Il “Giudizio finale” di Guido da Siena dal Maam a Forlì e Varsavia per due mostre su Dante

E’ stato un momento di grande emozione quello che stamane ha coinvolto quanti sono stati presenti alla fase di rimozione, messa in sicurezza e imballaggio del “Giudizio finale”, la grande opera pittorica di Guido da Siena, che fa parte del patrimonio artistico della diocesi di Grosseto, esposto all’interno del Maam-Museo archeologico e d’arte sacra della Maremma.

L’opera, infatti, è partita per un viaggio che la condurrà prima a Forlì, poi a Varsavia, dove sarà esposta in altrettante mostre promosse in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante.

Questa mattina, poco dopo le 8, sono iniziate le complesse operazioni di rimozione della grande tempera su tavola, dipinta sul finire del ‘200, portate avanti dal personale di Arterìa, azienda leader nel mercato del trasporto, imballaggio, movimentazione e installazione di opere d’arte.

L’opera è stata tolta dalla parete in cui è normalmente esposta, stesa su un apposito supporto e liberata dalla copertura in plexiglass, che solitamente la protegge garantendo anche l’adeguato microclima perché non si alteri o rovini. Quindi è stata accuratamente ispezionata, sia nella parte frontale che nel retro, dal personale del Maam. Successivamente è stata incassata all’interno di un apposito contenitore per il trasporto.

La tavola sarà portata in un primo momento a Firenze per un intervento di restauro. Sono stati evidenziate piccole tarlature, che saranno curate da un laboratorio di restauro specializzato in tecniche all’avanguardia. L’opera, infatti, sarà risanata con un trattamento in assenza di ossigeno. Quindi sarà trasportata a Forlì, per la mostra “Dante. La visione dell’arte da Giotto a Picasso”, che sarà allestita preso i Musei di san Domenico. La mostra si concluderà a luglio. La tavola rientrerà a Grosseto e a novembre prenderà la direzione di Varsavia, per essere esposta al Museo nazionale della capitale polacca nell’ambito della mostra “Dante”, che sarà aperta dal 2 dicembre 2021 al 27 marzo 2022.

Alle operazioni di questa mattina hanno assistito, assieme alla direttrice del Maam Chiara Valdambrini e alla dirigente Anna Bonelli, anche il vescovo Rodolfo e il vice sindaco di Grosseto, con delega alla cultura, Luca Agresti e don Franco Cencioni, direttore dell’ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici.

“Siamo stati molto contenti e onorati di aver potuto dire sì alle richieste giunte da Forlì e Varsavia di poter esporre, nel contesto di due mostre prestigiose, il nostro Giudizio finale – commenta il vescovo Rodolfo – Un tragitto che attraverso l’Europa portando il nome della nostra Chiesa diocesana e della nostra città, ma che soprattutto porta un messaggio espresso tanti secoli fa da Guido da Siena e con una ispirazione prettamente francescana. La scena del Giudizio finale è molto significativa, perché il Cristo è il senso, il fine e l’eternità della storia perché si è messo al di sotto di tutto e di tutti, conquistando ogni persona con la sua morte e resurrezione e divenendo così il Signore del tempo. E’ il dono di sé che rende eterna la vita. E Cristo non è solo: ci sono gli angeli e coloro che lo hanno accompagnato nella sua esperienza terrena, nonché, in due scene, san Francesco, l’alter Christus come è stato definito, perché si è uniformato totalmente a Lui. L’augurio è che questa opera, nel suo peregrinare tra Forlì e Varsavia, aiuti chi ci si porrà dinanzi a riscoprire il senso della propria esistenza che ha la sua radice lì, nel Cristo che muore e che trionfa”.

“Siamo molto orgogliosi che l’opera potrà essere esposta alla mostra Dante. La visione dell’arte da Giotto a Picasso – hanno dichiarato Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di Grosseto, e Luca Agresti, vicesindaco ed assessore con delega alla Cultura del Comune di Grosseto -. Nei prossimi mesi, tantissime opere nostrane saranno esposte in altre zone d’Italia e d’Europa. Pensiamo alla Madonna delle Ciliegie di Stefano di Giovanni, detto il Sasseta, che sarà alla mostra Masaccio nel complesso monumentale del Duomo di Siena; oppure al San Michele Arcangelo di Ugolino di Nerio, alla Statua di Artemide e alla Base di statua di Artemide che saranno esposte al Museo Nazionale di Varsavia, dal 2 dicembre 2021 al 27 marzo 2022; in Polonia, dopo l’esposizione a Forlì, ci sarà pure il Giudizio Universale di Guido da Siena; ed infine, alla mostra Nero, al British Museum di Londra, dal 27 maggio, sarà esposta la Statua di Germanico. Il patrimonio artistico della nostra comunità, messo a disposizione anche dalla Diocesi di Grosseto, vivrà un momento di massimo splendore, in cui potrà ancora di più farsi conoscere e invogliare per il futuro, appena la situazione pandemica sarà superata, molti turisti a visitare la nostra città e i suoi bellissimi musei. Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno permesso la realizzazione dell’iniziativa: il vescovo Rodolfo Cetoloni, Don Franco Cencioni con l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi, Chiara Valdambrini, direttore scientifico del MAAM, Cristina Barsotti, restauratrice del MAAM, il Soprintendente dott. Andrea Muzzi, la funzionaria restauratrice, dott.ssa Letizia Nesi, della SABAP per le province di Grosseto, Arezzo e Siena, e tutto il personale. La speranza è che la crisi relativa al Covid-19 possa terminare al più presto e permettere a tutti i cittadini di poter tornare a visitare i musei del territorio nazionale.”

La tavola della Madonna delle Grazie temporaneamente rimossa dalla cattedrale per un intervento di restauro conservativo

Il video

Grosseto – Per alcune settimane i grossetani devoti alla Madonna delle Grazie dovranno rinunciare alla possibilità di raccogliersi in preghiera dinanzi alla bellissima tavola dipinta da Matteo di Giovanni a fine ‘400 e venerata da secoli. Il dipinto, infatti, nel primo pomeriggio di oggi – alla presenza del vescovo Rodolfo e di don Franco Cencioni, direttore dell’ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi – è stato rimosso dalla nicchia nella cappella mariana, lungo la navata sinistra della Cattedrale di San Lorenzo per poter essere consegnato alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, dove sarà sottoposto ad un intervento di restauro.

Ad effettuare la rimozione sono stati due operai della cooperativa Atlante di Grosseto, con la supervisione della restauratrice Stefania Caloni e il supporto del sacrista della cattedrale Michele Morriello.

La sacra tavola è stata, quindi, scortata in palazzo vescovile, dove resterà ricoverata per alcuni giorni, in attesa che la Soprintendenza, coi propri tecnici, provveda a prelevarla per portarla a Siena, dove sarà effettuato l’intervento. La tavola dovrà essere sottoposta a specifico trattamento con l’applicazione di biocidi per eliminare la presenza di piccole muffe. Si tratta di microflorabatterica lieve, che va eliminata.

Già nel 2019 la cooperativa Atlante, su incarico della Diocesi, aveva effettuato un sopralluogo per verificare le condizioni conservative del dipinto Vergine Assunta. In quella circostanza era emersa la presenza di piccoli segni di crescita biologica di colore biancastro visibili in alcune zone del dipinto, pur buone le condizioni di conservazione generali della pellicola pittorica. Erano stati effettuati ulteriori accertamenti volti a progettare un trattamento protettivo, che è quello a cui la tavola sarà sottoposta.

La tavola è stata temporaneamente sostituita da un’immagine fotografica, fatta realizzare alcuni anni fa dalla Diocesi alla Soprintendenza, così che lo spazio non resti vuoto.

Viaggio nei centri d’ascolto parrocchiali: quarta tappa, la Santa Famiglia

La Caritas sta ad una parrocchia come l’acqua ad un seme. E’ quell’elemento essenziale perché la pianta cresca, metta radici, si irrobustica, ed è – esso stesso – un bene tanto prezioso che non può essere “acquistato” altrove, ma deve sgorgare dal cuore stesso della comunità. In questa immagine c’è il cammino compiuto dalla comunità parrocchiale della Santa Famiglia rispetto alla carità. Se volessimo dare un nome alla prima “acqua” che ha innaffiato il piccolo seme della carità, non possiamo che rammentare Annamaria Piozzi.

“E’ stata lei – dice il parroco, don Desiderio Gianfelici –a fare da apripista. Ha maturato una sensibilità che poi ha riversato nella sua comunità. Talvolta, invece, c’è il rischio che si cerchi fuori quell’esperienza di servizio, che invece è opportuno far attecchire nella propria comunità”. Il primo centro d’ascolto, allo stato embrionale, nacque anni fa col progetto di destinare fondi per famiglie in grave stato di difficoltà, seppure fin dal suo sorgere la parrocchia della Santa Famiglia abbia sviluppato attenzione sui temi della carità. “Da allora – aggiunge don Desiderio – la Caritas è diventata coinvolgimento della comunità nel suo insieme e delle persone singolarmente”. Il movimento che si è creato attorno alla chiesa bianca della Santa Famiglia è davvero notevole. Il centro d’ascolto è aperto due mattine a settimana – il martedi e il venerdi dalle 10 alle 12 – ma in realtà l’impegno è costante. “Siamo due volontarie fisse per l’ascolto – spiega Rosanna – Altri volontari si occupano della distribuzione del cibo e non solo. Chi viene per la prima volta riceve ciò di cui ha bisogno a livello alimentare; se torna, allora iniziamo un percorso di ascolto profondo per renderci meglio conto di quali fragilità e bisogni la persona ha e come provare a rispondere. Dove non arriviamo noi, ci appoggiamo alla Caritas diocesana oppure agli assistenti sociali. In alcuni casi sono questi ultimi che ci segnalano situazioni che ci prendiamo in carico”.

Al di là di tutto, però un centro d’ascolto parrocchiale è prima di tutto una scuola di relazioni. “Non siamo un servizio socioassistenziale – ci tengono a ricordare i volontari – ma il segno di una comunità cristiana che si china sulle ferite dell’altro. Anche noi veniamo con le nostre fatiche e qui riceviamo il senso di quella carità che Cristo ci insegna”. Da pochi mesi al gruppo si è aggiunta una nuova volontaria, Michela, cui è demandata tutta la parte – molto impegnativa – che attiene alla rendicontazione, alla burocrazia e ai rapporti con gli enti. “Possiamo dire che quello della carità è un respiro cresciuto col servizio stesso – dice il parroco – Anche la comunità lo ha sentito e risponde”. Come? Attraverso varie iniziative. Come la “terza domenica del mese”, in cui la solidarietà della parrocchia si materializza nella raccolta di aiuti. Non solo per Caritas, ma anche per le missioni e per altri progetti.

“Otto anni fa – racconta Wilma, un’altra volontaria – siamo partite con 20 famiglie accompagnate; oggi siamo ad 80, che significano più di 230 persone. Una volta al mese diamo il pacco viveri, mentre ogni due settimane collaboriamo con la Coop al Progetto Buonfine“. Ma quel che più sta a cuore, come detto, è la relazione: “L’affetto vale quanto il pacco che consegniamo”, dicono i volontari. Che si sono inventati, per questo, un’apposita iniziative: il thè di Caritas. “Ci incontriamo in parrocchia con le persone che ricevono aiuto e trascorriamo del tempo insieme. Diventa un’occasione per conoscersi di più, raccontarsi e anche favorire quello scambio di competenze da cui nascono a volte anche progetti di inserimento lavorativo”.

Avvicendamento nella Parrocchia di Giuncarico: don Enzo Capitani subentra a don Maurizio Marta

Nell’ottica di una riorganizzazione delle disponibilità e delle forze all’interno della Diocesi, avviata da settembre con l’avvicendamento di alcuni parroci, il vescovo ha chiesto a don Enzo Capitani di assumere la cura pastorale della Parrocchia di Sant’Egidio a Giuncarico.

Domenica scorsa, in occasione della Messa festiva, don Maurizio Marta, parroco di Braccagni che in questi ultimi anni ha retto anche la parrocchia di Giuncarico, ha comunicato l’avvicendamento ai parrocchiani.

Don Enzo Capitani inizierà ufficialmente il suo servizio domenica 28 febbraio durante la Messa festiva.

Don Capitani conserverà l’impegno di direttore della Caritas diocesana, di cappellano della casa circondariale di Grosseto e di vicario parrocchiale al Cottolengo. 68 anni, in precedenza è stato parroco a Montepescali e alla Santa Famiglia, amministratore parrocchiale ad Arcille e come vice parroco a Roccastrada, Barbaruta, Castiglione della Pescaia. Dal 2003 lo è del Cottolengo.

Le Ceneri: omelia del vescovo Rodolfo

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Con l’Azione Cattolica ciclo di incontri sull’enciclica “Fratelli tutti”

“Il punto di confluenza di ampia parte del suo magistero”. Così padre Antonio Spadaro definisce, sulla rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica”, l’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti”. Un testo magisteriale che mette al centro la fraternità e l’amicizia sociale e che prende le mosse dalla firma che il Papa stesso ha apposto, il 4 febbraio 2019, ad Abu Dhabi, insieme a Aḥmad al-Tayyeb, il Grande Imam di al-Azhar, in calce allo storico documento sulla fraternità universale.

Non una data a caso. Nel 2019 infatti ricorrevano gli 800 anni dall’incontro di san Francesco col sultano d’Egitto, a Damietta. Un incontro entrato nella storia perché mentre i cristiani combattevano una delle tante crociate, il poverello d’Assisi, a rischio della propria vita, si presentò in pace dinanzi al sultano Malik al-Kāmil e, di fatto, avviò la prima forma di dialogo islamico-cristiano. 800 anni dopo il tema della fraternità umana è ancor più urgente. E’ per questo che il Papa ha offerto alla riflessione di tutti l’enciclica.

L’Azione Cattolica diocesana ha pensato di offrire a tutti coloro che lo desiderano, un’occasione di approfondimento. Lo farà attraverso tre incontri pubblici, che potranno essere seguiti anche attraverso il canale Youtube della Diocesi, in cui ogni volta dialogheranno due relatori. Il primo appuntamento è per questa domenica, 21 febbraio, alle ore 15.30 nella chiesa parrocchiale del Cottolengo (via Scansanese 67), a Grosseto. L’Ac ha chiesto al vescovo Rodolfo di tenere la relazione introduttiva sull’enciclica. Con lui ci sarà anche Alessandro Spinosa, grossetano trapiantato a Pisa, attuale presidente diocesano dell’Ac della torre pendente. “Nei successivi due appuntamenti l’attenzione sarà dedicata ai capitoli 4 e 5 dell’Enciclica – spiega Davide Monaci, uno dei due vice presidenti diocesani del settore adulti di AcIl capitolo 4 – “Un cuore aperto al mondo intero” – è dedicato alla capacità di accoglienza: abbiamo invitato Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine-Cittadella della Pace, che dialogherà con Giovanni Cerboni, studente e iscritto all’Ac giovani, che ha vissuto l’esperienza del quarto anno di liceo a Rondine. Ad aprile – continua Monaci – il terzo incontro incentrato sul capitolo 5 dell’enciclica, intitolato “La migliore politica”. Abbiamo pensato di affidare la riflessione ad un esponente della Fondazione La Pira, che dialogherà con Giovanni Mascagni, responsabile della Delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana sud. Con loro vogliamo confrontarci sulla prospettiva che il Papa offre anche in chiave politico-economica. Il nostro desiderio – conclude Monaci – è di inaugurare un appuntamento annuale sul pensiero di La Pira, cogliendo lo spunto dalla intitolazione al sindaco di Firenze di un parco della nostra città. La sua testimonianza di cristiano impegnato per la pace, il dialogo, la fraternità e per il bene comune è di straordinaria modernità ed attualità”.

Per seguire la diretta: https://youtu.be/6CWGY2kKT48

Quarantore, il calendario nelle parrocchie della città

Mentre tutta la Chiesa si avvia verso il tempo forte della Quaresima, nelle parrocchie della zona pastorale urbana è già stato definito il calendario delle Solenni Esposizioni Eucaristiche annuali (Quarantore), che quest’anno avranno inizio il 18 febbraio e si protrarranno fino al 14 aprile.

Questo il calendario:

18-19-20 febbraio: Basilica del Sacro Cuore
1-2-3 marzo: parrocchia del Cottolengo (9.30 Messa; ore 17.30 canto del vespro, benedizione e reposizione. Mercoledì 9.30 Messa; 17.30 vespro e alle ore 21 compieta, benedizione e reposizione)
4-5-6 marzo: parrocchia Santa Famiglia (ore 8-18)
8-9-10 marzo: parrocchia Maria SS.Addolorata (8-19)
11-12-13 marzo: parrocchia SS.Crocifisso (giov. e ven. 8.30-21.30; sab. 8.30-17.30)
15-16-17 marzo: parrocchia San Giuseppe (ore 9-18)
18-19-20 marzo: parrocchia Madre Teresa di Calcutta (9-18)
22-23-24 marzo: parrocchia San Francesco (9,30 – 12,15; 15,30 – 18)
25-26-27 marzo: parrocchia di san Lorenzo nella Cattedrale (giov. e ven. ore 10-12.30 e 15.30-18. Sab. 10-12) 12-13-14 aprile: Santa Lucia

Torna il contest dei giovani “Ma che storia è?”

“Ma che storia è?”. Sarà una storia incentrata sulla bellezza della santità, quella che papa Francesco ha offerto alla riflessione di tutti con l’esortazione “Gaudete et exsultate”.

I giovani si rimettono in cammino e scelgono la formula del gioco, che mette in azione creatività, fantasia e genera condivisione, per veicolare contenuti di formazione. Siamo in zona gialla e quindi alcune attività in
presenza si tornano a fare, tuttavia grandi iniziative sono più difficili. Ma la
tecnologia consente di mettere in piedi un’esperienza che già a maggio dello scorso anno ha riscosso tanto successo e attenzione. Anche sui media nazionali. “Ma che storia è?”, appunto, il contest ideato e realizzato dalla famiglia francescana di Santa Lucia insieme alla pastorale giovanile.

La seconda edizione partirà domenica 14 febbraio e andrà avanti per 8 puntate (nella prima edizione furono 5) fino al 23 maggio.

“Per il momento – dicono gli organizzatori – andremo in onda alle 20,30, per consentire a chi partecipa di poter essere comodamente a casa entro le 22.
Laddove il coprifuoco dovesse essere tolto, sposteremo le puntate alle 21″.

Resta sostanzialmente invariato il format, ma con qualche novità. Resterà, infatti, un gioco di società on line, al tempo stesso divertente e formativo. Andrà in onda, in diretta sul canale youtube della parrocchia di Santa
Lucia (https://youtube.com/c/ParrocchiaSLuciaGrosseto). Se nella prima edizione, a fare da filo conduttore è stata la figura di Francesco
d’Assisi, in questa avrà per protagonisti, in ogni puntata, sante e santi, che
saranno approfonditi dai ragazzi anche attraverso degli spazi di catechesi. La novità è che le squadre dei gruppi verranno divise in due gironi e si sfideranno alternandosi nelle puntate. La prima, del 14 febbraio, sarà
di presentazione delle singole squadre, poi la gara entrerà nel vivo, anche nei contenuti.

“In ogni puntata – spiega lo staff dell’organizzazione – verrà presentata la figura di un santo e verranno messe in evidenza tante sue carattestiche, quante sono le squadre partecipanti. Ad ognuna sarà assegnata, ad estrazione, una di queste caratteristiche, perché possa esservi realizzato un video che dovrà, da un lato, presentare la figura del santo, dall’altro mettere in evidenza la caratteristica assegnata. In più, ogni volta, verrà chiesto a ciascuna squadra di coinvolgere persone diverse della propria parrochia (il parroco, i bambini del catechismo, i volontari di Caritas, i chierichetti ecc…)”.

Altra novità, i gironi delle squadre saranno 2: quello dei santi donne e quelli del santi uomini. Al termine delle prime 6 puntate le squadre che si classificheranno prime nel rispettivo girone, si sfideranno nella finalissima. In ogni puntata lo spazio formativo sarà incentrato sul santo su cui le squadre dovranno sfidarsi nella puntata successiva, in un dialogo tra don Stefano Papini e un “esperto” (che cambierà ogni puntata). Col responsabile
della pastorale giovanile, confermati nella conduzione Benedetta, della Gioventù Francescana, e David di Ac.

I santi scelti sono Chiara d’Assisi, Ambrogio, Madre Teresa, Giovanni Paolo II, Gianna Beretta Molla, Giuseppe Moscati. L’appuntamento è per i
giovani, ma la visione è rivolta a tutti: basterà collegarsi al canale Youtube della Parrocchia di Santa Lucia.

Viaggio nei centri d’ascolto parrocchiali: quarta tappa San Giuseppe

Parrocchia significa, volendo rispolverarne l’etimologia, “prossimo alla casa”, “che abita vicino”. Raccontare un Centro Caritas Parrocchiale è,
dunque, sempre raccontare un’esperienza di vicinanza, quasi d’intimità. I volontari della Parrocchia San Giuseppe, nel quartiere di Barbanella, un
gruppo di 7 tra laici e consacrati che si impegnano nell’attività caritatevole tre volte a settimana (martedì mattina, mercoledì pomeriggio, venerdì mattina), raccontano ciò che li motiva con un velo di bonaria riservatezza.
Ci sono i numeri: le 75 famiglie o le 220 persone assistite, a cui vanno aggiunti gli utenti saltuari. C’è la logistica: i pacchi portati a domicilio, gli
indumenti raccolti, selezionati e donati. Ci sono le attività: il banco del farmaco, i pacchi regalo per 70 bambini, la distribuzione mensile dei viveri
e quotidiana del pane, gli aiuti per le spese. Ci sono i partner: per esempio Banco Alimentare, Le Querce di Mamre Onlus, il Coeso e anche la Cei, grazie ai fondi straordinari per il Covid messi a disposizione delle Diocesi grazie
alle risorse 8xmille.

Soprattutto, però, ci sono le persone. Quelle che nel tempo si sono susseguite e passate il testimone fino ad oggi, testimonianza di un’attenzione costante, in un quartiere non sempre facile. Ad accendere il
cuore e l’impegno è l’intreccio tra la propria storia e quella della comunità: «È la mia Chiesa, vivo in questo quartiere da sempre. Oggi ho la possibilità di aiutare qualcuno a rialzarsi, è una bella sensazione». Si rimane stregati da un ambiente dove le relazioni seguono un passo diverso: «Appena iniziato, mi ha colpito tantissimo come anche senza conoscersi fosse possibile volersi molto bene. C’è molta diversità e molta sintonia e ciò mi ha
catturata», racconta una volontaria. «Però la radice, rispetto alla filantropia, è quell’Amore che è incarnato nello sguardo del bisognoso», sottolinea un’altra. «Fare questo servizio, alla fine, è un grande privilegio», chiosa una terza volontaria. La vicinanza, in un tempo in cui la solitudine sembra
farsi più acuta, lega tante famiglie, con i loro bambini, e tanti cittadini, italiani e stranieri. Come ad una fontana di paese dove si arriva per
abbeverarsi, ma anche per conoscersi, per integrarsi tra culture diverse. I
rapporti che si intessono con fiducia e rispetto, valori che si diffondono
velocemente: «Spesso – raccontano i volontari – c’è chi porta con sé, anche un amico». Il contatto umano apre un cammino nuovo per tanti, ma
sono sempre più necessarie misure strutturali di assistenza sociale, proporzionate all’emergenza economica e sociale. Nella primavera scorsa è
stato decisiva l’assistenza dello Stato, con strumenti come il «reddito di cittadinanza», e l’impegno della Cei, che ha messo a disposizione più di 200
milioni di euro, raccolti grazie all’8 x mille. L’emergenza abitativa, che al momento è contenuta dal «blocco sfratti», rischia di scoppiare appena
questa misura verrà superata. I più vulnerabili sono i nuclei familiari che si facevano quadrare i conti con prestazioni occasionali, sovente a nero.
Per i privilegiati il mondo si digitalizza in videochiamate e email, mentre per molti altri l’urgenza del pane e della casa morde come non mai. La
proposta è farsi prossimi, per quell’Amore, in queste strade.

(da “Toscana Oggi” del 7 febbraio 2021-servizio a cura di Giovanni Cerboni)

Martedi 9 febbraio: Vespri solenni in onore di S.Guglielmo

Febbraio è, per la diocesi di Grosseto, il mese nel quale si pone più accuratamente lo sguardo sulla figura di san Guglielmo di Malavalle, la cui festa liturgica cade il 10.

In varie comunità si custodiscono sue reliquie nonché tradizioni legate al suo culto, lui che scelse i boschi della Maremma per condurre una vita di preghiera e penitenza.

Dal 2018 sono state avviate iniziative per dare maggiore risalto a questo testimone di fedeltà al Vangelo, affinché il suo culto possa acquisire un respiro maggiormente diocesano.

Martedi 9 febbraio, dunque, in duomo, alle 18.30, saranno celebrati i Vespri solenni in gregoriano in onore di san Guglielmo con una rappresentanza dei Canonici della Cattedrale e il canto dei monaci di Siloe.

14 febbraio, Messa di san Valentino. ISCRIZIONI CHIUSE

Dopo alcuni anni di stop torna l’appuntamento con la festa di San Valentino. Sarà celebrato domenica 14 febbraio alle 18 in cattedrale con una Messa, che sarà presieduta dal vescovo Rodolfo e a cui sono invitati a partecipare
tutte le coppie di innamorati: sposi o fidanzati, ma anche chi cerca l’amore. La celebrazione si inserisce nella ripresa delle attività in presenza anche per quanto riguarda la pastorale familiare. Sono, infatti, ripartiti i percorsi di preparazione al matrimonio. Un primo corso si è tenuto nella parrocchia
dell’Addolorata con dieci coppie di fidanzati, altri si terranno nelle prossime
settimane e mesi. “La Messa di San Valentino – dicono dall’ufficio diocesano di pastorale familiare – è un modo per valorizzare un momento tendenzialmente più profano, ma che riletto alla luce della fede può diventare un’occasione per ricentrare lo sguardo sul senso dell’amore. Fra l’altro quest’anno il 14 febbraio cade di domenica, quindi faciliterà la partecipazione. Stiamo lavorando ad un piccolo segno da lasciare alle coppie per dire la vicinanza della nostra Chiesa dopo un periodo prolungato di impossibilità a svolgere iniziative che non fossero a distanza”.

LE ISCRIZIONI SONO CHIUSE

3 febbraio: 90 anni per don Giovanni Tumiatti

Il 3 febbraio don Giovanni Tumiatti, parroco di Buriano, compirà 90 anni.

Un bel traguardo per questo dinamico sacerdote, nativo di Goro (Ferrara), ma castiglionese di adozione, che ha servito la nostra Chiesa come parroco in tante comunità e continua a farlo anche come testimonianza verso i seminaristi con i quali oggi vive in via Ferrucci.

Don Giovanni arrivò in Maremma con la mamma e la sorella, al seguito del padre – chiamato a gestire una fabbrica di sardine a Castiglione della Pescaia – a 6 anni.

Ordinato prete nel 1957, è stato vice parroco a Ribolla e a Porto Santo Stefano, amministratore parrocchiale a Casal di Pari, poi parroco a Pian d’Alma, dove grazie alla sua intraprendenza e ad uno spirito imprenditoriale che lo hanno sempre connotato, dette l’impulso decisivo alla costruzione della chiesa di Punta Ala. Da lì, il vescovo Galeazzi lo inviò parroco a Sassofortino (’66-68). Poi, la morte improvvisa di don Bailo, spinse il Vescovo a scegliere don Giovanni per gestire la delicata eredità di don Biagio a Roccastrada. Fu un’impresa titanica, forse la più “tosta” per don Giovanni, che rimase a Roccastrada 13 anni. La situazione economica dell’Istituto geriatrico, quando arrivò, era difficile, “eppure – ha raccontato al settimanale Toscana Oggi in occasione del 60esimo di sacerdozio – lì ho scoperto davvero la Provvidenza. Uscimmo dalle pastoie, ripartimmo con impegno e quando nell’81 andai via, la struttura era ampliata e sempre più professionalizzata”. La nuova tappa fu Alberese. Anche qui la cura della comunità e delle strutture. Dopo 9 anni, di nuovo valigia in mano: “C’erano varie parrocchie sguarnite di preti in quel periodo– ha raccontato sempre al settimanale diocesano – e il vescovo Scola ad una riunione del clero chiese se c’era qualche sacerdote disponibile a spostarsi. Io mi offrii, pensando di andare in qualche paese; invece Scola mi convocò e mi disse: “Vieni a fare il parroco della Cattedrale“». Dopo gli anni in Duomo, Buriano: qui da 22 anni porta avanti la comunità con molte iniziative e con un impegno forte nel recupero e valorizzazione della chiesa, culminato, a febbraio 2017, nella inaugurazione della sala espositiva parrocchiale di arte sacra.

Da poco più di un anno don Giovannino – come tutti lo chiamano – vive in Seminario e per lui è come una seconda giovinezza. Condivide la vita dei giovani dell’anno propedeutico, dei quali il Vescovo lo ha nominato confessore, e nel fine settimana, anche dei seminaristi che rientrano dal Firenze. Il giovedì va a Buriano, dove conduce la catechesi per oltre venti parrocchiani e celebra Messa. Torna nella sua parrocchia ogni domenica mattina per l’Eucaristia festiva.

Decisivo nella sua vita di prete l’incontro con la spiritualità dell’unità del Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich, di cui è stato uno dei promotori in Maremma.

“A nome di tutta la nostra Chiesa dico a don Giovanni: auguri e grazie. Grazie per come sei, per la passione e lo zelo, per l’ansia pastorale che ancora ti muove e per l’apertura di cuore che ti connota e che ti fa continuamente intravedere strade nuove da percorrere per avvicinare la gente a Cristo”, dice il vescovo Rodolfo.

A “Dentro i nostri giorni” il progetto della futura sede Caritas

Come sarà la nuova sede di Caritas diocesana?

Quali criteri stanno alla base del progetto? Quali servizi saranno presenti?

Se ne è parlato nella puntata del 26 gennaio 2021 di “Dentro i nostri giorni”, il programma di approfondimento, a cura dell’ufficio comunicazioni sociali della Diocesi, in onda su Tv9.

Eccola:

Vademecum e protocollo per la ripresa del catechismo e degli incontri pastorali in parrocchia

“Con la Toscana in zona gialla possono riprendere il catechismo e le altre attività educative e di formazione in presenza (lectio, catechesi per adulti, gruppi giovanili o di adulti ecc..), con prudenza, ma senza paura, nel pieno rispetto dei protocolli già in essere e delle indicazioni fornite dalla Curia diocesana”.

E’ quanto comunicato al clero, nella giornata di giovedì, dal vescovo Rodolfo.

Il Vescovo ha incontrato i preti della Diocesi nel salone della parrocchia Madre Teresa per una mattinata di scambio e approfondimento su come approcciare dal punto di vista pastorale questa nuova fase fino a quando la Toscana resterà collocata in zona gialla.

A questo scopo, il vicario generale don Paolo Gentili ha consegnato al clero un vademecum (vedi allegato), contenente in modo puntuale le attività che si possono o non si possono fare nelle parrocchie in base alla zona in cui è collocata la regione. Con una puntualizzazione: “Negli spazi delle parrocchie si devono tenere esclusivamente attività di tipo pastorale. Ogni altra iniziativa non è possibile, neppure in zona gialla”. Inoltre, tutte le attività devono tenersi in un orario che consenta ai fedeli di essere di nuovo a casa entro le 22.

Possono, dunque, riprendere i cammini di catechesi in presenza per bambini, ragazzi e adolescenti e i ritiri, nella logica dei protocolli già forniti. La Diocesi raccomanda attenzione alle situazioni di accesso e uscita dei ragazzi. Gli incontri di catechesi e i ritiri dei genitori/adulti in presenza devono essere il più possibile limitati.

Possono riprendere anche le attività educative per minori, anche in forma di laboratori, nella logica del distanziamento, dei piccoli gruppi e secondo i protocolli già in essere. Si possono mettere a disposizione stanze, opportunamente organizzate e con postazioni distanziate, per lo studio.

Non sono, invece, possibili: processioni, attività teatrali, feste, pesche, mercatini. Sono sconsigliate le gite anche nelle vicinanze. Per quanto riguarda le liturgie e i momenti di preghiera vigono le regole già conosciute: distanziamento, utilizzo di mascherine e di gel igienizzanti, sanificazione al termine di ogni celebrazione.

La Curia ha consegnato ai parroci anche un protocollo (vedi allegato), mutuato da una diocesi del nord, nel quale sono illustrate le modalità di utilizzo di aule, saloni parrocchiali, stanze in genere. Sono anche riportate le regole circa la preparazione dei locali, le vie di accesso e di uscita, le modalità di svolgimento degli incontri, l’organizzazione delle attività di catechesi, la sistemazione dei giubbini e di altri indumenti, la pulizia e sanificazione degli ambienti.

In occasione di ogni incontro di adulti dovranno essere registrate le presenze, mentre per gli incontri di catechismo, il catechista dovrà registrare, ogni volta, l’aula utilizzata e fare l’elenco dei partecipanti, conservando i loro recapiti.

Infine la Diocesi ha rinnovato ai parroci l’invito a utilizzare il patto di corresponsabilità con le famiglie già distribuito in estate in occasione de GrEst.

“Siamo consapevoli – dice don Paolo Gentiliche tutto questo può essere percepito come un aggravio di compiti per i laici che a titolo volontario si dedicano a servizi importanti quali la catechesi o l’animazione di oratori o gruppi di ragazzi, ma siamo altrettanto coscienti che la comunità cristiana può dare una testimonianza credibile anche nella sua disponibilità a star dentro regole condivise. Ne va della salute di tutti. Nessuno deve sentirsi scoraggiato a venire in parrocchia perché ha paura. Riprendiamo, dunque, con slancio, entusiasmo e con la necessaria prudenza”.

In occasione dell’incontro del clero, sono state date indicazioni anche sulle benedizioni delle famiglie. Il sacerdote non potrà andare di casa in casa, se non espressamente invitato dalla famiglia. Ogni parrocchia è chiamata a trovare modalità alternative per compiere questo gesto, come, ad esempio, da incontri di preghiera all’aperto in singole zone del territorio parrocchiale dove raccogliere il vicinato. Altra possibilità è, invece, all’interno di una liturgia comunitaria, sottolineare la dimensione battesimale dei laici. In questo caso si possono invitare i fedeli a portare in chiesa una boccetta d’acqua, che verrà benedetta e utilizzata come segno di benedizione in una preghiera domestica. Infine, laddove nessuna di queste modalità fosse assolutamente praticabile, rinviare la benedizione ad altro momento.

2021, la Diocesi indice l’Anno del venerabile p.Giovanni

Era il 14 agosto del 1621 quando padre Giovanni Nicolucci, conosciuto
come Giovanni da San Guglielmo (o “da Batignano”), lasciava
questa terra per ricongiungersi col Padre, dopo aver vissuto in eremitaggio in quella che una volta era la grandiosa Abbazia di Malavalle, distante cinque chilometri da Castiglione della Pescaia.
Qui – siamo alla fine del 1597 – padre Giovanni scelse di stabilirsi per soddisfare il suo desiderio di vivere nascosto e sfuggire alle lodi mondane.

Il venerabile muore a Batignano e lì, nella chiesa di San Martino, è custodito il suo corpo.

Quest’anno ricorrono i 400 anni dalla morte e la Diocesi – che già nel 2016, nel Giubileo della Misericordia, aveva scelto la figura del venerabile Giovanni Nicolucci come apostolo della misericordia – intende celebrare l’anniversario, così da rimettere al centro della riflessione comunitaria questa figura di uomo di preghiera, apostolo della Maremma.

Come ricorda p.Gabriele Ferlisi, ex Generale degli Agostiniani scalzi e studioso del venerabile, p. Giovanni concepisce l’ideale eremitico non come disimpegno dalle responsabilità e fuga nell’ozio, ma come condizione più idonea ad esprimere il meglio della contemplazione e dell’azione pastorale. Per questo non si sottrae agli impegni della predicazione e percorre a piedi i sentieri della Maremma per andare lì dove è richiesto il suo servizio pastorale. Predica a Sassofortino, Gavorrano, Ravi, Montepescali, Batignano, Montieri, Giuncarico, Talamone e in altri paesi vicini; è invitato a predicare anche nelle città di Grosseto, Siena, Massa Marittima, Volterra, Montepulciano, Lucca, Genova, Firenze. A Roma, nella chiesa di Sant’Agostino, predica la Quaresima con la presenza e l’apprezzamento di molti uomini della Curia Romana, tra cui il santo cardinale Roberto Bellarmino. Inoltre fa catechesi, direzione spirituale, scrive lettere e opuscoli ascetici, consola, esercita – per quello che può – la carità materiale, privandosi anche del tozzo di pane per sfamare un povero.

Al fine di progettare e coordinare iniziative di carattere spirituale e culturale in questo anno, il vescovo Rodolfo ha nominato un comitato, chiamando a presiederlo don Pier Mosetti, parroco di Roselle.

“Per il momento – spiega il sacerdote – abbiamo in mente delle idee che abbiamo pensato nella prima riunione on line del mese di dicembre. L’idea di fondo è quella di avvicinare il Venerabile all’uomo contemporaneo, per farlo conoscere anche al di fuori delle mura delle nostre parrocchie”.

Tra i progetti su cui concentrare l’attenzione c’è la pubblicazione di un commento ai “15 gradi dell’umiltà”, il suo scritto di spiritualità più importante, curato dallo stesso padre Ferlisi.

“Abbiamo pensato poi – continua don Pier – di organizzare un cammino,-pellegrinaggio nei luoghi toccati dalla missione del Venerabile o segnare dei
percorsi che ognuno potrà ripercorrere… Nella nuova riunione, avanzeremo proposte più concrete”.

“Fin da adesso – è l’appello del Vescovoinvito tutte le comunità parrocchiali, nei limiti delle condizioni date, di fare spazio anche a questo anniversario e alla figura del venerabile Giovanni, un uomo di fede che dobbiamo riscoprire, per rimettere al centro, proprio in questo tempo difficile, il nostro personale rapporto con Dio, senza il quale difficilmente troviamo strade nuove da percorrere. Invito tutti, allora, a mettersi idealmente in cammino, insieme e individualmente, per lasciare che questa figura ci parli e ci suggerisca il nostro modo di essere, oggi, apostoli della Maremma”.