Omelia nella solennità di tutti i santi

La Chiesa venera i santi, come insegna il catechismo, per almeno tre validi motivi:

  1. per proclamare la bontà di Dio Padre, che ha fatto risplendere in essi la redenzione operata da Gesù

  2. Accogliere il loro esempio come possibilità concreta di vivere il Vangelo

  3. Fare una vera esperienza di Chiesa, quella del tempo e della storia e quella dell’eternità, come quell’unica Chiesa che proclamiamo nella professione di fede: credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica

E’ in questo terzo momento che noi chiediamo l’intercessione dei santi, come chiediamo anche in questa Messa….per la comunione intercessione di tanti nostri fratelli…

Rinati nell’unico battesimo, facenti parte dell’unico popolo regale, sacerdotale e profetico, membri dell’unico corpo di Cristo, noi possiamo pregare gli uni per gli altri. Tra questi altri, hanno un posto speciale coloro che la Chiesa stessa riconosce e proclama autentici seguaci di Cristo e nei quali il Padre Iddio ci dona un segno sicuro del suo amore… il loro grande esempio e la loro fraterna intercessione ci sostengono nel cammino della vita, perché si compia anche in noi il suo mistero di salvezza (dal Messale romano)

Allora la grande preghiera della Messa è sempre rivolta a Dio Padre attraverso l’unica e insostituibile mediazione di Cristo nell’unità dello Spirito santo, accompagnata dalla vita e intercessione dei santi, che non devono convincere il Padre eterno di qualcosa, ma accompagnarci a fare la volontà di Dio, che essi hanno riconosciuto e amato: perché possiamo ottenere il regno promesso insieme con i tuoi eletti: con la beata Maria vergine e madre di Dio, con san Giuseppe suo sposo, con i tuoi santi apostoli, i gloriosi martiri e tutti i santi nostri intercessori presso di te (canone III)

La nostra festa viene ancora motivata dalle grandi parole della liturgia, che ci insegna che verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra, affrettiamo nella speranza il nostro cammino, lieti per la sorte gloriosa di questi membri eletti della Chiesa che ci hai dati come amici e modelli di vita (prefazio)

Perché anche noi possiamo passare da questa mensa eucaristia al festoso banchetto del cielo, dove la madre chiesa esulta in eterno per la comunione di tutti i suoi figli (preghiera finale della Messa)

Coraggio, fratelli e sorelle, onoriamo con una vita impegnata evangelicamente, le promesse del nostro battesimo, riassunte nel vangelo: amerai il Signore tuo Dio… amerai prossimo come te stesso.

Aiutiamoci gli uni gli altri, incoraggiamoci a trovare strade possibili. Tra queste strade ce n’è una in particolare che ci è stata prescritta dal vangelo delle beatitudini, che abbiamo ascoltato: beati i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio. La situazione attuale del mondo, non solo della guerra in Ucraina o della guerra in terra santa dove per la prima volta quelle parole di Gesù sono risuonate, ma delle molte guerre sparse nel mondo e delle quali nessuno parla, che non fanno notizia, ci chiedono urgentemente di confrontarci con queste parole del Signore. Ma per capire bene il loro profondo significato non dobbiamo staccarle dall’altra beatitudine: beati i perseguitati per la giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli. La pace ha un costo molto alto, perché deve nascere dal cuore di ogni persona, da quel cuore da cui provengono realtà cattive, che inquinano l’uomo come ci insegna il Signore (Mc 7,21-22). Certamente serve la diplomazia, il dialogo fra le parti, le iniziative, soprattutto l’aiuto morale e materiale a coloro che subiscono la guerra, ma tutto questo non è decvisivo se non si crede che la guerra non è mai una vera, costante soluzione.

Ci viene in mente l’espressione di papa Benedetto XV quando definì la guerra mondiale inutile strage. Quell’espressione suscitò un coro di critiche e di proteste: il Papa – si disse – non valutava il sacrificio dei soldati… disprezzava il sangue sparso per la patria ecc… fino ad arrivare appellarlo come maledetto XV! Nonostante fosse esortato a cambiare quell’espressione, il Papa la volle mantenere perché esprimeva il giudizio non sulle persone, che appartiene a Dio solo, l’unico che può vedere fino in fondo in quel guazzabuglio del cuore umano (per dirla con Manzoni), ma esprimeva il giudizio più profondo e al tempo stesso più pratico sulla guerra: non serve a niente, non risolve nulla, crea solo dolore, odio, risentimento e prepara un’altra guerra.

Un’educazione del cuore che inizi da bambini: questo ci serve! E’ una strada lunga e in salita, che non cerca l’approvazione dell’opinione pubblica, che accetta anche di essere fraintesa e deriva: siamo poeti…sognatori… illusi… Accettiamo anche questo e scegliamo azioni convincenti per percorrere anche noi le vie dei nostri padri e delle nostre madri, perchè possiamo sentirci dire un giorno: Venite benedetti del padre mio a possedere il regno promesso.

Amen!

+Giovanni

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