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Sul portale d’ingresso dell’Episcopio lo stemma del vescovo Giovanni

Sul portale d’ingresso dell’Episcopio lo stemma del vescovo Giovanni

Uno dei primi segni esteriori del passaggio di consegne tra il vescovo Rodolfo e il vescovo eletto Giovanni si è compiuto oggi, 29 luglio, con la sostituzione dello stemma episcopale sul portale di ingresso della cattedrale.

E’ stato calato lo stemma del vescovo Rodolfo, sintetizzato nel motto: “Verbum caro”, ed è stato issato e collocato quello del vescovo Giovanni: “In caritate et laetitia”

Lo stemma del vescovo Rodolfo

VERBUM CARO: Riprende il prologo del Vangelo di Giovanni (“E il Verbo si fece carne…” Gv, 1,14). Si collega al Giubileo del 2000, anno in cui padre Rodolfo viene consacrato Vescovo, ma è anche una proclamazione di storia di fede e di fiducia personale: il Verbo si è fatto carne, il Verbo non ha timore di prendere anche la nostra umanità. La carne, l’uomo, è il luogo della salvezza. La Parola giunge all’uomo prendendo la sua umanità. L’umanità è abitata dalla Parola.

I segni presenti sullo scudo: il raggio d’oro, la stella di Betlemme, la figura stilizzata di san Francesco e la colomba col ramoscello d’olivo

Lo stemma del vescovo Giovanni

IN CARITATE ET LAETITIA

“In caritate et Laetitia”. E’ il motto episcopale scelto dal vescovo Giovanni nel 2015 in occasione della sua nomina e che ha scelto di conservare. Si rifà alla sua vocazione francescana. Nelle intercessioni dei Secondi Vespri della Domenica della III Settimana del Salterio, così si legge: “Nel nome del tuo Figlio, vincitore della morte e principe della pace, liberaci dal dubbio e dall’angoscia, perché ti serviamo nella letizia e nell’amore”.

Il “capo” dello scudo (che in araldica è “pezza nobile”), di colore azzurro, è occupato dallo stemma dell’Ordine francescano – ossi la “conformità” in cui appare il braccio di Cristo incrociato con il braccio manicato in marrone di san Francesco e con la croce sullo sfondo, entrambi con le mani mostranti le stimmate, l’”inscindibile patto” tra san Francesco e il Signore con l’unico chiodo che fissa le due mani per affermare visivamente il suo voto di affezione al Signore nell’Ordine dei Frati Minori, in ossequio all’appartenenza di Mons. Roncari all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Tale simbolo ha origine da san Bonavenmtura da Bagnoregio, che, eletto Cardinale Vescovo di Albano, lo volle come stessa episcopale (cf S.Gieben, lo stemma francescano. Origine e sviluppo, Istituto storico dei Cappuccini, Roma 2008). La parte inferiore dello scudo è occupata da un ponte a tre campate di colore rosso in campo argento. Oltre a ricordare San Piero a Ponti, frazione da cui deriva Mons. Roncari, il ponte rappresenta il compito del Vescovo come “pontefice”, cioè colui che è chiamato a creare ponti fra l’uomo e Dio e fra gli uomini tra loro. Santa Caterina da Siena, inoltre, considera Gesù un “ponte” lanciato tra il cielo e la terra, per riparare la via interrotta dal peccato. La sua divinità unita alla sua vera umanità, forma un ponte che si rivela necessario per salvarsi. “Tutti siete tenuti a passare attraverso questo pnonte, cercando la gloria e la lode del mio nome nella salvezza delle anime, sopportando con dolore molte fatiche, seguendo le orme del dolce e amoroso Verbo: in nessun altro moto potreste venire a me” (cf Dialogo della Divina Provvidenza, versione italiana di Maria Adelaide Raschini, ed. Studio Domenicano di Bologna, 1989, pag. 75).

Le tre campate sono un riferimento alla Santissima Trinità, origine, fonte e sostegno di ogni dono e di ogni ministero. Ul rosso, in araldica, è lo smalto che “per eccellenza” indica la vrtù della carità. L’argento, che dopo l’oro è considerato metallo nobile, richiama la luce e anche virtù spirituali come la purezza, l’innocenza, l’umiltà, la verità, la giustizia, la temperanza.

Nella destra araldica del capo (sinistra per chi osserva) vi è posizionata una stella azzurra a otto punte, chiaro riferimento mariano (…)

Nella sinistra araldica (destra per chi osserva) è posizionato il giglio rosso, simbolo della città di Firenze, nella quale il Vescovo Giovanni ha vissuto la gran parte del suo ministero sacerdotale.