San Lorenzo 2026: due giorni di festa per il patrono di Grosseto

Ha presieduto l'arcivescovo di Loreto mons Fabio Dal Cin

Anche quest’anno Grosseto si è stretta attorno al suo patrono, San Lorenzo diacono e martire, con due appuntamenti che hanno segnato la vigilia e il giorno della solennità: la grande processione della sera del 9 agosto e il solenne Pontificale in Cattedrale la sera successiva, entrambi presieduti da Monsignor Fabio Dal Cin, Arcivescovo di Loreto.

La processione del 9 agosto: un popolo in cammino

Nella serata del 9 agosto la città si è fermata per la tradizionale processione in onore di San Lorenzo, che ha richiamato una partecipazione numerosissima. Ad aprire il corteo la Filarmonica Città di Grosseto, seguita da oltre quaranta butteri a cavallo, dalle aggregazioni laicali e dalle associazioni di volontariato, dal clero, dal carro con la statua del giovane diacono e martire e da una folla di fedeli che ha accompagnato l’intero percorso. Non sono mancate le autorità civili e militari, insieme ai gonfaloni del Comune e della Provincia di Grosseto.

Prima della benedizione con la reliquia del patrono, Monsignor Dal Cin ha rivolto un messaggio alla città, ricordando la figura di San Lorenzo, giovane arso vivo su una graticola quasi 1800 anni fa, e sottolineando come proprio in mezzo alla violenza e alla corruzione del suo tempo il giovane diacono abbia scelto la via della pace, senza odio né vendetta.

«Un messaggio quanto mai attuale», ha osservato l’Arcivescovo, «in un mondo segnato da sessanta guerre in corso, dove si parla spesso di pace confondendola con la semplice tranquillità o comodità personale». Gesù, ha ricordato, non ha detto «beati i tranquilli» ma «beati i costruttori di pace»: la vera pace non è dunque un’anestesia, ma un cantiere che comincia ogni mattina, fatto di fatica, sudore e lavoro onesto.

Monsignor Dal Cin ha poi invitato a riflettere su come la guerra si combatta ogni giorno anche nelle case, nei luoghi di lavoro e sui social, attraverso «armi invisibili» quali le parole taglienti, i giudizi spietati, i toni arroganti e il pettegolezzo che avvelenano le relazioni. Da qui l’invito a disarmare innanzitutto il cuore, liberandolo da superbia, invidia e avidità, per costruire una pace autentica che nasce non dal vincere sugli altri, ma dal vincere il male con il bene.

L’Arcivescovo ha concluso invitando la comunità a seminare gesti concreti di amore, giustizia e solidarietà, ricordando come la memoria di San Lorenzo, a distanza di secoli, sia ancora viva proprio in virtù di quella scelta di pace. Non sono mancate parole di apprezzamento per la città: «Penso che in poche parti del mondo San Lorenzo riceva un tributo di gratitudine, di amicizia, di umanità viva come l’ha ricevuto questa sera in questa città».

Il Pontificale del 10 agosto: il cuore della solennità

Il giorno seguente, nella solennità di San Lorenzo, la città e la Diocesi hanno vissuto il momento culminante dei festeggiamenti con il tradizionale Pontificale nella Cattedrale cittadina, preceduto anch’esso da una partecipata processione per le vie del centro.

A presiedere sia la processione sia il Pontificale è stato ancora una volta Monsignor Fabio Dal Cin, che ha concelebrato insieme al Vescovo di Grosseto Bernardino Giordano, al Vescovo emerito Rodolfo Cetoloni e a una trentina di sacerdoti giunti da tutta la Diocesi. Anche in questa occasione erano presenti le autorità civili e militari del territorio, a testimonianza del legame profondo che unisce la comunità cittadina alla figura del suo Santo patrono.

Ad aprire la processione d’ingresso è stato il saluto del Sindaco di Grosseto, rivolto all’Arcivescovo e a tutta l’assemblea riunita per la festa patronale. Durante la processione offertoriale, insieme al pane e al vino, è stato portato all’altare anche il cero votivo che ogni anno il Comune dona, a nome della città, al Santo patrono: un gesto che rinnova un’antica tradizione di devozione civica. Il cero, recato da alcuni operatori dell’Arciconfraternita della Misericordia, è stato quindi acceso dal Sindaco, a suggello del legame tra la comunità civile e quella religiosa nel segno di San Lorenzo.

L’omelia: il chicco di grano che dà vita

Aprendo l’omelia, l’Arcivescovo Dal Cin ha ringraziato il Vescovo Bernardino per l’invito a condividere questo momento di gioia e di benedizione per la Chiesa grossetana, rivolgendo un saluto anche al Vescovo emerito Rodolfo, ai sacerdoti concelebranti, alle autorità presenti e a quanti non avevano potuto partecipare di persona alla celebrazione.

Il presule ha richiamato la figura di San Lorenzo attraverso l’immagine evangelica del chicco di grano che, se non muore, resta solo, mentre morendo porta molto frutto. Un chicco «bello, asciutto, lucido», ha spiegato, custodisce solo un’illusione di vita finché resta chiuso nel suo sacco: è solo se si lascia spezzare e sotterrare che nasce il germoglio, poi la pianta, poi la spiga, infine il pane che nutre e dà vita. Allo stesso modo Cristo in croce dona una vita che non muore mai, trasmessa nel Battesimo e rinnovata la sera precedente con le promesse battesimali. Morire a sé stessi, ha precisato l’Arcivescovo, non significa cercare la sofferenza né essere masochisti, ma smettere di guardarsi allo specchio e imparare ogni giorno a «farsi due», superando individualismo ed egoismo per generare davvero la vita.

È in questa logica, ha proseguito, che si comprende il gesto di San Lorenzo: di fronte all’arresto e all’uccisione di Papa Sisto II, non è fuggito né si è nascosto per salvarsi, ma è rimasto al proprio posto per amore e responsabilità. Quando il funzionario imperiale gli ha ordinato di consegnare i tesori della Chiesa, Lorenzo ha condotto davanti a lui zoppi, malati, vedove ed emarginati, indicandoli come i veri tesori: persone che a quell’epoca, come talvolta ancora oggi, venivano considerate solo un peso da scartare, ma che per Lorenzo erano la carne viva di Cristo.

Da questa testimonianza l’Arcivescovo ha tratto due indicazioni per la comunità di oggi: una fedeltà non formale alla Chiesa e al Papa, capace di esprimere piena comunione con Cristo e di offrire, proprio da questa comunione ecclesiale, un contributo concreto all’unità della società civile — richiamando l’insegnamento del Concilio Vaticano II sulla Chiesa come segno e strumento dell’unità del genere umano; e l’attenzione alle nuove povertà, materiali e spirituali: gli anziani soli, le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, i giovani in cerca di senso, chi bussa alle porte della comunità in cerca di aiuto, fino alla povertà più grande, quella spirituale, la mancanza di amore, di verità, di giustizia — in ultima analisi la mancanza di Cristo stesso.

«Finché non porteremo Gesù agli uomini», ha concluso l’Arcivescovo Dal Cin, «avremo fatto per loro sempre troppo poco».

Ha animato la liturgia una rappresentanza della corale Puccini e del coro diocesano Gaudete, diretti dal maestro Luca Bernazzani, responsabile musica sacra dell’ufficio liturgico diocesano, con all’organo il maestro Alessandro Mersi, organista della Cattedrale di Grosseto.

https://youtu.be/NAAnbp3IuaM

 

 

condividi su