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Scoperta la targa che ricorda l’intitolazione del parco del Sacro Cuore al vescovo Galeazzi

Scoperta la targa che ricorda l’intitolazione del parco del Sacro Cuore al vescovo Galeazzi

Si è tenuta nella mattina di giovedì 30 giugno 2022 la semplice cerimonia di scopritura della targa che ricorda come la piazza-giardino su cui si affaccia la basilica del Sacro Cuore sia intitolata da molti anni al vescovo Paolo Galeazzi, che guidò la diocesi di Grosseto e l’allora tratto toscano dell’Abbazia delle tre fontane (oggi in diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello) dal 1933 al 1971.

Non esisteva finora una targa, nell’area della piazza, che effettivamente facesse sapere a chi la zona è intitolata.

Il legame tra il vescovo Galeazzi e la basilica del Sacro Cuore è sempre stato fortissimo. Fu lui, infatti, a volerne l’erezione, nei primi anni ’50, a ricordo della strage di Pasquetta del 26 aprile 1943 ad opera degli alleati e per la quale Galeazzi ebbe parole di fortissima condanna, tanto da sfiorare addirittura l’incidente diplomatico. Il vescovo Paolo volle la cripta nella quale sono ricordati i nomi di tutte le vittime (molti bambini) e lì le sue spoglie riposano dopo che, subito dopo la sua morte avvenuta il 10 agosto 1971, la salma era stata inumata nel cimitero della Misericordia.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco di Grosseto, alcuni assessori; il vescovo Giovanni, i bambini del Grest della parrocchia del Sacro Cuore con i padri don Santino e don Giovanni, nonchè gli unici due sacerdoti ancora viventi ordinati dallo stesso Galeazzi: don Franco Cencionie don Giovanni Tumiatti.

Mons. Galeazzi era nato a San Gemini, ma

Mons. Galeazzi era nato a San Gemini, ma si innamorò davvero della Maremma, nella quale arrivò nel gennaio 1933 e dalla quale si separò – per raggiungere l’eternità – il 10 agosto 1971. Trentotto anni di episcopato oggi sembrano quasi impossibili anche perchè con la riforma introdotta dal papa San Paolo VI, i Vescovi sono chiamati a rimettere il loro mandato nelle mani del Santo Padre al compimento dei 75 anni di età.

Eppure quei 38 lunghi anni testimoniano di un’opera solida che il vescovo Paolo ha condotto in questa terra, in una fase storica non meno complessa dell’attuale: per trent’anni lo ha fatto col vigore e l’energia del pastore indomito; per otto anni da una cattedra speciale: quella del dolore, della malattia e dell’infermità.

Sotto il suo episcopato sorsero chiese in ogni dove, assieme agli asili per i bambini. Dove stava per svilupparsi un insediamento urbano, il Vescovo piantava la croce per dare avvio a un cantiere. Era anche quella l’idea di una Chiesa «in uscita» – diremmo oggi – cioè desiderosa di essere là dove la gente si raccoglieva, per aiutarla a diventare e fare comunità.

A lui si deve la costruzione del Seminario in via Ferrucci, la visita pastorale che culminò nel Sinodo diocesano del 25-27 aprile 1938, nel congresso eucaristico- mariano e nell’incoronazione della Madonna delle Grazie.

Nel periodo prebellico consacrò le chiese di san Giuseppe, Roselle, Braccagni, Ribolla. Subito dopo la guerra si adoperò per la ricostruzione della Curia e di parte del Palazzo Vescovile distrutti dai bombardamenti, delle Sale capitolari, del Museo d’arte sacra; riorganizzò l’Azione Cattolica e tutte le altre istituzioni che furono essenziali per ridare vigore morale alla Diocesi. E consacrò numerose chiese: la Basilica del Sacro Cuore, Marina di Grosseto, Cottolengo, Marrucheti, Albinia, Bagno di Gavorrano, Pian d’Alma, Polverosa, Arcille, Torba, San Donato e ricostruì la chiesa di Santo Stefano a Porto Santo Stefano, completamente distrutta da un bombardamento.

Partecipò alla prima sessione del Concilio Vaticano II; compì in tutto sei visite pastorali e scrisse 44 lettere pastorali. Poi la trombosi che lo colpì il 10 maggio 1963 e che per otto anni fece di lui un «servo sofferente».

“Il ricordo del vescovo Galeazzi diventa occasione per una memoria grata verso tutti i vescovi che nei decenni si sono succeduti sulla cattedra di San Lorenzo – ha detto il vescovo Giovanni – Ognuno di loro infatti, con le loro attitudini e zelo pastorale hanno contribuito a fare della Chiesa grossetana una realtà di popolo decisiva nel contributo allo sviluppo morale, civile, sociale di questa terra di Maremma. In contesti storici diversi, ognuno – a partire dal vescovo Paolo – ha fatto sì che il messaggio del Vangelo si traducesse in scelte di sviluppo umano”.