occorre portare con sé l’autocertificazione e recarsi nella chiesa più vicina alla propria abitazione

Giovedì Santo: gli orari delle liturgie

Anche questa celebrazione, sempre molto sentita, subirà alcune «potature». Non sarà fatto il gesto della lavanda dei piedi, nè potranno essere distribuiti panini benedetti.

È possibile, invece, allestire l’altare della reposizione dove, al termine della celebrazione, il sacerdote riporrà l’Eucaristia per l’adorazione. In alcune parrocchie sono previsti momenti comunitari, sempre nel rispetto del distanziamento; non sarà, invece, possibile il giro delle sette chiese: ogni fedele potrà recarsi a pregare nella chiesa più vicina alla propria abitazione e dovrà rientrare entro le 22.

Il Vescovo presiederà la Messa in Coena Domini alle 18 in cattedrale.
Diretta sul canale Youtube della Diocesi (https://youtu.be/tNVwlJKxfwI)

GLI ORARI NELLE PARROCCHIE DELLA CITTA’

Parrocchia San Giuseppe
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini ore 17.30. A seguire adorazione eucaristica fino alle 22 circa

Parrocchia Cottolengo
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini ore 17.30. Alle
21.15 ufficio delle letture e 21.45 chiusura chiesa

Parrocchia San Francesco
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini ore 18.
Esposizione del SS. Sacramento e adorazione fino alle 21.45

Parrocchia Sacro Cuore
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini ore 18.
Esposizione del SS. Sacramento e adorazione fino alle 21.45

Parrocchia Maria Ss. Addolorata
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini ore 19.
Esposizione del SS. Sacramento e adorazione fino alle 21.45

Parrocchia Santa Lucia
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini, ore 18. Alle
20.30 adorazione comunitaria

Parrocchia Ss. Crocifisso
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini, ore 18.
Consegna dei salvadanai per l’hogar di S.Cruz in Bolivia. Alle 21
adorazione comunitaria. Alle 21.45 chiude la chiesa

Parrocchia Santa Famiglia
Giovedi Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini, ore 18. Sarà
possibile sostare in adorazione dinanzi all’altare della reposizione
fino alle 21.45

Parrocchia Madre Teresa di Calcutta
Giovedi Santo, Messa in Coena Domini, ore 18

Cappella dell’ospedale
Giovedì Santo, 1 aprile: Messa in Coena Domini, ore 16,30

Si ricorda che in zona rossa occorre portare con sè l’autocertificazione e recarsi nella chiesa più vicina alla propria abitazione