“Sigilliamo in noi il dono di questo Anno di misericordia”. L’omelia del vescovo Rodolfo per la chiusura della Porta Santa

Carissimi tutti,
benvenuti in Cattedrale e anche bentrovati, perché io da una settimana mancavo dalla Diocesi.
Oggi è una giornata tanto ricca ed ampia, come il grande arco di un ponte, che mi ha riportato dalla terra di Dio alla nostra “terra santa”, a questa terra dove siamo chiamati a vivere con Lui, a vivere di Lui, a santificarci. Me lo ricorda, questo, anche l’onore che mi è stato fatto di poter indossare, oggi, a conclusione di questo anno santo della misericordia, la casula che san Giovanni Paolo II utilizzò nel 1989 a Grosseto nella Messa da lui celebrata allo stadio a conclusione della sua storica visita.
Ero a Gerusalemme per preparare, insieme ad altre persone, il tempo dell’Avvento e il tempo del Natale, per guardare avanti, per ascoltare la Parola di Dio in quella terra, per percepire, in quella terra, ancora una volta la forza della storia di Dio, specialmente per riflettere sulla ricchezza della sua Parola fatta carne, il suo esser con noi per mezzo di Gesù e per pensare – mentre riflettevo a questo momento che avremmo vissuto insieme – alla sua misericordia, che è diventata vita per noi, alla realtà divina di Dio, diventato uno di noi in Gesù.
Ecco: ora, qui, dove queste stesse cose sono la nostra vita quotidiana, sono il nostro impegno, la gioia di viverlo, ma anche la gioia di avere occasioni continue di ravvivarlo e di viverlo ancora di più. Quella storia di Dio che è giunta a noi e che ha la capacità, ma anche il bisogno, di essere ridetta, di esserci riproposta, di essere rievangelizzata, perché la gustiamo, la godiamo. E’ stata seminata nella nostra vita, è stata tradotta in fatti umani, in scelte, in sentimenti che possono essere sempre nuovi. La nostra vita di cristiani, come in fondo è in generale la vita umana, ha sempre bisogno di questo vivere intenso, vivere di più anche se le cose all’esterno rimangono le stesse, perché noi crediamo nell’eternità di Dio che è diventata la nostra vita e che vuole allargare la nostra esistenza sempre di più, ampliarla, perché sia capace di entrare nella vita eterna che ci è comunicata.
Abbiamo ricevuto la Parola di Dio di oggi, che ci dice che questa storia può prendere pienamente la vita delle persone e può esporre quella di coloro che credono in Gesù anche a difficoltà grandi, fino a persecuzioni, perfino nella propria famiglia, ma specialmente nelle ultime espressioni del brano del Vangelo, Gesù ci ripete che va vissuta con la serena sicurezza che hanno i figli di Dio:
“Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto” (Lc 21, 18)
E quando saremo condotti nelle difficoltà e perfino in giudizio, Gesù ci invita a non preoccuparci di cosa dire, perché ci sarà suggerito in quel momento, come a dire la vicinanza momento per momento di Dio.
Solo nel finale Gesù ci esorta alla perseveranza, perché è la perseveranza che ci fa arrivare alla salvezza.
Ecco, ora, insieme, con le esperienze di fede che viviamo e che abbiamo nel cuore, celebriamo la conclusione del Giubileo e ringraziamo Dio per la ricchezza di una parola che ci ha guidati per un anno intero: misericordia. Una parola che ci ha rimesso di fronte al modo di essere di Dio con noi: Dio misericordioso, anzi, Dio misericordia fatta persona. Dio è misericordia ed è diventata carne in Gesù: è Lui il volto umano della misericordia di Dio tra di noi!
In questo anno ce lo siamo sentiti dire e ridire tante volte e in tante forme: dal cantare l’Inno “Misericordiosi come il Padre”; dalla possibilità di confessarci, di affidarci alla misericordia di Dio; dalla testimonianza di figure di misericordia, come il venerabile p. Giovanni o Madre Teresa; alle tante meditazioni; alla lectio della Parola di Dio; ai ritiri; ai momenti di formazione che abbiamo avuto come laici, come gruppi, come sacerdoti; perfino alle sacre rappresentazioni o alle iniziative di carità misericordiose, più intense; a riflessioni che ci hanno portato a parlare della misericordia e della bellezza, della misericordia e della giustizia, fino a toccare l’economia, fino a parlare di misericordia e accoglienza, nelle misure più vicine della persona che abbiamo accanto, fino a chi arriva da altri luoghi.
Stamani rientrando in macchina telefonavo ad una persona e dovevo pensare un po’ alle parole da dirvi questa sera, e gli ho chiesto: “Tu che diresti a conclusione di questo anno della misericordia?” “Che mi dispiace!”, mi ha risposto. Una risposta netta, che dice la preziosità e l’affetto a questo Giubileo e a quanto ci ha dato di vivere per un anno intero.
Concludere il Giubileo, chiudere la Porta Santa della misericordia, prese così d’acchito sono espressioni che anche a me danno quasi un senso di rincrescimento, per non aver potuto viverlo appieno, quasi di rimpianto per le occasioni non vissute con pienezza.
Chiudere è solo una espressione, ma può dirci questo, può farci provare queste sensazioni. Perciò al posto della parola “chiudere” vorrei trovare un’altra espressione che ci aiuti a superare questa semplice impressione che un po’ ci fa soffrire.
Credo che si possa usare una parola più luminosa, una parola più forte, più significativa. La parola è: sigillare.
Chiudere, infatti, ci fa percepire come se qualcosa finisse e questo ci infonderebbe tristezza, ma il cuore misericordioso di Dio non si chiude!
Sigillare mi suona più bello; mi pare voglia dire raccogliere insieme, mettere al sicuro una ricchezza, un dono ricevuto, un tesoro che in questo anno abbiamo scoperto di più e gustato di più; una perla preziosa che forse abbiamo visto con occhi più predisposti o che forse abbiamo ritrovato. Sigillare perché non ci venga rubata, perché si continui a vivere sapendo di avere disponibile un tesoro senza misura come è la misericordia di Dio. Tesoro sempre al sicuro per noi, per poterlo ricevere, per poterlo sentir crescere, per poterlo godere e comunicare. Un tesoro per tutti, perché la misericordia è espansiva, è feconda di opere, è feconda di sentimenti misericordiosi, può aiutarci a fare gesti e a istituire relazioni ancor più ricche di umanità.
Allora chiudere la Porta del Giubileo della misericordia pensando come a sigillare in noi – la porta siamo stati anche noi – persone, in noi Chiesa, in noi famiglie, in noi comunità questo tesoro!
Provo a ricordare alcune sfaccettature che abbiamo riscoperto, perché insieme ci aiutiamo a ringraziare di esse:
– La sorpresa, lo stupore e la bellezza della misericordia. Fin dall’indizione del Giubileo da parte di papa Francesco, che ha meravigliato tutti nell’annunciare l’Anno Santo
– La gioia con cui abbiamo vissuto l’apertura della Porta Santa: ricordiamo tutti la piazza Duomo piena…davvero un bel segno!
– La fecondità, la creatività della parola misericordia e la gioia provata in noi stessi quando in questo anno l’abbiamo sperimentata e ce la siamo sentita annunziare. Una parola che sorprende, che stupisce, che è bella per il cuore e per la vita
– L’altra caratteristica riscoperta è stata la smisuratezza di Dio, in questo suo modo di essere misericordia. Più che una caratteristica o una virtù è proprio Lui, che è misericordia, che si dà fino a perdersi per noi, fino a dare tutto quello che è e che ha, perché noi possiamo avere la vita. Gesù l’ha manifestato fino a diventare persona, carne di misericordia per noi. E pensiamo a come hanno risuonato con vivezza le parabole della misericordia: le conoscevamo, ma in questo anno, forse per maggior attenzione, ma soprattutto per la grazia del Giubileo, hanno assunto una vivacità enorme: la parabola del padre e del figlio prodigo, quella della pecorella ricercata e ritrovata, la dramma perduta… Ogni volta che le abbiamo ascoltate sono state quella Parola che arrivava ad ognuno, proprio a ciascuno, a me! O pensiamo a come sono diventati ancor più espressivi certi episodi del Vangelo, gli incontri di Gesù coi peccatori: Zaccheo, la donna sorpresa in adulterio, il pubblicano. O anche le espressioni dei salmi e dei profeti, fino alla bellissima “Io non ti dimenticherò mai”, che è stata come il lemma della Settimana della Bellezza.
Quante sfaccettature del tesoro sigillato rimangono tesori per noi, sono sorgente a cui attingere!
Vogliamo davvero sigillarle nel cuore, chiudendo il Giubileo, perché l’averne fatta esperienza, averle riscoperte con gioia come rivolte a noi, ci ha fatto trovare la forza inesauribile di farle diventare più nostre, perché diventassimo noi misericordiosi come il Padre, rivestiti di sentimenti di misericordia.
In questo anno siamo stati spinti anche a pensare l’altro e ad agire verso ciascun fratello con misericordia, non come a voler compatire o a voler compiacere la nostra “bontà” (il buonismo), ma perché fosse relazione più vera, essenziale, che esprime davvero il cuore e che con opere di misericordia spirituale e corporale può far rivivere, aiutare a vivere meglio il fratello, la sorella; può immettere creatività laddove non ci sarebbe da aspettarsi più nulla in una relazione, in una iniziativa…
Misericordia ricevuta come forza di Dio, come grazia data a noi che arriva a curare ferite – lo abbiamo sperimentato -; arriva ad aiutarci a farci carico degli altri; arriva a spingerci a perdonare; arriva a darci la spinta per ridare vita a ciò che sembrava perduto o a scoprire ciò che sembrava scomparso nella nostra vita: una persona, un valore, un ricordo, il senso del dedicarsi. Anche fra noi persone, tra noi famiglia, tra gruppi differenti, tra i sacerdoti, tra il vescovo e i sacerdoti e perfino nelle nostre realtà più materiali, a partire da quella economica, per coniugare insieme giustizia e misericordia e tentare di rileggere le nostre realtà con la bellezza che vi ha creato la misericordia.
Ho offerto qualche sprazzo di quanto vissuto e fatto in quest’anno, ma vorrei pensare specialmente ad ogni volta in cui ognuno di noi si è sentito oggetto di misericordia da parte di Dio o dei fratelli; oppure si è sentito soggetto di misericordia, quando abbiamo percepito la bellezza di un gesto gratuito che non avevamo mai fatto, o del tempo dato con più generosità o dell’accoglienza a qualcuno come un’occasione nuova di incontro.
Credo che ci siamo tutti accorti come questa parola ci tocchi il cuore: da una confessione ben fatta, all’ascolto della Parola che è arrivata dentro di noi; ad un’adorazione o ad un momento silenzioso in chiesa, magari passando la Porta Santa quando non c’era nessuno e mettendoci dinanzi alla croce, luogo e segno della misericordia. Oppure da un pensiero e da un gesto che ci ha fatto andare oltre…oltre i discorsi, oltre i diritti, oltre i doveri, fino ad un atto d’amore puro, a uno sguardo disinteressato verso qualcuno che ci è un po’ difficile, ma che in un momento siamo riusciti a guardare con gli occhi con cui lo guarda e lo ama Dio.
Sono stati momenti belli! Teniamoli come tesori nel cuore, che da sempre ci sono dati e che quest’anno si sono ravvivati e che sono capaci di farci vivere giorno per giorno. Perché Dio è un padre che possiamo chiamare Babbo; perché Gesù è il Signore che ci dà la sua vita di Signore; perché la Parola di Dio ci narra e ci annuncia questo e ce lo fa vivere; perché abbiamo i sacramenti, abbiamo la Chiesa, abbiamo soprattutto la Confessione e l’Eucaristia, che ci comunicano questa misericordia di Dio in modo del tutto speciale. E poi perché abbiamo la comunità, i fratelli tutti che possono essere soggetti e oggetti del nostro amore e del perdono, così come noi per loro, perché non c’è nessuno che non abbia bisogno della misericordia dei fratelli e perché le occasioni continue di fragilità che possiamo vivere, possono diventare appello alla misericordia, alla generosità, alla dedizione, al perdono. Anche quelli sono momenti di grazia, quando ci rendiamo conto davvero di essere fragili e non abbiamo vergogna di chiedere aiuto e perdono. Tutto questo, anche se chiudiamo il Giubileo e la Porta della misericordia, rimane, anzi ci chiede di restare al centro del nostro cuore.
Il Giubileo straordinario ha fatto davvero brillare e riscaldare questa parola e tutte le parole che le si avvicinano. Questa realtà, stasera, ce la diciamo di nuovo e chiediamo a Dio di sigillarla Lui nel nostro cuore, di incidercela profondamente.
E’ stato un anno di grazia, di semina e di fecondità. Chiediamo al Signore, gli uni per gli altri, ma anche impegniamoci a non disperdere la tensione e il desiderio che questo Anno Santo ha creato, chiedendo al Signore che, nella sua misericordia, continui a far nascere nella nostra vita buoni frutti di amore: cuore, sentimenti, opere, stile di vita in cui questa caratteristica di Dio emerge da noi stessi, persone, famiglie, comunità.
E’ quanto chiediamo al Signore rendendogli grazie, ma dicendogli anche che abbiamo bisogno ancora di sperimentare questa sua misericordia che è Lui e della quale ci fa dono.
Sia lodato Gesù Cristo!

+Rodolfo

Il vescovo Rodolfo ha chiuso solennemente la Porta Santa davanti ad oltre 1500 persone

Un applauso prolungato, carico di gratitudine, ha accompagnato il momento in cui il vescovo Rodolfo ha chiuso le grandi ante in legno della Porta Santa, questo pomeriggio, a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia.

Al rito hanno partecipato oltre 1500 persone, che hanno preso parte, prima, alla Messa solenne animata congiuntamente dal coro della Cattedrale, dalla corale Gaudete e dalla corale Puccini, diretti da Luca Bernazzani, responsabile del settore musica sacra dell’ufficio liturgico diocesano. All’organo il maestro Francesco Iannitti Piromallo, mentre la musica è stata arricchita da archi e fiati.

Per l’occasione il vescovo Rodolfo ha indossato la casula che indossò san Giovanni Paolo II per la Messa da lui celebrata allo stadio comunale in occasione della sua storica visita alla Diocesi di Grosseto, il 21 maggio 1989 e che egli volle donare alla parrocchia della Santa Famiglia, che la custodisce da 27 anni.

Subito dopo la Comunione, tutti i fedeli hanno attraversato, processionalmente, per l’ultima volta la Porta Santa, seguiti dalle autorità civili e militari presenti, dai diaconi e dai sacerdoti, mentre il coro ha intonato l’inno di ringraziamento per il dono dell’Anno santo.

In ultimo il Vescovo, con il pastorale, è giunto sulla soglia della Porta, mentre tutti i fedeli gremivano piazza Duomo, si è inginocchiato per qualche minuto in raccoglimento e preghiera, quindi, letta la formula di rito, ha chiuso solennemente la Porta, che resterà chiusa simbolicamente per l’intera settimana, in attesa che domenica 20 novembre Papa Francesco concluda il Giubileo con la chiusura della Porta Santa di san Pietro. Dal sagrato, mons. Cetoloni ha impartito la benedizione lasciando una consegna a tutti i presenti: “Questa sera rientrando a casa, domani recandoci sul posto di lavoro o incontrando gli altri – ha detto – avremo di fronte a noi persone a cui offrire o a cui chiedere misericordia: facciamolo! Non lasciamo passare altro tempo!”.

Nell’omelia, il Vescovo ha invitato a non usare la parola “chiudere”, per riferirsi all’Anno giubilare volto al termine, ma “sigillare”, perché “si chiude la Porta, è vero, ma non il cuore misericordioso di Dio” e perché sigillare significa “raccogliere, mettere al sicuro il tesoro di doni, di intuizioni, di stupore, di bene, di smisuratezza di Dio che ci sono stati offerti in questo Anno Santo”. Sigillare “nella consapevolezza che sapremo dove attingere, nella ferialità dei giorni, per continuare a godere della misericordia feconda ed espansiva di Dio”.

Domenica 13 novembre la chiusura della Porta Santa: ecco come sarà il rito

Domenica 13 novembre il vescovo Rodolfo presiederà la Messa di ringraziamento e chiuderà la Porta Santa, gesto che segna la conclusione di questo Anno Santo straordinario.

  • il rito

La celebrazione avrà inizio alle 17 direttamente in Cattedrale, dove il vescovo Rodolfo presiederà la solenne concelebrazione eucaristica di ringraziamento, assieme ai sacerdoti, ai diaconi e a tutto il popolo di Dio.

Per tale ragione egli ha disposto che siano sospese le Messe pomeridiane in tutte le chiese della diocesi, affinché l’attenzione e la presenza di tutti convergano verso la Cattedrale.

“Al termine della Messa – spiegano dall’ufficio liturgico diocesano – saremo tutti invitati ad uscire dal Duomo. L’ultimo ad uscire sarà il Vescovo, che chiuderà ufficialmente la Porta Santa”.

Proprio per dare il senso di uno “stacco” rispetto all’abitudine fatta in questo anno di vedere sempre spalancata, durante il giorno, la Porta Santa, il portale di destra della Cattedrale resterà chiuso per una settimana.

  • la straordinaria novità delle Porte Sante in diocesi

Sono stati centinaia e centinaia i fedeli (difficile fare un conto), venuti singolarmente o in gruppi a celebrare il Giubileo in Duomo, cogliendo la grande novità introdotta da Papa Francesco per l’Anno della Misericordia: il fatto di avere la Porta Santa in ogni diocesi, consentendo a chiunque ed in qualsiasi momento di poterla “passare”, compiendo i riti richiesti e che l’ufficio liturgico diocesano ha ben descritto nel sussidio di preghiera realizzato in diecimila copie e collocato ai due lati della Porta (oltre che consegnato nelle parrocchie), proprio per dare modo a chiunque lo desiderasse, di vivere il pellegrinaggio alla Porta della Misericordia come un momento di preghiera e di conversione per ottenere l’indulgenza. Tutto ha, sicuramente, contribuito a facilitare la preghiera. A partire dalla visibilità che la Porta Santa ha avuto in questi mesi, grazie, in particolare, alle due piante che ornano i lati del portale, ma soprattutto al grande manifesto collocato sopra di esso, nel quale è stato riprodotto il dipinto di Rembrandt “Il Padre misericordioso”, nel quale si vede l’anziano uomo piegato sul giovane figlio, lacero e sporco, senza calzari e senza più dignità, che egli riveste di bellezza abbracciandolo.

Nel corso di questo Anno giubilare il vescovo Rodolfo ha aperto, per periodi più brevi, altre due Porte Sante: la domenica delle Palme la Porta della cappella dell’ospedale Misericordia; ad aprile la Porta della pieve di san Martino a Batignano, dove è custodito il corpo del venerabile p. Giovanni Nicolucci da san Guglielmo, scelto dalla diocesi come “testimone della misericordia”.

  • chi animerà la liturgia

Domenica 13 novembre animeranno la Messa il coro della Cattedrale, assieme alla corale Gaudete e alla corale Puccini, diretti da Luca Bernazzani, responsabile del settore musica sacra dell’ufficio liturgico diocesano. All’organo il maestro Francesco Iannitti Piromallo, mentre la musica sarà arricchita da archi e fiati, che conferiranno ulteriore solennità al momento.

  • Il Vescovo indosserà la casula usata nel 1989 da Giovanni Paolo II a Grosseto

Per l’occasione il vescovo Rodolfo indosserà la casula che indossò san Giovanni Paolo II per la Messa da lui celebrata allo stadio comunale in occasione della sua storica visita alla Diocesi di Grosseto, il 21 maggio 1989 e che egli volle donare alla parrocchia della Santa Famiglia, che la custodisce da 27 anni. Il Vescovo utilizzerà anche il calice che il Pontefice regalò, sempre in quella circostanza, alla Diocesi, mentre l’altare sarà impreziosito dal paliotto e dai candelieri usati nel 1989 per la Messa allo stadio

Dieci cori al Giubileo e alla XIV Rassegna diocesana di musica sacra in programma il 6 novembre

Saranno dieci i cori e le corali che domenica 6 novembre parteciperanno al Giubileo diocesano dei cori e alla XIV Rassegna diocesana di musica sacra.

L’iniziativa è promossa dall’ufficio liturgico-sezione musica sacra, di cui è responsabile Luca Bernazzani.

I cori si ritroveranno alle 14.45 a Porta Corsica, da dove il Vescovo aprirà la breve processione verso la Porta Santa della Misericordia, in Cattedrale. Una volta attraversata la Porta, si terrà un momento di preghiera all’interno del Duomo, dove tutti i cori insieme eseguiranno l’inno del Giubileo “Misericordes sicut Pater”, il canto “Ecco l’acqua che sgorga”, “La creazione giubili” e il “Salve Regina”. Subito dopo prenderà il via la Rassegna dei cori “Cantiamo al nostro Re”, giunta alla sua XIV edizione.

Ogni coro, per ragioni di tempo, quest’anno potrà eseguire un solo pezzo, della durata non superiore ai 5 minuti. Al termine tutti i cori insieme eseguiranno l’inno alla Madonna delle Grazie.

Questi i cori in Rassegna:

1. Amici del canto Parrocchia del Sacro Cuore – Grosseto
2. Piccola Corale San Giuseppe Parrocchia di San Giuseppe – Grosseto
3. Coro della Cattedrale Grosseto
4. Coro Magnificat Parrocchia di Maria SS. Addolorata – Grosseto
5. Coro Mater Caelestis Parrocchia Santa Maria Goretti – Rispescia e Parrocchia del SS. Nome di Maria – Pancole (Diocesi di Pitigliano – Sovana – Orbetello)
6. Corale Sacro Cuore Parrocchia del Sacro Cuore – Grosseto
7. Coro Madre di Grazia Parrocchia di S. Michele Arcangelo – Sassofortino
8. Coro Gaudete Diocesi di Grosseto
9. Coro Incantus Grosseto
10. Soc. Corale “G. Puccini” Grosseto

“I santi, persone buone che hanno creduto nel Signore”. Il Vescovo ha presieduto le celebrazioni per il 1 novembre

Il vescovo Rodolfo ha presieduto, oggi, due celebrazioni nella solennità di tutti i santi. Alle 11 la Messa in Cattedrale, durante la quale ha cantato le litanie dei santi, invocando in particolare coloro che, in modo speciale, sono legati alla nostra terra: san Lorenzo, patrono della città e della diocesi di Grosseto; san Guglielmo di Malavalle; san Paolo della Croce; san Gregorio VII; san Feriolo; la beata Libertesca da Buriano e il venerabile p. Giovanni da Batignano. Nel pomeriggio, poi, mons. Cetoloni ha presieduto la Messa al cimitero comunale di Sterpeto, preceduta dalla processione verso la cappella interna, alla presenza di tanti fedeli e di sacerdoti, che – al termine della Messa – hanno benedetto le tombe. La processione è stata aperta dalla filarmonica “Verdi” di Magliano in Toscana. Questo gesto ha ulteriormente solennizzato la festa dei santi e, attraversando alcuni settori del cimitero, ha permesso di riflettere sulla “comunione dei santi”, che ogni domenica i credenti, pronunciano nella professione di fede.
Sul presbiterio della Cattedrale sono stati collocati i busti di santi, che fungono da reliquiari, restaurati nel 1998 e conservati nella sacrestia.
“Oggi – è stato l’invito e l’augurio del Vescovo – celebriamo, festeggiamo, gioiamo per tutta la storia delle persone buone, che hanno creduto nel Signore, hanno vissuto da giusti e godono dell’incontro con Lui”. Mons. Cetoloni ha spiegato il bisogno e il desiderio della santità come “bisogno di gioia, di felicità, di realizzazione piena, di contentezza. Ne abbiamo sempre bisogno e in questi tempi non facili per nessuno dobbiamo custodire nel cuore questa perla preziosa, non per evadere dalla realtà, ma per riuscire ad avere uno sguardo che non si stacca mai dal profondo rapporto con Dio”.
Domani, mercoledì 2 novembre, commemorazione di tutti i fedeli defunti, il presule sarà di nuovo al cimitero di Sterpeto, dove alle 9.30 presiederà la Messa per i defunti, alla presenza delle autorità civili e militari. Al termine sarà letta la preghiera ai caduti. Alle 15.30 sarà, invece, al cimitero della Misericordia per presiedere l’Eucaristia.

Carcere, pena e misericordia: dialogo a tre voci per “Sentieri di giustizia nell’anno della misericordia”

Il 6 novembre sarà celebrato il Giubileo dei detenuti. A Grosseto l’occasione per accendere i riflettori sullo stato delle carceri, sul tema della pena in relazione alla giustizia, ma anche alla misericordia e al recupero del reo, saranno al centro di un incontro che chiuderà il percorso “Sentieri di giustizia nell’Anno della Misericordia”, promosso dalla Diocesi attraverso la Caritas.

Un percorso che si è sviluppato in quattro tappe, raccogliendo l’invito che il Papa fa nella Bolla di indizione del Giubileo a riconsiderare il legame tra giustizia e misericordia e che ha portato a Grosseto tante voci autorevoli: quella del prof. Verzichelli, ordinario di Scienza della politica all’Università di Siena, che col vescovo Rodolfo si è confrontato sul rapporto fra giustizia e misericordia; e poi il giudice Giulio Sica per parlare, insieme all’associazione “AmiCainoAbele”, di giustizia riparativa; quindi il prof. Maurizio Olivero, ordinario di diritto pubblico comparato all’Università di Perugia, e Franco Vaccari fondatore e presidente di “Rondine-Cittadella della Pace”, che hanno approfondito il rapporto tra giustizia, misericordia e incontro fra i popoli.

Sabato 5 novembre, alle 16,.30, nella sala consiliare del Comune di Grosseto, chiuderà questo percorso il dialogo a tre voci fra l’on. Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia; don Giovanni Niccolini, cappellano del carcere della Dozza, a Bologna; e Maria Cristina Morrone, direttrice della casa circondariale di Grosseto e dell’istituto penitenziario di San Gimignano. Tre voci autorevoli per approfondire il complesso rapporto che esiste fra giustizia, diritto, pena, principio costituzionale di recupero del reo, ma anche il fenomeno della corruzione, l’etica pubblica. Questioni delicate, per le quali non è mai sufficiente ogni approfondimento, ma è tuttavia utile, soprattutto per i credenti, per non perdere mai di vista ciò che deve sorreggere il rapporto tra giustizia e misericordia.

Santi e defunti: le celebrazioni ai cimiteri di Sterpeto e della Misericordia

“Credo la comunione dei santi”. L’espressione che ogni domenica il cristiano pronuncia rinnovando la Professione di fede, richiama la solennità del 1 novembre e la commemorazione dei defunti, il 2 novembre.

Nel catechismo della Chiesa cattolica si legge:

“L’unione di coloro che sono in cammino, con fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunione dei beni spirituali”. E i santi “a causa della loro più intima comunione con Cristo, rinsaldano tutta la Chiesa nella santità” e “non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini (…) . La nostra debolezza è, quindi, molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine”.

E’ questo il contesto di fede nel quale la Chiesa celebra i santi e commemora i defunti.

  • Le celebrazioni col Vescovo

A Grosseto, martedì 1 novembre, il Vescovo presiederà la Messa solenne alle ore 11 in Cattedrale.

Nel pomeriggio, alle 15.30, sarà al cimitero comunale di Sterpeto per presiedere la Messa, che quest’anno – Giubileo della Misericordia – sarà preceduta dalla processione verso la cappella, aperta dalla Filarmonica “Verdi” di Magliano in Toscana.

Il ritrovo per sacerdoti e fedeli è al parcheggio dei lotti P e Q. Al termine della celebrazione eucaristica i sacerdoti presenti benediranno le tombe nei vari settori.

Mercoledì 2 novembre, commemorazione dei fedeli defunti, il Vescovo presiederà la Messa, alle 9.30 al cimitero di Sterpeto alla presenza delle autorità civili e militari. Al termine sarà recitata la preghiera ai caduti; alle 15.30 al cimitero della Misericordia, in via Aurelia Nord.

  • Ottavario dei defunti a Sterpeto

Dal 3 all’8 novembre al cimitero di Sterpeto si celebrerà l’ottavario dei defunti. Nei giorni feriali Messa alle ore 16, mentre domenica Messa alle 9.15 e alle 15.30.

Fino al 20 novembre la Messa domenicale delle 15.30 sarà applicata specificamente per alcune categorie di defunti:

domenica 6 per i giovani (12-30 anni); domenica 13 sarà al Messa comunitaria dei defunti; domenica 20 per i bambini. Per queste celebrazioni il cappellano del cimitero, don Mirko Scoccati, invita i parenti a scrivere il nome del proprio defunto su un biglietto e a consegnarlo prima della celebrazione.

  • Cimitero della Misericordia

1 novembre Messa ore 15.30

2 novembre Messa ore 10.30 e 15.30

Nelle parrocchie il 1 novembre, solennità, si segue l’orario delle Messe festive

Scarica il volantino con gli orari completi della Cappella del cimitero di Sterpeto

Diocesi in festa: sabato 29 ottobre l’ordinazione diaconale di Francisco Iniguez

La Chiesa di Grosseto è in festa.

Sabato 29 ottobre il vescovo Rodolfo ordinerà, infatti, un nuovo diacono. E’ il seminarista Francisco Iniguez Padilla.

La Messa di ordinazione sarà celebrata in Cattedrale alle ore 18, in diretta televisiva su Tv9.

Francisco è nato ad Apatzingan, nello Stato del Michoacan, in Messico, il 4 ottobre 1981, ultimo di sei figli. Ha una sorella suora. A 14 anni è entrato in Seminario per studiare. “Ero appassionato di storia – racconta – e pensavo che quella sarebbe stata la mia strada. Invece il Signore aveva in serbo per me qualcosa di diverso”. Terminato il liceo, Francisco è rimasto in Seminario ed ha studiato per quattro anni Filosofia. Al termine del quinto anno decide di fare un’esperienza lontano dalla famiglia e si trasferisce a Jucalacara lavorando, la mattina, in un’azienda che produceva fibbie per le cinture e studiando storia nel pomeriggio. Viene in contatto con i monaci cistercensi e, dopo un percorso di riflessione, nel 2006 decide di entrare in monastero. A Roma, dove arriva nel 2007, matura la scelta della vita sacerdotale e avendo stretto amicizia con un giovane accolto dalla diocesi di Grosseto e oggi sacerdote (don Marius), chiede anche lui di essere accolto dalla Chiesa di Grosseto. Dopo un colloquio con il rettore don Gian Paolo Marchetti, la frequentazione dei “finesettimana in Seminario”, nel 2013 l’ingresso ufficiale come seminarista.

“Da quel momento ho iniziato gli studi: sono stati anni di grande profitto, mi sono dedicato all’approfondimento delle mie conoscenze, ma anche al discernimento, per essere certo della mia scelta di vita”.

Oltre a studiare, Francisco – come gli altri seminaristi – si è formato anche attraverso esperienze di servizio nelle parrocchie: prima al Sacro Cuore e poi alla Santa Famiglia.

Ora la tappa decisiva dell’ordinazione diaconale. Francisco sarà destinato alla parrocchia di San Giovanni Battista a Castiglione della Pescaia.

“Francisco – commenta il rettore don Gian Paolo Marchetti – fin dal suo arrivo a Grosseto ha dimostrato una grande capacità di mettersi in gioco di fronte alle varie proposte che gli sono state fatte. E’ un giovane sereno, sincero e con molta voglia di fare”.

Venerdì 28 ottobre, alle 21.15, nella chiesa di san Pietro al Corso si terrà una veglia di preghiera diocesana per accompagnare Francisco verso l’ordinazione diaconale. Le meditazioni saranno affidate a p. Stefano Piva, della comunità monastica di Siloe.

Sabato 29 ottobre ultima lezione per la scuola “Economia e Comunità”

Giunge al termine la scuola “Economia e Comunità”, promossa dalla Diocesi attraverso la Caritas, come una delle proposte di formazione nell’anno giubilare della misericordia. Sabato 29 ottobre è in programma in quinto e ultimo modulo del percorso realizzato in collaborazione col Polo Bonfanti di Loppiano, primo Polo europeo e punto di convergenza per oltre 200 aziende italiane che aderiscono al progetto di Economia di comunione.

Direttore scientifico della scuola è il prof. Luigino Bruni, economista, docente alla Lumsa di Roma e all’Istituto universitario Sophia di Loppiano, saggista, scrittore, editorialista di Avvenire.

Tema del modulo: “Responsabilità sociale dei cittadini, delle banche e delle imprese”

Le lezioni si terranno, come di consueto, nell’aula formativa dell’associazione L’Altra Città, in via Alfieri 5/A. I lavori mattutini avranno inizio alle 10 fino alle 13; nel pomeriggio lezione dalle 15 alle 18.

Nella prima parte della giornata Francesco Naso, dell’associazione Economia e Felicità, movimento SlotMob, terrà una lezione su: “I riduzionismi dell’azzardo, la risposta dell’economia civile attraverso la democrazia economica”.

All’inizio della mattinata porterà il suo saluto il vescovo Rodolfo, mentre intorno alle 12 in collegamento skype il prof. Bruni.

La lezione pomeridiana sarà affidata a Carlo Cefaloni (Città Nuova) e sarà dedicata al tema: “Per una finanza ed economia disarmata. Forza e fragilità della società civile attiva e responsabile”.

Il filo conduttore che ha fatto da sfondo all’intero percorso è stato quello di formare laici ad un nuovo approccio con l’economia, anche su un territorio circoscritto come quello di Grosseto. Proprio per questo è sembrato utile avviare un percorso che, mettendo insieme donne e uomini di buona volontà, credenti e non, possa far germogliare qualche risposta inedita.

“Anche per questo – dice il direttore di Caritas, don Enzo Capitanil’iniziativa è stata lanciata nell’anno della misericordia, perché il Giubileo, ogni Giubileo, è ripresentato come il tempo della ricomposizione di tutto ciò che è stato ferito, graffiato, deturpato dal peccato, dall’ingiustizia e dalla dimenticanza. Il Vescovo ha più volte sottolineato quanto sia importante favorire occasioni di incontro tra la Chiesa e la comunità locale perché, partendo dai temi dell’economia civile, si possano elaborare risposte concrete ai bisogni che intravediamo sul territorio”.

“Per la Diocesi – commenta il Vescovo Rodolfoquesta scuola è stata un investimento sulla speranza”.

Da aprile, inizio del percorso, ad oggi, si sono alternati dietro la cattedra docenti come l’economista Stefano Zamagni, Giuseppe Argiolas, Tommaso Reggiani, mentre gli “allievi” hanno superato le 30 unità provenendo dall’associazionismo, dalle professioni, dal volontariato e dal terzo settore.

La scuola è stata possibile grazie al sostegno finanziario di Banca della Maremma e delle cooperative Uscita di sicurezza, Solidarietà è Crescita e dell’associazione e della fondazione L’Altra Città.

Un fumetto sulle “avventure” del venerabile p. Giovanni da san Guglielmo

In questo anno giubilare nel quale tutta la Diocesi è stata chiamata a conoscere e riscoprire la figura del venerabile p. Giovanni Nicolucci da san Guglielmo come “testimone della misericordia”, non poteva mancare un’iniziativa specifica per i più piccoli.

E così la parrocchia di Batignano, che da secoli custodisce non solo il corpo, ma anche la memoria e la devozione per p. Giovanni, ha dato alle stampe un fumetto dal titolo: “Padre Giovanni e…i tori del signor Franci”. Si tratta della trasposizione a fumetti di un episodio realmente accaduto e che vede protagonisti, da un lato padre Giovanni, dall’altro la famiglia Franci, che attraverso l’incontro con l’uomo di Dio si riavvicinò alla fede, tanto che da quella famiglia arrivarono sacerdoti e perfino un vescovo.

La trasposizione, sottoforma di fumetto, è frutto della capacità grafica del giovane Stefano Argyrou, a cui la parrocchia ha chiesto di realizzare la pubblicazione rivolta ai bambini del catechismo, non solo di Batignano. Ne sono, infatti, state stampate 400 copie, che sono state distribuite tra le parrocchie della città come ulteriore, utile sussidio per i bambini che si preparano ai sacramenti.

Conoscere, infatti, in forma adatta alla loro età, la vita di un uomo che ha preso sul serio l’amicizia con Gesù può essere per i più piccoli un aiuto concreto ad approfondire il loro rapporto con la fede.

Il libretto si sviluppa in poco più di 20 pagine; nella quarta di copertina è riproposto lo stesso disegno che è in prima, ma in bianco e nero, così da dare ai bambini la possibilità di colorarlo. All’interno, la pagina 3 è stata pensata come presentazione della vita del venerabile, mentre nelle pagine successive è narrato, a fumetti, l’episodio che dà il titolo alla pubblicazione.

Giubileo dei Cori e Rassegna: il 6 novembre festa della musica sacra

Sarà un’edizione speciale, quella del 2016, per la Rassegna diocesana dei cori. Giunta alla sua quattordicesima edizione, quest’anno la manifestazione promossa e curata dall’ufficio liturgico-sezione musica sacra, sarà l’occasione per offrire a tutti coloro che nelle parrocchie si occupano di animazione liturgica col canto e la musica di vivere un momento giubilare.

Domenica 6 novembre, infatti, sarà celebrato il Giubileo dei cori, che aprirà un pomeriggio dedicato alla musica sacra e liturgica, con la quale da sempre si loda Dio.

“Assieme al Vescovo – spiega Luca Bernazzani, incaricato della musica sacra all’interno dell’ufficio liturgico diocesanoabbiamo pensato che la nostra manifestazione annuale dovesse, quest’anno, comprendere una celebrazione giubilare riservata appositamente ai cori che operano nella nostra diocesi e a quelli presenti sul territorio e che svolgono animazione liturgica anche in modo occasionale, così da offrire a tutti questa esperienza di Chiesa”.

L’appuntamento per coristi, musicisti e direttori dei cori sarà a Porta Corsica alle 14.45. Alle 15 il vescovo Rodolfo aprirà la processione verso la Porta santa della misericordia. All’interno della Cattedrale proseguirà la liturgia giubilare e, dopo la benedizione, avrà inizio la XIV Rassegna dei cori, che si concluderà con il canto collettivo dell’Inno alla Madonna delle Grazie.

“La liturgia giubilare – spiega ancora Bernazzani – si aprirà con l’esecuzione collettiva dell’inno ufficiale dell’Anno Santo della misericorida, “Misericordes sicut Pater”. Eseguiremo, quindi, sempre collettivamente, “Ecco l’acqua che sgorga”, l’inno “La creazione giubili”  e il “Salve Regina” in gregoriano”. Durante la Rassegna ogni coro potrà eseguire un solo brano della durata non superiore ai 5 minuti.

Tutto il materiale è già stato inviato ai parroci. Le iscrizioni si raccolgono fino al 29 ottobre.

Scarica il modulo di iscrizione e gli spartiti

Domenica 25 settembre il rito di chiusura della Porta Santa a Batignano

Domenica 25 settembre il vescovo Rodolfo presiederà il rito di chiusura della Porta Santa della misericordia nella pieve di san Martino a Batignano.

Il rito avrà inizio alle 17 con la Messa solenne.

La Porta Santa era stata aperta da mons. Cetoloni lo scorso 16 aprile a conclusione di una giornata storica per il paese alle porte di Grosseto. La Diocesi, infatti, si era messa in cammino da Nomadelfia a Batignano per conoscere e venerare p. Giovanni Nicolucci da San Guglielmo, scelto come “testimone della misericordia” in questo anno giubilare. Arrivati a Batignano, il Vescovo aveva presieduto la concelebrazione eucaristica all’aperto, alla quale erano intervenuti, fra gli altri, il priore generale degli Agostiniani scalzi, Ordine religioso a cui è appartenuto il venerabile Giovanni, insieme con il sindaco e il parroco di Montecassiano, paese delle Marche che ha dato i natali a p. Nicolucci. A Batignano il venerabile Giovanni trascorse parte della sua esistenza in Maremma, nel convento alle pendici del paese, mentre nella pieve di san Martino sono conservati i suoi resti mortali.

Dopo quella della Cattedrale e della cappella dell’ospedale, quella nella chiesa di Batignano è stata la terza Porta Santa aperta nella Diocesi di Grosseto.

In questi mesi sono state numerose le iniziative intraprese per diffondere sempre di più la conoscenza della figura del venerabile p. Giovanni. In particolare la realizzazione di una mostra itinerante, che ha toccato numerose parrocchie, sulla vita e la spiritualità di p. Nicolucci. La mostra è stata possibile grazie al contributo finanziario della Pro loco di Batignano ed è stata curata dal parroco don Pier Mosetti con la collaborazione di Chiara Lucifero, Emiliano Eusepi, Daniele Bai, Alberto Ragosta. Negli undici pannelli, testi tratti da “Un roveto ardente”, libro scritto da p. Ignazio Barbagallo, e foto di Marco Caruso e Arcangelo Alessandri.
A giugno, poi, è stata inaugurata la grande tavola raffigurante il venerabile Giovanni, opera dell’artista grossetano Francesco Mori, resa possibile grazie al generoso contributo finanziario di don Carmelo e don Nunzio Mocciaro, che sono stati parroci a Batignano in tempi diversi, e della sorella Francesca, che hanno voluto compiere questo gesto col desiderio di contribuire ad offrire a tutta la comunità cristiana della Diocesi un segno artistico capace di racchiudere il senso stesso dell’esistenza del venerabile, spesa totalmente nell’ascolto e nell’annuncio del Vangelo, attraverso la predicazione e l’ascolto delle confessioni.

A Batignano inaugurata e benedetta la tavola raffigurante il venerabile p. Giovanni Nicolucci

Si è svolta questa mattina, nella Pieve di san Martino vescovo, a Batignano, la cerimonia di scopritura e benedizione dell’opera pittorica raffigurante il venerabile p. Giovanni Nicolucci da san Guglielmo, religioso appartenente all’Ordine degli Agostiniani scalzi, scelto dalla Diocesi di Grosseto come “testimone della misericordia” in questo anno santo straordinario.
L’opera, tavola a tempera e ad olio, è stata commissionata dalla Diocesi all’artista grossetano Francesco Mori.
Alla cerimonia, condotta all’interno di uno spazio di preghiera, erano presenti il vescovo Rodolfo, il vescovo Alessandro proveniente dal Kerala (India), il Priore generale degli Agostiniani scalzi p. Gabriele Ferlisi assieme a numerosi confratelli, i sacerdoti della parrocchia di Batignano don Pier Mosetti e don Marius Balint, sacerdoti diocesani, seminaristi e fedeli di Batignano, che nel tempo hanno custodito con generosità e passione la memoria del venerabile.
Presenti anche l’artista Francesco Mori e i sacerdoti don Nunzio e don Carmelo Mocciaro, assieme alla sorella Francesca, legati a Batignano per aver servito la parrocchia per moltissimi anni. Grazie al loro generoso impegno finanziario la Diocesi ha potuto commissionare quest’opera.
• L’opera
La tavola, di 2,50 metri per 1,50, vede in primo piano, a dimensione intera ed in posizione frontale, la figura del venerabile Giovanni con indosso il saio nero degli Agostiniani scalzi. “Come nella tradizione delle icone – ha spiegato Mori illustrando la tavola dopo la scopritura e la benedizione – il santo guarda l’osservatore. E’ un dialogo, attraverso il quale chi guarda compie un gesto di preghiera”. Il venerabile tiene il braccio sinistro sollevato e sulla mano una stola, simbolo del sacerdozio, di color viola, a sottolineare l’intenso apostolato di confessore che p. Giovanni compì durante la sua vita. Sulla mano destra la Parola di Dio e un rosario che scende. In questi segni c’è il senso di tutta l’esistenza e la spiritualità del venerabile Giovanni. Egli fu infatti un amante della Scrittura, che meditava con assiduità e che predicò in molte zone della Maremma, e fu anche un grande confessore e consolatore di anime, soprattutto dei poveri, impegnandosi contro ogni forma di ingiustizia.
La figura di p. Giovanni è come racchiusa – secondo una tradizione pittorica che risale a Piero della Francesca – all’interno di una cornice architettonica delimitata da un pavimento in cotto e da una balaustra in stile classico, sulla quale l’artista ha raffigurato gli stemmi dei comuni di Grosseto e Castiglione della Pescaia, nei cui territori il venerabile ha vissuto e speso il suo sacerdozio. Sullo sfondo un bellissimo scorcio maremmano, che si apre, a sinistra di chi guarda, sul paese di Batignano, a destra su Castiglione della Pescaia. Nel dipinto anche elementi che richiamano l’oggi, a voler sottolineare che il messaggio del venerabile non è cristallizzato nel tempo, ma è contemporaneo, attuale, vivo, perché vivi sono il Vangelo e la misericordia di cui egli fu testimone.
“Il dipinto – ha detto Mori – ha richiesto mesi di lavoro dettagliato e appassionato, che molto mi ha coinvolto. Ora lo consegno a tutti, sperando che susciti devozione. L’arte sacra, infatti, deve muovere alla contemplazione e alla preghiera”.
Il vescovo Rodolfo ha ringraziato l’artista per l’opera realizzata. “Finalmente siamo riusciti a realizzare questa opera d’arte sul venerabile Giovanni. Grazie Francesco per l’amore e la fede con cui hai dipinto quest’opera. L’arte si fa per questo: perché la bellezza estetica ci aiuti a risalire alla bellezza creatrice di Dio”. Mons. Cetoloni a poi ringraziato i fratelli don Carmelo, don Nuncio e Francesca Mocciaro: “Abbiamo trovato in voi un attaccamento forte a Batignano, a questa comunità e al venerabile e tanta generosità”.

Misericordia, giustizia e relazioni internazionali: a colloquio con Maurizio Oliviero e Franco Vaccari

Si parlerà di “Giustizia nel quadro delle relazioni internazionali”, sabato 18 giugno alle 17.30 nella sala Friuli della parrocchia San Francesco (piazza San Francesco), a Grosseto, nell’ambito del ciclo “Sentieri di giustizia nell’anno della misericordia”.

Si tratta della terza tappa del percorso proposto da Caritas nell’Anno giubilare per promuovere una riflessione a più voci sul tema della giustizia, declinato in più ambiti.

Ad affrontare il tema della giustizia nel quadro internazionale saranno Maurizio Oliviero e Franco Vaccari.

Oliviero, ordinario di diritto pubblico comparato presso l’Università degli studi di Perugia, svolge attività di docenza in tema di Institutional building in Medioriente presso il Centro Alti Studi per la Difesa del Ministero della Difesa e l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Dal 2007 ha attivato il primo corso, in Italia, di diritto musulmano e dei Paesi arabi presso l’Università degli Studi di Macerata e dal 2012 è affidatario del corso di Costituzioni e diritti fondamentali nei sistemi arabo-islamici presso la Seconda Università degli studi di Napoli.

Franco Vaccari, aretino, psicologo e insegnante di psicologia, è direttore del Laboratorio di Psicologia dell’Istituto “Vittoria Colonna” di Arezzo, centro di ricerca e di azioni innovative in ambito educativo. Ha fondato Rondine Cittadella della Pace, una realtà che accoglie giovani studenti provenienti da Paesi in conflitto tra loro, per aiutarli a formarli alla cultura del dialogo, dell’incontro e della pace.

L’incontro sarà l’occasione per riflettere con i due ospiti sul rapporto tra giustizia e misericordia anche alla luce del contesto europeo e mondiale, al fenomeno migratorio, ai conflitti in tante parti del globo.

 

 

A Batignano il vescovo ordina diaconi due Agostiniani scalzi

L’annuncio era stato dato ufficialmente durante il pellegrinaggio a Batignano verso il venerabile p. Giovanni Nicolucci da san Guglielmo. Ora c’è la data.

Sabato 18 giugno il vescovo Rodolfo ordinerà diaconi  due frati agostiniani scalzi, la cui storia si inserisce nel solco del venerabile Giovanni, anch’egli agostiniano scalzo.

L’ordinazione diaconale avrà luogo proprio a Batignano, nella pieve di san Martino vescovo, che è luogo giubilare. Il rito avrà inizio alle 15.30.

Gli ordinandi sono fr. Aji Panachikunnel e fr. Julius Balla.

Per l’occasione sono attesi a Batignano numerosi religiosi  Agostiniani scalzi e per la parrocchia e il paese sarà un ulteriore momento di fesya e di fede, che troverà slancio proprio grazie alla figura del venerabile.

Era stato lo stesso Priore generale dell’Ordine religioso, p. Gabriele Ferlisi, a proporre al Vescovo questo gesto nel’Anno giubilare, durante il quale la Chiesa di Grosseto propone il venerabile p. Giovanni Nicolucci come “testimone di misericordia”. Egli visse in Maremma, nel ‘600 anni importanti di preghiera e apostolato, mortificazione, penitenza, impegnandosi contro le ingiustizie e per ricondurre le anime a Dio.

L’ordinazione diaconale sarà preceduta da un triduo di preghiera animato da p. Gabriele Ferlisi, nei giorni 15-17 giugno, sul tema: “Valore del diaconato e servizio del venerabile p. Giovanni Nicolucci da San Gugliemo”. Ogni giorno nella pieve di Batignano Messa alle 16.30 e meditazione.