Se l’anno della Scuola diocesana di formazione teologica per laici si era aperto con una lectio magistrale sui 1700 anni del Concilio di Nicea, la chiusura non poteva che essere affidata a un approfondimento sul quarto Concilio Ecumenico, quello di Calcedonia del 451. Sarà ancora una volta mons. Giovanni Roncari, Vescovo emerito e stimato storico della Chiesa, a guidare l’ultimo incontro dell’anno dal titolo: «Se è consustanziale al Padre quanto lo è all’uomo? Comprendere Cristo col Concilio Ecumenico del 451».
L’appuntamento è per lunedì 16 marzo alle ore 18.30 presso la “Sala Vannuccini” della parrocchia Santa Famiglia.
Convocato nel 451 per porre fine alle laceranti controversie cristologiche, il Concilio di Calcedonia rappresenta il culmine nella storia del dogma dell’Incarnazione. Al cuore della disputa vi era la necessità di definire la doppia condizione di Cristo: come potevano divinità e umanità coesistere senza annullarsi?
Mons. Roncari analizzerà la celebre formula di fede approvata dai Padri conciliari, un testo di straordinario equilibrio che definisce Gesù Cristo come «perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo». Cristo è consustanziale al Padre per la divinità e consustanziale a noi per l’umanità. Le due nature convivono in Lui «senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili». Questa definizione non fu un semplice esercizio accademico, ma una strenua difesa del mistero cristiano contro chi, come Eutiche, tendeva ad assorbire l’umanità nella divinità (monofisismo) o chi, come i nestoriani, rischiava di scindere l’unità della Persona di Cristo.
L’incontro toccherà anche i risvolti storici e “politici” che hanno segnato il Concilio. Calcedonia segnò infatti un passo fondamentale per lo sviluppo del primato romano. Fu in quelle sessioni che l’autorità di Papa Leone I si impose con vigore: il suo celebre Tomo fu accolto solennemente dai vescovi al grido: «Pietro ha parlato attraverso Leone».
Tuttavia, proprio in quel contesto emerse la pretesa di Costantinopoli di ottenere privilegi uguali a quelli di Roma, basandosi sull’importanza politica della “nuova Roma” come sede dell’Imperatore. Fu l’inizio di una tensione tra la Sede Apostolica e la visione di una “Chiesa dell’Impero” che avrebbe influenzato i secoli successivi e che mons. Roncari aiuterà a leggere con la sua consueta lucidità storica.
Oltre alle definizioni dogmatiche, il Concilio promulgò 27 canoni dedicati alla disciplina ecclesiastica, stabilendo regole chiare per la vita di monaci e clero e ribadendo la sottomissione dei sacerdoti al vescovo locale.
La serata, organizzata dalla Scuola di formazione teologica in collaborazione con l’Ufficio di pastorale culturale e la Fondazione Polo Universitario Grossetano, è aperta a tutti. Sarà un’occasione preziosa per riscoprire come le formule calcedonesi, pur nate in un tempo lontano, rimangano la base solida del nostro modo di confessare Cristo oggi.