Boccheggiano 13 luglio 1926: nasceva Franco Cencioni da babbo Sabatino, minatore, e mamma Adrienne.
13 luglio 2026: Franco, divenuto nel frattempo don, festeggerà i suoi primi 100 anni di vita. Diciamo «primi» perché don Franco ha la tempra dell’highlander e lui stesso ogni tanto si diverte a scherzare: «Se muoio…».
Per lo speciale compleanno e per ciò che don Franco ha rappresentato e ancora continua a rappresentare per questo territorio, la diocesi ha voluto organizzare una festa che renderà omaggio a un secolo di storia, di fede e di dedizione incondizionata alla comunità maremmana.
Le radici di don Franco affondano nella terra dura e faticosa delle colline metallifere. La sua è una famiglia di minatori: il nonno Tranquillo fu tra i primi operai assunti nelle miniere di rame di Boccheggiano nel 1883, una realtà operaia citata persino da Luciano Bianciardi e Carlo Cassola nei «Minatori di Maremma».
Suo padre Sabatino, mutilato nella Grande Guerra sull’Altipiano di Asiago, e sua madre Adrienne, che da giovane spingeva i pesanti carrelli minerari fino alla funicolare, gli hanno trasmesso quei valori di sacrificio e rettitudine che lo hanno guidato per tutta la vita.
Dopo le elementari e un anno come apprendista sarto, il giovane Franco intraprese gli studi da don Orione (da lui conosciuto personalmente) a Tortona, per poi fare rientro in Maremma durante il
secondo conflitto mondiale. Accolto nel seminario di Grosseto dal vescovo Paolo Galeazzi, venne ordinato sacerdote il 23 dicembre 1950, in occasione della consacrazione della ricostruita chiesa di Porto Santo Stefano. Da allora, come cancelliere prima – incaricato di salvare l’Archivio diocesano dai fanghi dell’alluvione e dalle polveri della guerra – e come monsignore e colonna della Chiesa locale poi, la sua figura è diventata un punto di riferimento imprescindibile.
Oggi, questo instancabile cammino taglia il traguardo del secolo.
Don Franco da alcuni mesi vive nella Rsa «Anni Azzurri» al Poggione, e proprio lì dentro, fedele alla sua missione, continua con serenità il suo apostolato: ogni domenica mattina celebra l’Eucaristia e ogni mercoledì recita il Rosario insieme ad alcuni volontari dell’Avo e agli ospiti della struttura.
Per festeggiare questo compleanno straordinario, lunedì 13 luglio 2026 la diocesi di Grosseto promuove un doppio appuntamento.
Si comincerà alle 18 nella Cattedrale di San Lorenzo con una solenne Messa di ringraziamento. Successivamente, alle 19, i festeggiamenti si sposteranno nella Sala del Consiglio comunale di Grosseto, dove si terrà il caloroso omaggio delle istituzioni a un uomo che ha scritto pagine fondamentali della vita cittadina, tanto da ricevere, pochi anni fa, la civica benemerenza.
Un compleanno così importante, tuttavia, non poteva non tradursi in un gesto di generosità e di cura per il patrimonio storico e devozionale del territorio. A questo proposito, il vicario generale, don Paolo Gentili, ha voluto lanciare un appello speciale a nome di tutta la comunità diocesana: «Don Franco non desidera regali per sé; desidera invece lasciare alla Città e alla Chiesa locale un segno del suo lungo e fruttuoso servizio, mediante il restauro del reliquiario contenente le principali reliquie di san Guglielmo di Malavalle, conservato nella chiesa parrocchiale di Tirli. Si tratta di un manufatto di particolare bellezza, che ha però bisogno di essere recuperato in alcune sue parti. L’intervento richiede un impegno economico che si aggira sui 10mila euro. Pertanto, in piena libertà, chiunque desiderasse contribuire a questo scopo, può versare la propria offerta sul conto corrente bancario intestato a SEMINARIO VESCOVILE DI GROSSETO – IBAN IT 42 W 01030 14300 000003561287 – causale: cento anni don Franco. Grazie fin da adesso per come si potrà contribuire».
Un modo concreto, insomma, per trasformare l’affetto verso don Franco in un’opera eterna per la sua amata terra.