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Omelia nella Festa della Madonna delle Grazie

Omelia nella Festa della Madonna delle Grazie

Cattedrale di San Lorenzo, 1 maggio 2022

Caro vescovo Rodolfo e voi tutti fratelli e sorelle,

continuiamo questa nostra tradizione bella e significativa che conosce ogni 5 anni un momento molto solenne, al di là del quale però è importante e bello che continui il nostro ritrovarci davanti al Signore Gesù insieme con Maria.

La Chiesa, in questo periodo pasquale, ci prende per mano e ci fa ripercorrere le manifestazioni del Signore: da quelle della mattina di Pasqua a quelle della sera di quello stesso giorno, quando due discepoli andavano verso Emmaus, sino a quella ascoltata stasera: era la terza volta che Gesù si manifestava ai suoi. E troviamo la pagina meravigliosa della confessione di Pietro, quella confessione che stasera, dentro ciascuno di noi, dentro la propria coscienza, vogliamo ripetere: “Sì, Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene”. E ripetere le parole di Pietro sulla cui fede è costruita la pietra angolare della testimonianza apostolica, alla quale vogliamo aggiungere quella personale, quella di ciascuno di noi: Tu sai tutto e sai che ti voglio bene. Allora devo sempre trovare dei motivi validi e profondi perché questo amore continui e non venga meno, né si riempia della polvere della vita perdendo di mordente, ma continui a sostenerci.

Insieme alle parole di Pietro vogliamo mettere stasera anche le parole tratte dal Vangelo di Luca quando, mentre Gesù parlava, una donna anonima, in mezzo alla folla alzò la voce: beato il ventre che ti ha generato, beato il petto che ti ha nutrito (Lc 11,27). Attraverso Gesù la lode a Maria. Attraverso la persona di Gesù noi arriviamo alla persona di Maria e viceversa.

Noi veneriamo Maria madre delle Grazie, ma per capire bene questa espressione dobbiamo partire da un altro titolo, che recitiamo nelle Litanie Lauretane: Mater Divinae Gratiae. Non è questione di vocabolario (dal singolare al plurale), ma di derivazione del secondo – madre delle grazie – dal primo: madre della grazia divina. E che cos’è questa grazia divina? Meglio: chi è? La grazia divina per noi cristiani è Gesù!

Non è necessario moltiplicare le citazioni della Sacra Scrittura per essere convinti di questo; basti il prologo di Giovanni, quando dice: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia, perchè la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”.(Gv 1,16-17)

il video dell’omelia

Gesù è la grazia di Dio!

In questi tristi giorni di guerra suonano ancora attuali e incoraggianti, ma anche di struggente emozione le parole di Paolo agli Efesini:

Egli è la nostra pace, Colui che dei due ha fatto un popolo solo abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo (Ef 2,14-15)

Fratelli, queste parole sono vere!

Non sono un augurio, né semplicemente un auspicio! Certo, queste parole si scontrano con il peccato dell’uomo, ma rimangono vere, rimangono il fondamento della nostra speranza. Gesù è colui che può togliere l’inimicizia fra uomo e uomo, fra popolo e popolo e fra uomo e Dio. Anzi, può togliere quelle inimicizie proprio perché toglie la prima e l’ultima, ovvero l’inimicizia fra Dio e l’uomo.

Ora, per mezzo della sua carne, ci ha detto Paolo, e partendo proprio da questa carne noi vogliamo capire e onorare il mistero di Maria.

L’incarnazione – lo sappiamo – richiede l’assenso e la collaborazione di Maria, la quale ci insegna anche la realtà di quella carne uguale alla nostra.

Permettete un richiamo alla storia della Chiesa: forse ricorderete che la prima eresia cristiana, cioè la prima scelta sbaglia, si chiama Docetismo. Quella dottrina, cioè, che dice che la carne di Cristo non è come la nostra. La nostra non è degna di Dio, dunque Cristo si è messo come un vestito per manifestarsi, ma la sua realtà profonda ci sfugge, non è la carne di Adamo.

Ecco, Maria ha prima di tutto questa funzione: ricordarci e insegnarci – affinché non lo perdiamo mai di vista – che la carne di Gesù è anche la mia e la vostra carne; è uguale alla mia e alla vostra. Se neghiamo questo, infatti, Dio diventa incomprensibile per noi, diventa quel totalmente altro, con il quale sembra impossibile avere un rapporto.

Invece, la grande venerazione verso la Madonna ci costringe felicemente a non dimenticare mai la carne di Gesù da lei generata, da lei nutrita, da lei curata.

Questo è il primo, insostituibile ministero di Maria.

Ecco, allora, che la Madre della Divina Grazia ci prende per mano nella quotidianità, nelle necessità e nelle prove della vita e diventa la Madre delle grazie.

Ci insegna la Lumen Gentium:

Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna”. (L.G. n. 62)

Ecco come la Madre della Divina Grazia è diventata la madre delle grazie. Come ho già detto non questione di vocabolario, ma di conseguenze.

Confidando, questa sera, in questa molteplice intercessione, vogliamo chiedere a Maria una grazia grande. Certo, la grazia della pace, ma anche la grazia della nostra collaborazione. Ciascuno di noi ha ricevuto dei talenti; ciascuno di noi ha ricevuto dei compiti nella Chiesa; ciascuno di noi ha ricevuto una chiamata: mettiamoli insieme questi talenti e queste chiamate, questi ministeri che ciascuno di noi ha ricevuto!

Il Vaticano II chiama Maria con questa espressione: segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino fino a quando tornerà il Signore” (cfr L.G. n.68) Sicura speranza: la felice contraddizione di questi due termini che sembrano escludersi a vicenda – quel che è sicuro non si spera e quel che si spera non è sicuro, ma questo è il nostro linguaggio – esprime profondamente la nostra situazione e la nostra aspirazione. La sicurezza riposta in Dio e non nella carne è la speranza che non delude (cfr Rm 5,5) e questa speranza ha un nome un volto: Gesù, nato nella nostra carne da Maria Santissima.

A questa speranza noi dobbiamo collaborare! I tempi che viviamo sono problematici e noi dobbiamo essere coraggiosi.

Fratelli e sorelle noi vogliamo fare del bene e lo vogliamo fare bene! Farlo insieme e non delegarlo ad altri. Ma aiutarsi gli uni gli altri a fare quello che possiamo fare.

La nostra Chiesa ha tante potenzialità, è una Chiesa viva, non è un museo da custodire, ma un popolo con cui camminare insieme trovando insieme le strade per fare il bene. E allora dobbiamo aiutarci gli uni gli altri. Non dobbiamo vivere di deleghe: “c’è chi ci pensa…”. No, dobbiamo pensarci tutti, perché anche se uno sembra che non possa fare nulla, può pregare, può interessarsi, può dare la sua parola di incoraggiamento.

Nella festa di Maria rinnoviamo la voglia di continuare a fare insieme. Con le nostre comunità parrocchiali, nelle varie attività che esse possono avere, aiutandosi le une con le altre perchè c’è chi può fare una cosa e chi un’altra; perchè c’è una comunità che ha un carisma e una che ne ha un altro. E allora tutti insieme riconosceremo il cammino evangelico che abbiamo davanti.

Dice il Siracide: La concordia dei figli rallegra la madre. Ogni madre – e Maria non fa eccezione – gioisce nel vedere i propri figli che vanno d’accordo; gioisce perché sente di aver trasmesso dei valori che i figli, in un modo o nell’altro e secondo le rispettive personalità, riescono a mettere insieme. Anche noi continuiamo a farlo! Anche noi aiutiamoci gli uni gli altri; consigliamoci gli uni gli altri; ascoltiamoci gli uni gli altri e faremo delle cose buone, compiremo delle cose evangelicamente valide, delle quali poi poter insieme benedire e ringraziare il Signore.

Amen!

+Giovanni