Quaresima 2026

Non un tempo triste, ma un cammino verso la gioia: l’omelia del Vescovo Bernardino per le Ceneri

“La penitenza è purificarci da tutto ciò che ci impedisce di essere felici”. Il Vescovo invita a tre "digiuni" speciali: dalle arrabbiature, dal pessimismo e dalle preoccupazioni inutili.

«La Quaresima non è un tempo triste». Esordisce così il Vescovo Bernardino nella sua omelia del Mercoledì delle Ceneri, scardinando il pregiudizio che vede in questi quaranta giorni solo un periodo di rinunce cupe. Al contrario, la conversione è descritta come un cammino verso il meglio, un percorso “penitenziale” nel senso più autentico del termine: un processo di purificazione per liberare la gioia.

La differenza tra piacere e gioia Il Vescovo ha offerto una riflessione acuta sulla differenza tra piacere e gioia: «Il piacere senza gioia è vuoto». Il cammino quaresimale serve a togliere ciò che appesantisce il cuore, non aggiungendo nuove regole, ma decidendo di “non alimentare più” ciò che ci fa male. «Se voglio far morire qualcosa, non gli do più da mangiare», ha esortato Mons. Bernardino, invitando a smettere di nutrire i vizi e l’egoismo.

Lo sguardo di Dio che umanizza Un passaggio centrale è stato dedicato al bisogno umano di essere guardati. Spesso cerchiamo lo sguardo degli altri per apparire, ma è lo sguardo di Dio — uno sguardo paterno e benedicente — a renderci davvero umani. «Lo sguardo di Dio va oltre le nostre miserie», ha ricordato il Vescovo, «non per negare la colpa, ma per vedere la bellezza e la grandezza che c’è dentro ognuno di noi».

I tre digiuni dell’anima In conclusione, il Vescovo ha proposto tre forme concrete di digiuno per questa Quaresima, che vanno oltre il cibo e toccano lo spirito:

Digiuno dalle arrabbiature: per riscoprire la pazienza, fondamento di chi vuole bene.

Digiuno dal pessimismo: per alimentare la speranza in una realtà che spesso ci schiaccia.

Digiuno dalle preoccupazioni inutili: per tornare ad abitare la fiducia.

L’augurio finale è stato quello di un cammino fatto sotto questo sguardo benedicente, che ci accompagna anche quando sentiamo di aver sbagliato tutto.

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