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L’omelia del vescovo Giovanni nella Messa di presa di possesso della Diocesi

L’omelia del vescovo Giovanni nella Messa di presa di possesso della Diocesi

Venerati confratelli vescovi,

cari presbiteri e diaconi, religiose e religiosi e tutto il Popolo di Dio

il mio saluto a tutti voi!

Il mio rispettoso saluto, Lei Signora Prefetto  e a tutte le Autorità Civili e Militari presenti.

Un saluto particolare ai Signori Sindaci.

E un saluto tutto speciale al vescovo Rodolfo a cui mi lega una lunga e grande amicizia, la comune professione della vita francescana, la confidenza spirituale, il ministero episcopale vissuto in profonda comunione.   

Vescovo di Pitigliano Sovana Orbetello e ora vescovo anche di Grosseto, il vostro vescovo: mi presento a voi con umiltà e con fiducia. Umiltà perché ben consapevoledei miei limiti umani e spirituali.  Con fiducia nella vostra fraterna accoglienza per poter continuare a camminare insieme con il vero Pastore e vescovo delle anime nostre il Signore Gesù come insegna san Pietro nella sua prima lettera (1Pt. 2,25)

se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore”

Queste parole del vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato illuminano molto bene anche ministero del vescovo sul quale vi invito a riflettere in questa solenne liturgia che presiedo per la prima volta come vostro vescovo.

Innanzitutto il profondo desiderio di seguire e servire il Signore Gesù.

Questo desiderio voglio proclamarlo davanti a tutti voi:

Gesù è il maestro, io il discepolo. Gesù è il Signore, io il servo. Gesù è il fine della nostra vita, io colui che lo indica. Gesù è la misericordia di Dio, io il beneficiario e umilmente spero il convinto annunciatore.

Certo, questo mio desiderio di seguire e servire il Signore Gesù convive con altri desideri che fanno guerra allo spirito, per dirla con l’apostolo Paolo, e allora quelle parole proclamate prima rischiano di rovesciarsi…di credersi il maestro e il signore… insieme esortiamoci e aiutiamoci per evitare questo pericolo per me, per il ministero ordinato, per tutti i cristiani. 

La Chiesa in uscita si realizza anche in questo modo: distogliere lo sguardo da se stessi per poter fare come il chicco di grano del vangelo appena ascoltato e perciò portare molto frutto.

Teniamo sempre presente quanto insegna la Chiesa:  

ministero è servizio alla Chiesa radicata nella storia, attenta a cogliere i problemi e le attese del mondo in cui vive

ministero è dono di sé ai fratelli per rendere autentica la loro crescita nella fede e coerente la testimonianza al regno del Signore.  Così si esprime il pontificale romano.

Secondo l’insegnamento della chiesa, dai Padri al catechismo,   questa è costituita da tutti i battezzati, da quella moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. (Ap. 7,9). E ognuno di noi non è annullato, inghiottito dentro una folla anonima, ma è amato da Dio e dotato di doni particolari che però deve saper mettere insieme e vivere per l’utilità comune come insegna san Paolo ai Corinzi. (1Cor.12ss)  

Fratelli e sorelle noi ora abbiamo una grade opportunità di mettere insieme i nostri doni per la nostra crescita, per il nostro comune cammino, inserendoci nel cammino sinodale che la chiesa italiana intende intraprendere.

Quali doni dobbiamo e vogliamo mettere insieme?  Certamente non è questo il momento di parlare di programmi anche perché dobbiamo costruirli insieme e devono nascere da un sincero dialogo fra noi, fra le nostre due chiese diocesane, e con tutta la chiesa italiana.

 Posso parlare dei miei desideri, del mio modo di sentire il momento ecclesiale che viviamo.

Vogliamo continuare a costruire e a vivere una comunità ecclesiale che parta con riconoscenza dalla grande ricchezza ricevuta dal passato, viva ora, con gioia, quanto ha ricevuto dal passato e possa,  con fiducia, consegnarlo alle nuove generazioni. 

Con riconoscenza: che  risuona nelle parole la santa madre chiesa. Espressione che può sembrare antiquata, paternalistica, ma che , a mio parere, esprime una realtà meravigliosa: la chiesa madre che ci ha generato, come la madre, nel battesimo, in Cristo. Che ci ha dato il dono dello Spirito Santo nella cresima. Che ci dona l’eucarestia facendosi commensali della pasqua del Signore nell’attesa della sua venuta. Che ci annuncia il vangelo e con l’autorità di Cristo ci perdona i peccati. Tutto questo deve far nascere in noi un senso profondo di ringraziamento e di gratitudine poiché non può aver Dio per padre chi non ha la chiesa come madre (san Cipriano).

Tutti nella chiesa, prima ancora di essere padri e madri, diaconi, preti e vescovi, religiosi\e, coniugati, maestri… e qualsiasi altra vocazione e ministero, siamo figli. Abbiamo ricevuto e quindi non siamo proprietari, padroni, maestri assoluti…. E se figli, tutti radicalmente uguali riconoscendo e valorizzando i doni personali di ciascuno di noi. Questo senso di figliolanza toglie da noi ogni autoreferenzialità antievangelica.  

Autoreferenzialità che potrebbe impedirci la collaborazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà considerando impossibile o inutile il dialogo, anzi denunciandolo come compromesso inaccettabile, ingenuo cedimento ecc.. Ricordiamo la necessaria distinzione fra chiesa e  regno di Dio. (Lumen Gentium 5). E questo vogliamo continuare a impararlo e praticarlo insieme.

Perciò siate benedetti vescovi Vitaliano di Roselle e Maurizio di Sovana: i primi di cui abbiamo certa notizia. Stasera il vostro lontano successore circondato dai vescovi successori dei vostri confratelli a voi contemporanei, vi chiede di continuare a pregare per queste chiese che furono vostre.  La riconoscenza rappacifica il nostro intimo, toglie l’invidia e la gelosia, ci aiuta a vedere nell’altro, chiunque altro, il prossimo da accogliere e amare. Vogliamo educarci insieme a questo profondo sentimento evangelico.

Con gioia che nasce dalla consapevolezza che Dio ci ha amati per primo (1Gv. 4ss) e ci ha dato la possibilità di rispondere impegnandoci nella vita al servizio del prossimo, specialmente il povero e abbandonato. Servizio, ben lo sappiamo, che è la condizione essenziale, per poter dire di amare Dio. Lo vogliamo e dobbiamo fare insieme.

Con fiducia: la grande problematicità della situazione attuale è sotto gli occhi di tutti e in questo momento non ha bisogno di essere analizzata.  E’ necessario da parte nostra un ascolto attento e molto concreto. Vogliamo però farlo nel modo giusto: con un sano realismo e con una vera fiducia nel Signore, lontani da ogni pessimismo che ci rende scontenti e inerti.  Pessimismo che può portare all’accidia spirituale, alla rinuncia a predicare e testimoniare il vangelo. Atteggiamento che assomiglia a quello del servo pigro e indolente della parabola dei talenti (Mt. 25,24-25).  Ricordiamo il meraviglioso insegnamento del Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes: “ Cristo infatti è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale. (n.22)

Coraggio, fratelli sorelle, e ricordiamo quanto ci insegna l’Evangelii Gaudium: La Parola ha in se una potenzialità che non possiamo prevedere. Il vangelo parla di un seme, che una volta seminato cresce da sé anche quando l’agricoltore dorme (Mc.4,26-29). La chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e romper i nostri schemi. (n. 22)

Teniamo sempre presente quanto ci fu detto nel giorno santo del nostro battesimo mentre venivamo segnati con il crisma: “ unendoti al suo popolo perché inserito in Cristo sacerdote, re e profeta tu sia sempre un membro del suo corpo per la vita eterna.” 

E ripetiamo insieme le parole di Paolo a Timoteo: “ so di chi mi sono fidato e sono certo che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che ci è stato affidato” (2Tim. 1,12)

 Ci è stata affidata la chiesa, siamo stati affidati gli uni agli altri perché possiamo sempre rispondere alla domanda del Signore “ dov’è tuo fratello? (Gen.1,4-9)

Maria SS. alla quale questa cattedrale è dedicata, Lorenzo, Mamiliano, Guglielmo di Malavalle, Gregorio VII, Giovanni Niccolucci, Paolo della Croce preghino per noi e ci accompagnino nel nostro cammino.

Con le parole di san Francesco insieme lodiamo il Signore:  “ Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono, fai che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria, ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni. Amen, Amen.” 

+Giovanni