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L’omelia del vescovo Giovanni nella Messa Crismale 2022

L’omelia del vescovo Giovanni nella Messa Crismale 2022

Cattedrale di Grosseto, 14 aprile - Giovedi Santo

Venerato vescovo Rodolfo,

Cari sacerdoti, diaconi, fratelli e sorelle:

anche noi, come gli abitanti di Nazareth e come ci esorta la lettera agli Ebrei, teniamo fisso lo sguardo su Gesù “autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,2)

Teniamo fisso lo sguardo su di Lui perchè non venga meno la nostra fede in questo tempo di prova: dalla pandemia non ancora finita, alla guerra alle nostre porte. Tante parole sono state dette e vengono dette in continuazione: anche troppe e alle volte insopportabili, saccenti e inconcludenti; un po’ di silenzio meditativo e che vuol comprendere sarebbe opportuno. Noi vogliamo nutrire la speranza che ogni avvenimento possa contenere un seme evangelico, un semen Verbi che i Padri della Chiesa ci hanno insegnato a cercare: aiutiamoci gli uni gli altri in questo cammino di ricerca e di condivisione, nella ricerca di quell’unico Segno, quello di Giona, cioè di Cristo stesso, e attraverso di Lui leggere i segni dei tempi.

E’ stato osservato che noi ci preoccupiamo perchè la guerra è alle nostre porte, perchè mette a rischio la nostra sicurezza economica, perchè potrebbe richiederci sacrifici che forse non sapremmo più fare…In molte parti del mondo la guerra, con il suo seguito di morte, è presente…dobbiamo meditare questa realtà, perché la nostra pace e ricerca di pace non sia un raffinato egoismo.

E chi può insegnarci, chi può illuminare la nostra coscienza di credenti se non ancora Lui, “il solo vero maestro delle verità recondite e indispensabili della vita, per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo”? (Paolo VI)

Accogliamo il seme del Verbo nelle parole di Paolo ai Romani (12,15): Piangete con quelli che sono nel pianto, conseguenza diretta delle parole del Maestro: “Beati coloro che piangono perché saranno consolati…”. In altre parole, ecco l’invito ad una profonda condivisione, perché solo allora può diventare consolazione.

“Il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle, nascodnerle. si spendono molte energie per scappare dalle situazioni in cui si fa presente la sofferenza, credendo che sia possibile dissimulare la realtà, dove mai, mai può mancare la croce” (Gaudete et Exultate). E’ la logica della redenzione e l’antica sapienza dei Padri ci insegna che ciò che è assunto è redento.

***

Nelle ultime tre domeniche di questa quaresima, abbiamo ascoltato e meditato sulla misericordia di Dio Padre realizzata nel Signore Gesù. Riprendiamo per un momento quei testi biblici: la giusta interpretazione dei segni dei tempi, con il pressante invito alla conversione; il padre misericordioso che accoglie il figlio peccatore; l’adultera accolta e perdonata.

Mi sembra che in questi tre oli che ora benediciamo e consacriamo, questa misericordia (figliol prodigo)-speranza (vai e non peccare più)-pazienza (il fico da coltivare) venga celebrata e partecipata. Misericordia, speranza e pazienza sono inseparabili: riflettiamoci bene, la mancanza di una rende sbiadite le altre due.

Dal Maestro impariamo:

una misericordia paziente: lascialo ancora quest’anno perché lo curi e porti frutto, altrimenti lo toglierai.

Una misericordia esigente: se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo, come i diciotto su cui crollò la torre di Siloe e quei galilei che Pilato uccise mentre offrivano i loro sacrifici. E anche una misericordia severa, che non adula gli uomini per tirarseli dietro (proselitismo), ma li richiama alle proprie responsabilità per non essere come quei ragazzi che dicono ai loro compagni: “Abbiamo cantato un lamento e non avete pianto, abbiamo suonato il flauto e non avete ballato…”. Al giovane ricco non farà sconti, ma lo metterà di fronte a se stesso.

Una misericordia che sa gioire della conversione del peccatore e non lo guarda con sufficienza e segreto disprezzo…questo tuo figlio…

Una misericordia inaspettata: neppure io ti condanno… e fiduciosa: vai e non peccare più.

Noi lo sappiamo bene, il Signore Gesù non ha solo insegnato la misericordia, ma l’ha prima di tutto praticata. L’ha insegnata con il suo esempio: quante pagine del Vangelo lo descrivono attento all’altro come verso il figlio della vedova di Nain, o verso il cielo della piscina probatica, quando il Maestro prende lui l’iniziativa per un evento di misericordia. Una misericordia esigente quando rimprovera i lebbrosi guariti, perchè non sono tornati a rendere gloria a Dio.

Una misericordia che guarda più nel profondo dell’uomo e non si contenta di soddisfare il bisogno richiesto: ti siano rimessi i tuoi peccati, dirà al paralitico che gli viene calato dal tetto.

Una misericordia attenta, che distingue tra la ressa della gente un tocco del tutto particolare e si congratula per quel tocco: coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata!

Una misericordia che sa scendere dal piedistallo e stare a tavola coi peccatori, perchè misericordia io voglio, non sacrifici…

Una misericordia che sa commuoversi perchè erano come pecore senza pastore…

Una misericordia che sa educare: non è bene dare il pane dei figli ai cagnolini, dice alla donna cananea. E alla disarmante risposta di questa (E’ vero, Signore, ma anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni), la liberante replica: donna, davveroi grande è la tua fede…avvenga per te come desideri!

E così ai discepoli che, incapaci di guarire l’indemoniato epilettico, ne chiedono il motivo, dirà senza tanti complimenti: per la vostra poca fede!

E in altra occasione, al termine della parabola del servo spietato, annuncerà che il Padre tratterà allo stesso modo chi non perdona di cuore al proprio fratello e non solo sette volte ipotizzate da Pietro come possibilità massima, ma le settanta volte sette.

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Fratelli e sorelle miei,

davvero non finiremmo mai di parlare di Lui, di ogni pagina del Vangelo, anzi di ogni parola: Lui è il Maestro e noi i discepoli. E ognuno di noi ha sicuramente una parola, un gesto del Signore che lo ha particolarmente colpito. Ognuno di noi deve parlare del Signore e di quanto sia bello credere in Lui!

Ora, fratelli, questa misericordia dai tanti aspetti, dalle molte realizzazioni è messa nelle nostre mani. Nelle mani della Chiesa. Della Chiesa che celebra i santi misteri del Signore. E proprio in questi santi misteri viviamo il momento più alto di una misericordia di cui siamo i primi beneficiari, per poi poterla esercitare nei confronti degli altri.

Insegna il catechismo della chiesa cattolica: “Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano. Sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa. Il Padre esaudisce sempre la preghiera della Chiesa di suo Figlio, la quale, nell’epiclesi di ciascun sacramento, esprime la propria fede nella potenza dello Spirito” (n.1127)

Nel Battesimo-Cresima noi siamo coinvolti nella grande storia di Gesù, la nostra piccola storia personale diventa anche la storia di Gesù: è questa la prima grande misericordia! Canteremo nella notte pasquale: nessun vantaggio per noi essere nati se Lui non ci avesse redenti!

Nell’Eucaristia celebriamo la sua Pasqua, attesa sicura della nostra Pasqua, cioè realizzazione definitiva della nostra esistenza: quando Dio sarà tutto in tutti!

Nel sacramento della riconciliazione facciamo l’esperienza del perdono del nostro peccato e della guarigione del nostro io più profondo: ci riconciliamo con Dio e con noi stessi. Vai in pace, ti sono rimessi i tuoi peccati.

I sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine sacro sono al servizio della comunione ecclesiale, come si esprime il catechismo della chiesa cattolica. Si realizza così la costruzione della Chiesa come casa di Dio e popolo di Dio, del quale ognuno di noi felicemente fa parte: così la moltitudine delle genti, riunita in Cristo, diventi il tuo unico popolo che avrà il compimento nel tuo regno.

Nel sacramento dell’unzione degli infermi la nostra fragilità umana viene redenta e santificata: nella sua misericordia ti salvi e nella sua bontà ti sollevi.

I sacramenti sono il terreno favorevole e fecondo nel quale fiorisce e fruttifica la misericordia di Dio: a noi ora l’impegno di amarli, di celebrarli con fede e partecipazione consapevole, di custodirli con devota gelosia se è vero che sono azioni di Cristo e non delle semplici cerimonie! Quando siamo stati ordinati sacerdoti ci fu chiesto: “Volete celebrare con devozione e fede i misteri di Cristo secondo la tradizione della Chiesa, specialmente nel sacrificio eucaristico e nel sacramento della riconciliazione, a lode di Dio e per la santificazione del popolo cristiano?”

Ridiciamo oggi, con umiltà e gioia, quel “sì lo voglio”. Forse con la fatica della vita che a volte può averci ferito, ma che certamente Cristo ha guarito, per poter dire agli altri Il Signore ti vuole bene!

E’ lo stesso sì che ripetiamo al Signore e Maestro, accompagnandolo dalle parole di san Pietro: Signore tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene.

Questi oli santi siano come la carezza che accompagna il nostro cammino cristiano, che si sostiene nella lotta contro il male. L’olio dei catecumeni: “Sostenuti dalla tua potenza assumano con generosità gli impegni della vita cristiana e fatti degni dell’adozione a figli, gustino la gioia di rinascere e vivere nella tua Chiesa”.

L’olio degli infermi, perchè “Ottengano conforto nel corpo e nell’anima e siano liberati da ogni malattia, angoscia, dolore”.

Ci aiutino a diffondere il buon odore di Cristo: “Liberi dalla nativa corruzione e consacrati tempio della tua gloria, spandano il profumo di una vita santa”.

E’ l’unzione crismale che tutti, nel battesimo e nella cresima abbiamo ricevuto, fa splendere di gioia il nostro volto e che ha fatto riapparire sul volto dell’uomo la Sua luce gioiosa.

Allora Dio irrobustisca la nostra fede e renda visibile la nostra gioia di essere cristiani, la gioia di credere in Gesù e poter parlare di Lui.

Amen!

+Giovanni