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Ritengo che, pur con paletti ben fermi, che continuano a chiedere sacrifici e capacità di adattamento, il Protocollo sia un passo positivo,
consegnato nelle mani nelle comunità ecclesiali. Da quelle più piccole a quelle numericamente più grandi. Da quelle che hanno locali con spazi ampi a chi è più al ristretto. Con i propri sacerdoti e i propri laici, giovani o anziani. Il positivo è che possiamo, con gioia, con fiducia e prudenza, riprendere una certa – strana, è vero! – ma essenziale normalità di esprimere una azione importante della nostra fede.