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L’augurio pasquale del vescovo Giovanni

L’augurio pasquale del vescovo Giovanni

Carissimi fratelli, Buona Pasqua!

Vi esorto a non avere timore a ricevere e rivolgere questo augurio, pur nelle circostanze complesse di questo momento storico. In questo augurio, infatti, c’è tutto il senso del cristianesimo. Ce lo ricorda san Paolo quando afferma che se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe anche la nostra fede! (cfr 1Cor, 15,14)

La fede in Cristo morto e risorto per noi non è consolatoria, anzi, è un fede che ci spinge fuori, ci chiede di “correre” come quelle donne la mattina di Pasqua, proprio perché oggi più di ieri questo annuncio è urgente per l’umanità, assetata di una speranza che non deluda.

E Cristo non delude!

Per questo, desidero farvi gli auguri di Pasqua proponendovi anche una riflessione, che attingo dall’enciclica “Fratelli tutti”. Il Papa mette in guardia dal rischio latente di una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione” (F.T. n. 13). E’ un concetto che mi sta particolarmente a cuore come Vescovo, perché né nella Chiesa, né nella comunità civile ci possono essere vero progresso e profondo senso di appartenenza se si taglia ogni riferimento alla storia che ci ha preceduti.

E’ una questione di consapevolezza, più che di sola istruzione: si tratta di stare attenti a coloro che tentano di portarci via la storia, per poi riempire gli “spazi” che si svuotano!

Per i credenti in Cristo la storia, il tempo non sono fatti secondari. Non è un caso che nella liturgia della notte di Pasqua, scriviamo sul cero pasquale l’anno corrente e il sacerdote vi incide l’alfa e l’omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, dicendo: “Cristo ieri e oggi: Principio e Fine, Alfa e Omega. A lui appartengono il tempo e i secoli”.

Noi professiamo la fede in un Dio che è il Signore del tempo e della storia e che, incarnandosi, è entrato in essa, nel suo quotidiano dispiegarsi, per farne qualcosa di più: un tempo non solo cronologico, ma il “momento opportuno”, un tempo salvato.

Allora l’attenzione alla storia ci è propria, perché il cristianesimo è prima di tutto una storia!

Gli apostoli si rivolgono alla gente di Gerusalemme narrando un fatto: “Quel Gesù che voi avete crocifisso, Dio lo ha risuscitato; di ciò noi tutti siamo testimoni” (cfr At 2,32)

Vi esorto, dunque, fratelli in questa Pasqua segnata dalla guerra, a vivere le liturgie non come una parentesi, mentre il mondo va da un’altra parte, ma a celebrare la resurrezione del Signore, affinchè lo “starci a cuore” del mondo, di questa storia, di quanto affrontiamo, diventi sempre più vero, sempre più importante e sempre più vissuto nella nostra vita di singoli e di comunità.

A tutti dico: Cristo, mia speranza, è veramente risorto.Alleluja!

Buona Pasqua di resurrezione!

+ p.Giovanni, vescovo