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La Diocesi di Grosseto

Le Chiese particolari, nelle quali e delle quali sussiste la sola e unica Chiesa cattolica, sono innanzitutto le diocesi (….)” (Codice di Diritto Canonico, can. 368)

La diocesi è la porzione del popolo di Dio che viene affidata alla cura pastorale di un Vescovo con la cooperazione del presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e da lui riunita nello Spirito Santo mediante il Vangelo e l’Eucaristia, costituisca una Chiesa particolare in cui è veramente presente e operante la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica e apostolica” (CdC, can. 369)

 

Qualche dato

La diocesi di Grosseto si trova interamente all’interno dei confini amministrativi della provincia di Grosseto.

E’ sede vescovile dal 9 aprile 1138 ed è suffraganea di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino

Si estende su una superficie di 1239 km quadrati e raccoglie complessivamente 134.342 abitanti.

Parrocchie: 50

Clero secolare: 58

Diaconi: 1

Diaconi permanenti: 6

Religiosi: 21

Religiose: 32

Seminaristi: 3

Lettori: 31

Accoliti: 9

Ministri straordinari dell’Eucaristia: 67

 

Cenni storici

La Diocesi di Roselle, sorta non dopo il IV secolo (ma la prima notizia documentaria risale al 499) ebbe la sua sede fuori delle mura dell’antica città, nella località Canonica, dove recenti scavi archeologici hanno riportato in luce la cattedrale ricostruita intorno al 1100. Il vescovato attirò a poco a poco gli abitanti della vecchia città, che si ridusse sempre più a <Civita>, ossia città morta. Fino al 1459 la diocesi fu suffraganea di Roma.

Negli ultimi anni del periodo rosellano la diocesi accolse tre visite papali: di Callisto II nel maggio 1120 e di Innocenzo II nel marzo 1133 e nel marzo 1137. La quarta venuta di un papa a Grosseto avrebbe avuto luogo nel maggio 1989!

Appena un anno dopo la sua seconda venuta a Grosseto, Innocenzo II vi trasferiva la sede vescovile. La diocesi, intesa sia come comunità ecclesiale sia come territorio, rimase invariata. Il mutamento riguardò soprattutto Grosseto, promossa ufficialmente al rango di città. La sua limitata, ma rapida espansione favorì il moltiplicarsi, dentro e fuori le mura, di chiese, ospedali e filiazioni monastiche.

Negli stessi anni, nei dintorni di Castiglione della Pescaia, concludeva la sua vicenda terrena san Guglielmo il Grande, straordinario eremita, i cui seguaci avrebbero dato vita a un ordine religioso fra i più importanti dell’ultimo Medio Evo.

Nel XIII secolo il territorio diocesano risulta suddiviso in 21 pievi. Molte chiese sono officiate da un collegio di canonici (canoniche o propositure), che vi conducono una vita quasi monastica. Mentre san Francesco era ancora in vita, prendeva avvio a Grosseto la prima comunità di frati minori della diocesi.

Nel primo ‘400 città e diocesi attraversarono un periodo di serio deterioramento. Dal 1427 al 1444 i papi, anziché nominare un vescovo, diedero la diocesi in amministrazione ai cardinali A. Casini e G. Cesarini. Il passaggio dello Stato senese ai Medici (1557), al termine di una guerra che comportò la distruzione delle chiese grossetane situate fuori dalle mura, non migliorò la situazione della piccola città, sempre più infestata dalla malaria e ridotta verso il 1750 a 645 abitanti. E nel ‘500 e ‘600, nonostante le direttive del Concilio di Trento, i vescovi continuarono a risiedere per lunghi periodi fuori dalla diocesi.

Alla fine del ‘600 cominciò una ripresa di vitalità. Dal 1692 cominciarono a tenersi sinodi diocesani, sia pure non frequenti. Alla fine del ‘700 il vescovo soranese F. Selvi si distinse tra i colleghi toscani per la sua recisa opposizione alle direttive gianseniste dei Granduchi. Durante l’occupazione francese, per qualche anno, Castiglione della Pescaia e altre parrocchie vennero sottratte alla diocesi di Grosseto e furono sottoposte al vescovo di Ajaccio.

La diocesi di Grosseto risentì piuttosto negativamente degli effetti del periodo risorgimentale: diffusione dell’anticlericalismo e della massoneria, una lunga sede vacante (1858-1867) al momento dell’unità d’Italia, l’applicazione delle leggi eversive con la confisca di San Francesco, unico convento della cittadina.

Solo nel XX secolo, con la bonifica, il capoluogo diocesano ha assunto l’aspetto e la consistenza di una vera città. Le parrocchie urbane dal 1938 ad oggi sono passate da una a dieci, mentre lo spostamento delle popolazioni dalle colline alla pianura e l’arrivo di immigrati ha comportato l’erezione di nuove parrocchie nei nuovi centri abitati (Braccagni, Sticciano Stazione, Bagno di Gavorrano, Scarlino Scalo, Ribolla, Marina di Grosseto). Dopo l’ultimo Concilio ecumenico Vaticano II, la vitalità della diocesi è attestata dal rinvigorirsi dell’associazionismo, dalla riapertura del Seminario, dall’istituzione di scuole diocesane e dalle iniziative di volontariato.

(tratto da uno scritto di don Vittorio Burattini)