Giovedì Santo: il libretto per seguire la Messa in Coena Domini

Questa celebrazione, che dà inizio al Triduo pasquale, è memoria e attuazione dell’ultima cena di Gesù dove Eucaristia e sacerdozio si intrecciano in un legame inscindibile e dove Parola e segno si compenetrano in una unicità e reciprocità di significati.

In questo dono nuziale di Cristo che dona alla Chiesa tutto se stesso, il suo Corpo e il suo Sangue, si anticipa e compie la nuova ed eterna alleanza celebrata sulla Croce. Obbedienti al comando del Signore continuiamo a celebrare il memoriale della sua morte e risurrezione finché egli venga (1Cor 11,26).

La Chiesa riconosce nel Sacramento dell’Eucaristia anche la sua vocazione e la sua identità di Corpo del Signore così, seppur non potendo celebrare questa Eucaristia con tutta l’assemblea dei fedeli, ci riconosciamo uniti. Come infatti il Signore nel segno del pane non si divide e non si spezza ed è interamente presente nell’intero e nel frammento così la Chiesa seppur divisa rimane sempre unita. La celebrazione della Chiesa ci offre il modo di pregare insieme e innalzare comunitariamente il nostro grazie a Dio. Questa anzi è un’esigenza propria di ogni festa liturgica. È un miracolo della bontà di Dio quello di far sentire solidali nella celebrazione e fondere nell’unità della fede lontani e vicini, presenti e assenti (Dalle «Lettere pasquali» di sant’Atanasio, vescovo).

Non vivremo questo anno il rito della Lavanda dei piedi. Nella liturgia è sempre un gesto facoltativo, perché esplicativo: rende visibile in un gesto umano il grande mistero del dono che Cristo fa di sé perfettamente compiuto nell’Eucaristia.
Dovremo noi vivere questo gesto, conseguenza dell’essere discepoli in comunione con il maestro. Quest’anno non sarà un rito ma continuerà ad essere la norma della nostra vita.

L’ufficio liturgico diocesano

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