«Gesù è vivo»: il vescovo Bernardino apre il triennio 2026-2029
Si è conclusa il 18 settembre la Tre giorni di formazione diocesana, con la consegna del banner a tutte le parrocchie.
Si è chiusa il 18 settembre, nell’auditorium della parrocchia Santa Famiglia di Grosseto, la Tre giorni di formazione diocesana che ha aperto il nuovo cammino pastorale della Diocesi per il triennio 2026-2029, dal titolo “La nostra relazione con Cristo per essere comunità”. Ogni serata si è aperta con l’intronizzazione del Vangelo e la proclamazione del passo biblico legato alla catechesi dei relatori: don Luigi Maria Epicoco, mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, e infine il vescovo di Grosseto, mons. Bernardino, che nell’ultima serata ha tracciato il senso del percorso per l’intera comunità diocesana.
Una fede «non a corrente alternata»
Il vescovo è partito dalla consapevolezza che Gesù è vivo e presente in mezzo a noi, «non a corrente alternata, ma in uno stato permanente». Una convinzione che il mondo giudica ingenua («siamo dei matti a credere», ha detto, ricordando che anche i primi cristiani erano considerati «gente fuori da ogni contesto»), ma che è il fondamento di tutto il resto: se ci si riconosce amati in modo permanente, cambia lo sguardo su ogni cosa, sulle difficoltà come sul senso di ciò che si fa ogni giorno.
Il vescovo ha poi descritto un tempo di trasformazioni sempre più rapide per la Chiesa («un tempo di 5-10 anni oggi si è ridotto a 2-3 anni») e ha indicato due fenomeni come sfide di oggi. Il primo è l’«appartenenza senza credenza»: si fa parte di una parrocchia, di un gruppo, di un movimento, ma senza un vero incontro personale con il Signore. Il secondo è la «credenza senza appartenenza»: si crede, ma senza sentirsi legati a una comunità. Non bastano piccoli aggiustamenti: «dobbiamo fare seminare qualcosa di nuovo», sapendo che «l’erba cresce dal basso». Serve una prospettiva di lungo periodo, che riguarda soprattutto la formazione di laici, coppie e ragazzi capaci di essere, in un mondo non credente, «i primi cristiani»: testimoni ed evangelizzatori, non semplicemente cristiani che resistono.
Tre anni, tre tappe
Il cammino triennale si articolerà in tre passaggi. Il primo anno sarà dedicato alla relazione personale con Cristo, a livello personale, familiare e comunitario. Il secondo guarderà a come questa relazione si traduce nell’essere comunità. Il terzo sarà dedicato all’annuncio, perché «nel modo con cui lo vivi, lo trasmetti», come un innamoramento che non ha bisogno di essere dichiarato per essere visibile.
Al centro della prima tappa, la natura relazionale della fede. Andare a Messa la domenica, ha spiegato il vescovo, «è un incontro con qualcuno», non un obbligo da assolvere: «Possiamo andare a cinque Messe la domenica ma non aver incontrato nessuno». Più che chiedersi che cosa si è fatto, occorre domandarsi «dove si è diretti». Da qui l’invito a partire sempre da sé («parto da me, comincio da me, ricomincio da me»), riconoscendo che ogni esperienza quotidiana, dal lavoro alla famiglia al tempo libero, può diventare luogo d’incontro con il Signore. Anche la domanda «che cosa il Signore ha fatto per me oggi?» è già un atto di fede.
Una coscienza permanente, come quella di essere figli o genitori
Per spiegare l’idea di relazione “non a corrente alternata”, mons. Bernardino ha usato un paragone familiare: abbiamo una coscienza permanente della nostra identità, del nostro cognome, e un genitore sa di esserlo ventiquattr’ore su ventiquattro, qualunque cosa stia facendo. Allo stesso modo dovrebbe essere permanente la consapevolezza che Gesù è vivo e presente nella nostra vita. Questa consapevolezza trova nell’Eucaristia il suo punto più alto: nella comunione risuona la voce stessa del Signore («tu sei parte di me, io sono parte di te, tu sei con me, io sono con te, tu sei mio»), un legame che dà senso anche ai gesti più piccoli, da una preghiera per qualcuno a pochi minuti di sosta in chiesa.
Ogni battezzato è corresponsabile
Un passaggio ha riguardato la corresponsabilità di tutti i battezzati. La parrocchia va ricentrata su Gesù («il parroco è Gesù», ha detto il vescovo, intendendo che è Cristo stesso a guidare attraverso le persone che si lasciano condurre da Lui). Ogni battezzato, in forza del proprio sacramento, dal matrimonio alla vita consacrata, è chiamato a farsi tramite di questa presenza, senza deleghe: «nessun collaboratore è escluso perché Gesù possa essere comunicato». Richiamando le parole di Gesù a Pietro nel Vangelo di Giovanni, «mi ami tu?», ha ricordato che è l’amore personale per il Signore a dare qualità e credibilità a ogni servizio, in casa come in comunità. La fede autentica, ha concluso, si trasmette più per contagio silenzioso, «come carta assorbente», che a parole.
La benedizione degli operatori pastorali e la consegna del banner
Al termine della riflessione, il vescovo ha benedetto gli operatori pastorali presenti e, attraverso di loro, tutti coloro che nelle comunità parrocchiali e nelle aggregazioni laicali portano avanti ogni giorno il servizio ecclesiale. È seguito un momento particolarmente significativo: a ciascuna parrocchia, rappresentata dal parroco insieme a un laico, è stato consegnato un banner che per tutto il triennio resterà esposto in ogni chiesa della Diocesi di Grosseto, a ricordare il senso del cammino appena iniziato.
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L’INTERVENTO DEL VESCOVO BERNARDINO, DEL VICARIO GEN. DON PIER MOSETTI, IL MANDATO E LA CONSEGNA DEI BANNER
PUNTATA di “DENTRO I NOSTRI GIORNI” DEDICATA ALLA TRE GIORNI-22 settembre 2026



















